Fury, che brivido: batte Ngannou ai punti ma va al tappeto al terzo round
di Luigi PanellaFury e Ngannou durante il match
(reuters)Ha vinto Tyson Fury, ma il vincitore morale della ricchissima notte araba, con borse complessive per sessanta milioni di dollari, è stato Fransis Ngannou. Il campione del mondo dei pesi massimi di boxe si è infatti dovuto accontentare di un misero punticino (95-94) sul cartellino del terzo e decisivo giudice (il primo aveva dato un punto per il camerunese, l’altro 4 per il britannico) per avere le meglio contro il mito delle arti marziali miste. Considerando che si combatteva nella boxe, non una gran figura per Fury. Match vero, verissimo. Lo si era capito nei primi due round, quando Ngannou aveva comunque approcciato bene il match, un po’ sullo stile di Mike Tyson, il suo consigliere in questa avventura pugilistica. La prova definitiva però è arrivata nel terzo: un gancio sinistro di Ngannou ha messo al tappeto il rivale. A Fury era già successo altre sei volte in carriera, ma ancora una volta la sua personalità e la sua classe gli hanno permesso di tirarsi fuori dai guai.
Tyson Fury esulta a fine match
La tattica di Fury
Ha immediatamente evitato la battaglia e si è messo a boxare in velocità, utilizzando il suo jab sinistro, chiudendo quando possibile la serie con il destro e soprattutto legando per togliere spazio a Ngannou. Non ha mai incantato però, ha sofferto nell’ottavo round, poi si è salvato negli ultimi due, vincendoli facendo il minimo indispensabile. Vedendo il match è tornato in mente un famoso aneddoto della boxe di un tempo. Carlos Monzon si allenava con il romano Mario Romersi per difendere il suo mondiale, quest’ultimo lo toccò duro e il vulcanico organizzatore Rodolfo Sabatini si spaventò al punto da esclamare: “’Ao, ma che me voi mannà in fumo trecento milioni?' . Allora erano di lire, ora sono di euro, ma il pensiero balenato in testa ai padroni della boxe più o meno sarà stato quello quando Fury è andato giù.
Fury e Ngannou durante il match
Usyk spettatore interessato
E qui entra in scena Oleksandr Usyk – piazzato proprio dietro a Cristiano Ronaldo – non era certo presenza casuale. Il 23 dicembre, almeno questa è la prima data indicata (ma Fury potrebbe prendere più tempo essendosi tagliato), sempre a Ryad si farà l’incontro che la categoria dei massimi attende dal 1999: ovvero la riunificazione delle 4 sigle tra l’ucraino e Tyson Fury. “Si farà qui in Arabia Saudita”, hanno confermato i diretti interessati sul ring. Chissà a quali cifre astronomiche. Ma, ripetiamo, Fury è uscito tanto ridimensionato dalla sfida. Che si è fatta attendere, dopo una coreografia lunga (un po’ troppo) ma oggettivamente spettacolare. A bordo ring Cristiano Ronaldo, Ronaldo il Fenomeno, Luis Figo, Ray Sugar Leonard, Manny Pacquiao, Evander Holyfield, Lennox Lewis, Oscar De La Hoya, Conor McGregor, Larry Holmes, tanto per citarne alcuni. Si attendevano una vittoria chiara di Fury, per poco non hanno assistito a una delle più grandi sorprese nella storia della boxe.
Mike Tyson
I sottoclou
I match di sottoclou sono tutti finiti prima del limite. Si conferma prospetto purissimo Moses Itauma, il ragazzone che in molti pronosticano come il più giovane re dei massimi, all’attacco del record di Mike Tyson. Il britannico ha impiegato una manciata di secondi per liberarsi dell’ungherese Istvan Bernath e ottenere la sesta vittoria in altrettanti incontri. Bellissima la performance di Joseph Parker, che ha liquidato il canadese Simone Kean, l’uomo che prima della cancellazione della riunione di agosto era stato designato per affrontare Guido Vianello. Una serie di tre montanti consecutivi alla terza ripresa ha spento le luci del canadese. Fabio Wardley si è confermato picchiatore implacabile mettendo al tappeto al settimo round David Adeleye e conservando il titolo britannico dei pesi massimi. Buona impressione l’ha destata il congolese Martin Bakole, che ha piegato per kot al quarto round un Carlos Takam che sembra avere ormai dato il meglio.