Il lancio dell’ascia, quando lo sport non accetta errori
di Gabriele RomagnoliIl lancio dell'ascia al Live Axe di Manhattan
La prima volta lo vidi fare anni fa in Canada. Ora ha dilagato negli Stati Uniti e mi capita di osservarlo in un bar specializzato di Manhattan (Live Axe) alle nove di sera. Poi, come cantava Leonard Cohen, prenderanno Berlino. Esistono posti ormai ovunque, anche in Europa, dedicati a questa cosa: il lancio dell’ascia. Da oltre 3 metri, verso una tavola di legno con 4 cerchi concentrici (l’ultimo in rosso) e un piccolo rettangolo in alto a destra (da colpire negli spareggi). All’inizio dev’essere stata la noia dei boscaioli, nelle pause di lavoro, una scommessa a chi centrava il tronco da una distanza crescente. Scarpe grosse, camicie a scacchi. A Niagara Falls, Ontario era così: omaccioni con le birre ai tavoli in locali senza pretese. Adesso, tra Soho e Chinatown, sono uomini in maniche di camicia e cravatte allentate, perfino signorine. Sei asiatiche per un addio al nubilato. Manager convocati per un esperimento di team building: si taglierebbero la testa a vicenda e prendono la mi…
La prima volta lo vidi fare anni fa in Canada. Ora ha dilagato negli Stati Uniti e mi capita di osservarlo in un bar specializzato di Manhattan (Live Axe) alle nove di sera. Poi, come cantava Leonard Cohen, prenderanno Berlino. Esistono posti ormai ovunque, anche in Europa, dedicati a questa cosa: il lancio dell’ascia. Da oltre 3 metri, verso una tavola di legno con 4 cerchi concentrici (l’ultimo in rosso) e un piccolo rettangolo in alto a destra (da colpire negli spareggi). All’inizio dev’essere stata la noia dei boscaioli, nelle pause di lavoro, una scommessa a chi centrava il tronco da una distanza crescente. Scarpe grosse, camicie a scacchi. A Niagara Falls, Ontario era così: omaccioni con le birre ai tavoli in locali senza pretese. Adesso, tra Soho e Chinatown, sono uomini in maniche di camicia e cravatte allentate, perfino signorine. Sei asiatiche per un addio al nubilato. Manager convocati per un esperimento di team building: si taglierebbero la testa a vicenda e prendono la mira.
Dal 2006 ne hanno fatto uno sport ufficiale, già con federazioni separate e regole diverse, campionati del mondo con borse da 50 mila dollari e speranze olimpiche, perché no (e perché sì?). Per sicurezza, nei bar si lancia in gabbie protette (se l’ascia rimbalza sul legno, auguri). C’è un maestro che segue e spiega. Si inizia a due mani, come Borg dell’accetta: quella fidata impugna la parte bassa del manico, l’altra accompagna. L’attrezzo viene portato dietro la testa, una gamba avanti,e lanciare. La via più breve non è, come spesso, la più indicata: ci vuole almeno una rotazione, una capriola in aria per arrivare al legno e lì conficcarsi. Anche la freccia dell’arciere disegna una curva: il rettilineo è un’illusione infantile, nessuna azione della vita adulta se la può permettere. I primi a capirlo sono quelli che vincono. Quando le gabbie del Live Axe si svuotano i maestri (tra cui un’esile ragazza) si concedono il lusso del virtuosismo: tirano tre asce allineate o un paio per mano.
Alla fine tutti gli sport si riducono a due progetti: fuggire verso un traguardo o centrare un bersaglio. Il lancio dell’ascia rientra con fragore inedito nella seconda specie. Sta alle freccette come il go kart alla Formula Uno. Un articolo del New York Times ha utilizzato il miglioramento costante dei punteggi nel lancio delle freccette per alludere a una residua capacità evolutiva della specie umana. Poi si tira un’accetta e l’odissea nello spazio fa un giro in senso antiorario. D’altronde perfino i padroni della tecnologia vogliono divertirsi giocando ai primitivi.