Nadia Battocletti, argento all’Europeo di cross: “Il fango mi ispira. Forza e delicatezza, mi è sembrato davvero di danzare”
di Cosimo CitoNadia Battocletti, prima da sinistra, sul podio
Dopo la gara ha preso una manciata di fango e si è passata le dita sulle guance. Nadia Battocletti ha fatto la storia dell’atletica italiana a Bruxelles: mai un’azzurra aveva conquistato una medaglia individuale a livello seniores all’Europeo di cross. L’argento della trentina è un lampo di bellezza in una giornata assai ordinaria per la cara, vecchia corsa campestre, con freddo e fango alto fino alle caviglie. Nadia, però, parole sue, ha “ballato il samba”.
L’ha detto dopo la gara.
“Perché il samba? Si ballava davvero a ogni curva, c’era anche tanto vento e restare in piedi con tutto quel fango era questione di forza ma anche di delicatezza. Mi è sembrato davvero di danzare. È stata la gara più dura della mia vita”.
Una delle più belle.
“La più bella, forse, almeno nel cross. Mi piaceva il percorso e il fango mi ispira, lo adoro, non so perché. L’ho sempre amato, sono cresciuta nei boschi intorno casa, in Val di Non, è la base su cui ho costruito le mie caratteristiche di mezzofondista…
Dopo la gara ha preso una manciata di fango e si è passata le dita sulle guance. Nadia Battocletti ha fatto la storia dell’atletica italiana a Bruxelles: mai un’azzurra aveva conquistato una medaglia individuale a livello seniores all’Europeo di cross. L’argento della trentina è un lampo di bellezza in una giornata assai ordinaria per la cara, vecchia corsa campestre, con freddo e fango alto fino alle caviglie. Nadia, però, parole sue, ha “ballato il samba”.
L’ha detto dopo la gara.
“Perché il samba? Si ballava davvero a ogni curva, c’era anche tanto vento e restare in piedi con tutto quel fango era questione di forza ma anche di delicatezza. Mi è sembrato davvero di danzare. È stata la gara più dura della mia vita”.
Una delle più belle.
“La più bella, forse, almeno nel cross. Mi piaceva il percorso e il fango mi ispira, lo adoro, non so perché. L’ho sempre amato, sono cresciuta nei boschi intorno casa, in Val di Non, è la base su cui ho costruito le mie caratteristiche di mezzofondista. I chilometri che metto nelle gambe d'inverno col cross mi tornano utili nel resto della stagione tra indoor e gare all'aperto. È un fondo indispensabile, per me”.
Al traguardo c’erano papà Giuliano, ex azzurro del mezzofondo, e mamma Jawhara Saddougui, un passato da atleta sulle piste marocchine. Cosa le hanno detto?
“Erano felici. Ero partita per Bruxelles con grandi aspettative. Mi sono staccata dalla norvegese Grovdal dopo 3 km e mezzo sui 9 totali, potevo andare alla deriva, ma ho invece dato fondo a tutto quello che avevo dentro. Mi sono detta ‘adesso non devi mollare neanche un centimetro. Se bruciano le gambe, falle bruciare di più’. All’ultima campana ho superato Abbie Donnelly e mi sono involata. Alla fine per festeggiare mi sono buttata nel fango. Bello, bellissimo festeggiare con papà e mamma”.
Al Mondiale di Budapest, dopo la finale dei 5000, raccontò di aver sfruttato le sue conoscenze della lingua araba per tenere il passo delle avversarie maghrebine. A Bruxelles non ce n’è stato bisogno.
“Stavolta no, certo, ma conoscere l’arabo mi aiuta a carpire i messaggi che le avversarie si danno e si lanciano durante le gare. Merito di mamma anche questo. Da musulmana ho anche pregato prima della gara. Ho una mia routine, la fede mi dà molta forza. Dispiace però non aver potuto visitare la città”.
Anche lei, come tanti mezzofondisti azzurri, ha scelto di allenarsi in Kenya?
“No, io ho tutto il mio staff praticamente in casa, a Trento. Ora vivo lì, studio ingegneria edile, sono al quinto anno e vorrei iniziare a preparare la tesi. Ho però due esami fondamentali da superare prima, geotecnica e tecnica delle costruzioni. Ora torno a casa e mi metto sotto”.
Avrà un 2024 molto intenso in pista.
“Gli Europei di Roma, i Giochi di Parigi. I 5000 sono il mio pane, so che devo lavorare tanto, ma sarà davvero un anno da sogno. Forse metterò nel mio programma anche un paio di gare indoor. Il focus è tutto sulle gare all’aperto. Questa medaglia mi fa capire comunque di essere davvero sula strada giusta”.