Una Maserati nel blu, Soldini nell’oceano: “Per salvare noi stessi”
di Massimo MinellaIl mare, Giovanni Soldini, stavolta chiede di osservarlo dallo spazio. “Quando gli astronauti guardano la terra da lassù — chiarisce subito il velista, da domani in gara con il suo trimarano Maserati Multi70 sulla “Hong Kong-Vietnam”, 673 miglia — vedono preponderante una grande macchia di colore blu. È il mare che copre il 70% del pianeta. La nostra terra, in realtà, è soprattutto il mare che dobbiamo proteggere e difendere, perché è l’unico che può salvarci”. Soldini sarà impegnato nel Mar Cinese Meridionale in una regata che, con l’aiuto dei venti, può permettere di raggiungere grandi velocità. Ma al termine proseguirà nel suo giro del mondo fra gli oceani per continuare il suo lavoro di documentazione e di monitoraggio dello stato di salute del pianeta. In programma ci sono già, a terra, incontri con la comunità scientifica e, in mare, il posizionamento di una boa in collaborazione con il Global Observing System e con OceanOps, centro di eccellenza nell’impresa oceanografica e met…
Il mare, Giovanni Soldini, stavolta chiede di osservarlo dallo spazio. “Quando gli astronauti guardano la terra da lassù — chiarisce subito il velista, da domani in gara con il suo trimarano Maserati Multi70 sulla “Hong Kong-Vietnam”, 673 miglia — vedono preponderante una grande macchia di colore blu. È il mare che copre il 70% del pianeta. La nostra terra, in realtà, è soprattutto il mare che dobbiamo proteggere e difendere, perché è l’unico che può salvarci”. Soldini sarà impegnato nel Mar Cinese Meridionale in una regata che, con l’aiuto dei venti, può permettere di raggiungere grandi velocità. Ma al termine proseguirà nel suo giro del mondo fra gli oceani per continuare il suo lavoro di documentazione e di monitoraggio dello stato di salute del pianeta. In programma ci sono già, a terra, incontri con la comunità scientifica e, in mare, il posizionamento di una boa in collaborazione con il Global Observing System e con OceanOps, centro di eccellenza nell’impresa oceanografica e meteorologica marina globale. Prima di tutto però, c’è una regata da vincere e Soldini ci proverà con un equipaggio composto da sette persone: John Elkann (presidente di Gedi, che edita Repubblica), Oliver Herrera Perez, Francesco Pedol, Matteo e Gero Soldini, Gianmarco Suardi e Pierre-Laurent Boullais.
Soldini, proverà a battere il record di 46 nodi del Maserati Multi70?
"Ci proviamo, e anche a vincere, come ogni volta. Spesso ce la facciamo, ma ci è anche capitato di perdere una transoceanica per un metro e mezzo. Questa comunque è una regata molto bella e se c’è vento forte in poppa si può andare veloci. Maserati è una barca pensata per essere sempre più competitiva e performante. Facciamo 32-33 nodi di media senza problemi e abbiamo toccato anche i 46, ma per superarli ci vogliono vento e mare adatti: con le onde è come avere una Formula 1 su uno sterrato”.
Oltre allo sport lavorate sempre al vostro progetto di monitoraggio dello stato di salute dei mari…
"Certo, giriamo un pezzo del docufilm, incontriamo scienziati che si occupano di smaltimento dei rifiuti e inquinamento degli estuari dei fiumi. E qui dove ci sono i più grandi porti commerciali del mondo la situazione è davvero critica. Ma come potrebbe essere diversamente? Quando sui radar ci avviciniamo ai porti, il verde indica le navi e qui è soltanto una grande macchia verde”.
Sta denunciando da tempo una situazione allarmante. Segnali di cambi di rotta?
"La situazione è molto complicata e ci sono ancora tanti Paesi che sono meno sensibili a questi temi. Abbiamo fatto disastri pazzeschi, dobbiamo averne contezza. Solo così si può cambiare rotta, fermando le emissioni inquinanti, cambiando modo di produrre energia, pensando a un’economia che sia in sintonia con il pianeta. Il mare è la speranza, può riparare i nostri errori. Ci sono scienziati che studiano come affondare nelle profondità degli oceani la Co2”.
Girate il mondo con una barca elettrica, siete partiti senza motore a scoppio, senza gasolio, insomma.
"Il gasolio rende tutto più facile, giri una chiavetta e vai, ti cambia la vita. Noi abbiamo fatto un’altra scelta, più faticosa, ma è ciò che vogliamo per dimostrare a tutti che si può fare”.
E dopo la regata farete ritorno verso l’Italia?
“Puntiamo verso Cape Town e stiamo valutando se fare un’altra regata. Poi a dicembre arriveremo alle Canarie. Nell’Oceano Indiano, però, posizioneremo una boa di superficie Ifremer che raccoglie i dati e li spedisce via satellite agli scienziati”.