✕

Quelli che il doping

Paul Pogba, 30 anni

 
L’edizione del 7 ottobre di “S-Print”, la newsletter di Emanuela Audisio. Clicca sul link sotto al primo paragrafo per iscriverti gratuitamente
4 minuti di lettura

Paul Pogba, 30 anni, positivo al testosterone

L’oro è suo. Sul podio delle giustificazioni. Nessuno fa meglio di Charlie Brown. La maestra a scuola gli chiede i compiti e lui risponde: “Me li ha mangiati il cane”. Anche chi non ama i Peanuts e Snoopy ammetterà che merita. La medaglia d’argento è di Jake, il personaggio interpretato da John Belushi nel film The Blues Brothers. Ha abbandonato la fidanzata sull’altare. La rincontra, s’inginocchia, tenta una difesa. "Ero rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre. Era crollata la casa. C’è stato un terremoto. Una tremenda inondazione. Le cavallette. Non è stata colpa mia. Lo giuro su Dio”. Un bronzo di tenerezza per Antoine che ne I 400 colpi di Truffaut per giustificare la sua assenza a scuola s’inventa che la madre è morta. È un ripudio, l’ha vista baciare un uomo in strada.

«Clicca qui per iscriverti gratuitamente alla newsletter di Emanuela Audisio»

Quelli che è sempre colpa degli altri

Non loro, tutti peccatori involontari. Soprattutto nelle questioni di doping. Da Paul Pogba, 30 anni, calciatore della nazionale francese e della Juve, la cui positività al testosterone (nella partita a Udine del 20 agosto in cui non giocò) è stata confermata il 6 ottobre, non arrivano giustificazioni bizzarre.

Quelli che “era carne di maiale non castrato”

Come no, colpa del burrito mangiato in un chiosco di Beaverton in Oregon, dove si allenava. Questa la scusa nel 2020 della stella americana del mezzofondo Shelby Houlihan, quarta ai mondiali di Doha 2019, originaria di Sioux City, Iowa. "Avevo fame, ho comprato un burrito vicino a casa, tutti sanno cosa danno ai maiali per allevarli”. Positiva per steroide anabolizzante (nandrolone). Squalificata nel 2021 dal Tas, Tribunale Arbitrale dello sport per quattro anni. Se proprio avesse voluto essere creduta, ne avrebbe dovuto mangiare almeno 10 chili.

Quelli che “ho fatto sesso”

Il calciatore Marco Borriello che nel 2006 disse di avere avuto un rapporto sessuale non protetto con la sua fidanzata Belen Rodriguez la quale, per curare un’infezione vaginale, assumeva una crema al cortisone che lo aveva reso positivo i controlli. Tre mesi di squalifica.

Quelli che “era solo un bacio”

Alla sposa? No, alla coca. Il tennista Richard Gasquet, 23 anni, numero 32 del mondo, che nel 2009 giustificò la sua positività alla cocaina sostenendo di aver baciato in un locale di Miami una ragazza, Pamela, che aveva appena assunto la sostanza. Labbra intrise di polvere bianca. "Sette baci, tutti lunghi tra i cinque e i sette secondi”. 38 pagine di verdetto per il Kissing Case. Il bello è che gli credettero, tornò in campo dopo due mesi e mezzo.

Quelli che “era per i capelli”

Il difensore portoghese Fernando Couto, in forza alla Lazio, nel 2001 viene trovato positivo al nandrolone. "Ho usato shampoo fortificante”. E sì, Couto aveva una chioma folta. Pena ridotta da 10 a 4 mesi. Per il centrocampista Manuele Blasi, in prestito al Parma sempre nel 2001 e per nandrolone, è invece “una lozione schiarente”. Sconto da 6 a 5 mesi di squalifica. Ma quanto ci tengono i calciatori alla loro testa? Il doping della vanità.

Quelli che “lo volevo più lungo”

Lo statunitense LaShawn Merritt, 23 anni, quattrocentista, due ori ai Giochi di Pechino nel 2008 e campione del mondo a Berlino 2009. Positivo alla Deha, steroide anabolizzante. "Ho usato un prodotto per aumentare la dimensione del mio pene”. Sospeso per 21 mesi. Gli tocca la gogna. E il titolo: colto in fallo.

Quelli che “era il tortellino”

Sara Errani, 30 anni, nata a Bologna, tennista italiana, finalista al Roland Garros nel 2012. Positiva al letrozolo, un farmaco antitumorale, utilizzato da donne in menopausa. Nel 2017 si difende dicendo che la madre Fulvia sta curando un male al seno con un medicinale di nome Femara che contiene anche il letrozolo. E che qualche pasticca deve essere caduta nella sfoglia che la madre stava cucinando. Contaminazione alimentare. «Nei giorni precedenti al test abbiamo sempre mangiato a casa». Prima le danno due mesi poi il Tas ne aggiunge altri otto. Femara ha un bollino rosso che avverte della sostanza vietata. Romagna mia.

Quelli che “era il dentifricio”

Il mezzofondista tedesco Dieter Baumann, 30 anni, campione olimpico dei 5 mila metri a Barcellona '92. Positivo al nandrolone nel 1999. "Qualcuno con una siringa lo ha iniettato nel dentifricio e in più l’etichetta conteneva sostanze espresse in un corpo troppo piccolo per esser letto”. Due anni di squalifica. Se Psycho ha fatto passare la voglia di fare la doccia, tanti sospetti anche sull’igiene orale.

Quelli che “era il gemello”

Globuli rossi alle stelle. "Io dopato? Impossibile. Quelle cellule devono essere di un mio fratello gemello morto prima della nascita”. Il ciclista americano Tyler Hamilton, 33 anni, secondo al Giro d’Italia 2002, oro olimpico nella cronometro di Atene 2004, ma subito dopo positivo (primo nella storia) a un’emotrasfusione. Nel 2006 viene fuori che tra il 2002 e il 2003, con la complicità della moglie, ha pagato più di 43.000 euro al dottor Fuentes per procurarsi sostanze dopanti, come eritropoietina, somatotropina e IGF-1. La coppia ha anche preso in affitto un appartamento a Montecarlo per usarlo da deposito per le sacche di sangue. Squalificato per due anni. Nel 2012 il Cio gli toglie la medaglia di Atene. Si ridopa. Gli danno otto anni vista la recidività. Scrive un libro: The Secret Race. Il suo american dream è nella frase: “Faccio di tutto: niente è troppo, niente è troppo poco”.

Quelli che “è la bistecca”

Il tennista ceco Petr Korda, 30 anni, magro come un chiodo, positivo al nandrolone a Wimbledon nel 1998 dopo aver vinto l’Australian Open. "Ho fatto una colossale mangiata di vitello, forse allevato con anabolizzanti”. Mancava solo desse la colpa a qualche etto di fiorentina. La Federtennis internazionale replicò che per raggiungere quella concentrazione di nandrolone avrebbe dovuto mangiare 40 vitelli al giorno per 20 anni. Cambio di menù.

Quelli che “l’ho fatto per lei”

Il portiere Mark Bosnich, 30 anni, australiano, molto spregiudicato negli interventi in campo (anche un saluto nazista), tre mogli, risulta positivo alla cocaina nel 2002, quando milita nel Chelsea, in Premier League. Si difende affermando che voleva sensibilizzare sul tema la super-modella Sophie Anderton, con cui aveva una relazione e che era una grande consumatrice. "Le ho detto che, per ogni striscia che si fosse fatta, io avrei raddoppiato. E così è successo”. Nove mesi di squalifica, il Chelsea lo caccia. Le sniffate del numero uno. Qualche anno dopo dichiara bancarotta, ammette di aver fatto uso di cocaina a lungo e di aver speso anche 5.000 dollari a settimana per acquistarla. Non era altruismo, solo dipendenza.

Quelli che “fare il Tour senza doparsi è una follia”

Riccardo Riccò, 25 anni, ciclista di cui Gianni Mura ha sempre diffidato. Nel 2008 la gendarmeria francese al Tour de France gli notifica la positività al Cera (Epo di terza generazione). Prende 20 mesi di squalifica. Torna e nel 2011 lo ricoverano per un blocco renale, al dottore confessa di essersi fatto da solo una trasfusione di sangue che conservava nel frigo di casa da 25 giorni. Lo radiano. "Dai, però ci siamo divertiti” dice. Nemmeno un po’.

Leggi i commenti