Chi pensava che la rivoluzione alle Olimpiadi fosse finita si è sbagliato. Chi era convinto che bastassero le corse sulla spiaggia per andare a prendere l’onda e la medaglia d’oro del surf, i tredici anni d’età delle campionesse dello skateboard, le folle attorno ai trick dello snowboard o ai movimenti da ragni dell’arrampicata, i salti spaventosi del big air dal trampolino, insomma tutto questo non è il capolinea. Per capire lo step successivo bisogna immaginare: un dancefloor tipo discoteca, una consolle, un dj neutrale che funge da dio della musica, e un attimo di silenzio in cui l’atleta attende il sound come una sentenza. Poi tutto comincia, ed è battle a eliminazione diretta. È il breaking, la grande novità di Parigi 2024 che sarà piazzata proprio verso la fine dei Giochi, il 9 e 10 agosto, nello scenario della Concorde sede di tutti gli sport “giovani”, se così si può dire visto che molti che amano la breakdance la scoprirono guardando Flashdance, e ora si incamminano vers…
Chi pensava che la rivoluzione alle Olimpiadi fosse finita si è sbagliato. Chi era convinto che bastassero le corse sulla spiaggia per andare a prendere l’onda e la medaglia d’oro del surf, i tredici anni d’età delle campionesse dello skateboard, le folle attorno ai trick dello snowboard o ai movimenti da ragni dell’arrampicata, i salti spaventosi del big air dal trampolino, insomma tutto questo non è il capolinea. Per capire lo step successivo bisogna immaginare: un dancefloor tipo discoteca, una consolle, un dj neutrale che funge da dio della musica, e un attimo di silenzio in cui l’atleta attende il sound come una sentenza. Poi tutto comincia, ed è battle a eliminazione diretta. È il breaking, la grande novità di Parigi 2024 che sarà piazzata proprio verso la fine dei Giochi, il 9 e 10 agosto, nello scenario della Concorde sede di tutti gli sport “giovani”, se così si può dire visto che molti che amano la breakdance la scoprirono guardando Flashdance, e ora si incamminano verso i sessanta. Ma tutto quel che avveniva attorno a Jennifer Beals è diventato cultura, sport, e da lì sport olimpico, con tutte le regole, gli statuti, l’antidoping, le giurie che valutano elementi chiamati power moves, spins, air moves. E campionati del mondo, come quello che sta per scattare a Lovanio da oggi al 24 settembre, con un posto a Parigi per i vincitori.
Bgirl Anti: “Non sappiamo quale traccia scelgono i dj”
Dalle basi musicali ripetute per mesi nella ginnastica e nel pattinaggio artistico, si passerà al freestyle: “Non sappiamo quale traccia metteranno i dj scelti dagli organizzatori, che girano nel circuito come i giudici” spiega Bgirl Anti, la nostra atleta più quotata, già inquadrata nelle Fiamme Azzurre col nome di battesimo Antilai Sandrini. “Sappiamo come suonano, più o meno il genere tra funk, hip hop e rap, ma se la canzone non è nelle mie corde, la mia performance ne risentirà”. Poi i nomi, trasformati in pseudonimi: Bgirl India che non rappresenterà Delhi ma l’Olanda, Bgirl Ayumi (Giappone), Bgirl Jilou (Germania), Bgirl Madmax (Belgio). “Ma già il mio nome, Antilai, è particolare, significa figlia del vento ed è stato creato dalla fantasia di uno scrittore, Stefano Cobello. Siamo cinque fratelli, un po’ tutti artisti, con nomi che iniziano per A: Arlette, Amina, Antelai, Akim, Annika. Mio padre Nadir, milanese, gestisce strutture alberghiere ma è un appassionato di musica, quando può fa il dj e ha imparato la breakdance da autodidatta. Della danza mi sono innamorata guardandolo a 13 anni. Non sapevamo dove trovare un corso, abbiamo cominciato in giardino con un tutorial. Mia madre Annalisa è insegnante di scienze motorie alle superiori, il rapporto con lo sport è sempre stato naturale: dalla ginnastica artistica ho imparato la disciplina, dalle arti marziali il rispetto e l’umiltà, ma il breaking mi ha dato la libertà esprimermi”.
Breaking per i giovani, ma a Parigi non oltre il 2008
Un sport talmente giovane da imporre una sbarramento a Parigi a chi è nato dopo il 31 dicembre 2008. Uno sport raggiunto da chi non è partito pensando a coppe del mondo e medaglie olimpiche: "Ho cominciato a ballare non per le competizioni, ma perché mi ero innamorata dell’arte, della possibilità di esprimermi” continua Bgirl Anti. “Cerco di affrontare le gare con il mio lato competitivo, ma se devo esprimermi e sentirmi libera, ripenso al divertimento che provavo all’inizio. La gara che sento più mia è stata un Mondiale in Corea in cui sono finita quinta, ma mi sono sentita libera sul palco, più libera di quando sono stata terza in Giappone. Sento che ci arriverò alle Olimpiadi, contro le giapponesi, le cinesi, le americane. Ma anche noi siamo forti”.
Sono lontani i tempi in cui il breaking era una danza-battaglia di strada tra bande afroamericane e latine nel Bronx. Se il 2024 celebrerà l’ascesa della nuova disciplina, molto prima si sono mossi i brand globali dell’abbigliamento. “Ho fatto uno shooting per Nike a Los Angeles” racconta Bgirl Anti. "Sto facendo dialogare il brand con quello che è sempre stato il mio stile: camicia e jeans, un outfit ormai conosciuto nel mondo del breaking, mentre le altre spesso preferiscono le felpe. Il mio colore preferito è il blu, ispira tranquillità anche come strategia di immagine: ma in gara, non lo nascondo, col nero e il rosso mi sento più aggressiva”. Sarà curioso vedere le Bgirl e i Bboy indossare le insegne delle loro nazionali a Parigi. Ma è solo un dettaglio: l’anima delle Olimpiadi la stanno cambiando quelli come loro.