✕

Valieva e il doping, la rabbia dell’allenatrice che la strigliò a Pechino: “Almeno uno l’ha difesa?”

La celebre immagine di Kamila Valieva in lacrime strigliata dall'allenatrice Eteri Tutberidze alle Olimpiadi di Pechino 
Dietro la squalifica della pattinatrice per 4 anni, la storia della donna più vincente e discussa, Eteri Tutberidze. Parla di “odio” nei suoi confronti: “Ma io sono pulita”. Oggi vive tra allenamenti e reality show, e sua figlia non gareggia più per la Russia
3 minuti di lettura

Lei è la vincente, ma anche la più discussa. Le sue allieve hanno vinto le ultime tre Olimpiadi nel pattinaggio artistico, ma del trionfo più recente resta soprattutto un momento che ha gelato il mondo alle Olimpiadi di Pechino: “Perché hai mollato? Spiegamelo, perché? Perché hai smesso completamente di combattere?” striglia Eteri Tuberidze l’allora quindicenne Kamila Valieva, in lacrime dopo essere caduta più volte durante il programma libero dell’individuale. Un evidente crack nei giorni dello scandalo doping della campionessa adolescente, un collasso alla quale la maestra del ghiaccio, inconfondibile all’uscita del patinoire coi suoi capelli biondi e mossi, risponde con una durezza che suscita critiche in tutto il mondo, a partire del presidente del Cio, Thomas Bach. Pochi giorni dopo l’inizio della guerra risucchierà lei, i suoi allievi e lo sport russo in un vuoto dal quale non sono più usciti.

Tutberidze: “Odio contro di me”

Due anni più tardi la squalifica per quattro sta…

Lei è la vincente, ma anche la più discussa. Le sue allieve hanno vinto le ultime tre Olimpiadi nel pattinaggio artistico, ma del trionfo più recente resta soprattutto un momento che ha gelato il mondo alle Olimpiadi di Pechino: “Perché hai mollato? Spiegamelo, perché? Perché hai smesso completamente di combattere?” striglia Eteri Tuberidze l’allora quindicenne Kamila Valieva, in lacrime dopo essere caduta più volte durante il programma libero dell’individuale. Un evidente crack nei giorni dello scandalo doping della campionessa adolescente, un collasso alla quale la maestra del ghiaccio, inconfondibile all’uscita del patinoire coi suoi capelli biondi e mossi, risponde con una durezza che suscita critiche in tutto il mondo, a partire del presidente del Cio, Thomas Bach. Pochi giorni dopo l’inizio della guerra risucchierà lei, i suoi allievi e lo sport russo in un vuoto dal quale non sono più usciti.

Tutberidze: “Odio contro di me”

Due anni più tardi la squalifica per quattro stagioni di Kamila Valieva ha spinto l’allenatrice a parlare dopo un lungo silenzio, una pausa in cui ha sentito “l'odio e le accuse immeritate e infinite contro di me”: “Più di chiunque altro volevo che questa storia fosse indagata a fondo, che si trattasse di una distrazione, di un errore o di un crimine. Lavoro da molti anni, a volte senza giorni liberi o ferie, per il bene dei risultati degli atleti e, come nessun altro, voglio sapere cosa è successo a Kamila e come questo farmaco è entrato nel suo corpo. Tutti i miei atleti erano e restano puliti, io sono per lo sport pulito, non può essere altrimenti”.

La sostanza incriminata è la trimetazidina, agente metabolico che aiuta a prevenire gli attacchi di angina: la sua presenza ha portato alla dura sentenza del Tas, nonostante la quantità riscontrata fosse minima e Valieva fosse allora solo una quindicenne. Il doping in un’atleta così giovane si è legato a tutti i sospetti che da tempo accompagnano la figura di Eteri Tuberidze: quella che non ti permette di bere, al massimo di sciacquare la bocca per poi sputare, come raccontò la campionessa olimpica 2018 Alina Zagitova; quella che guidò all’oro di Sochi 2014 Julia Lipnitskaia, la “ragazza con il cappotto rosso” che si ritirò a 19 anni per dedicarsi alla battaglia contro l’anoressia.

L'immagine di Kamila Valieva su un palazzo di Mosca con la scritta "Siamo con te" 

"I nostri atleti puliti dal 2010”

“Sarà impossibile contare il numero dei test antidoping effettuati sui nostri atleti dal 2010 a oggi” contrattacca l’allenatrice. “I campioni sono sempre stati puliti, spero che continuino ad esserlo. Abbiamo sempre insegnato ai nostri atleti e ai loro genitori che bisogna stare più attenti nell'assumere anche i farmaci più semplici per il raffreddore e, purtroppo, non possiamo fidarci assolutamente di nessuno. E ora, dopo due anni, nulla è diventato chiaro, l'origine di questo farmaco non è mai stata studiata e rimangono molte domande. E nella nostra direzione volano solo accuse da diverse parti”.

Kamila Valieva ricevuta da Vladimir Putin al Cremlino dopo i Giochi di Pechino 

Valieva tra Sherazade e Putin

Kamila Valieva in questi anni ha continuato a gareggiare, ma anche a interpretare musical in cui è stata la principessa della Bella Addormentata e Sherazade. Continua a studiare, e ha speso parole di elogio per il Festival Mondiale della Gioventù e per Vladimir Putin che “aiuta a costruire ponti tra i giovani”. Oggi ha 17 anni, e a lei dedica un pensiero l’allenatrice che l’ha quasi fatta diventare una campionessa olimpica: “Non ho domande per Kamila, è una bambina e da parte mia continuerò a sostenerla in ogni modo possibile. Senza offesa per tutti i miei atleti precedenti: lei è l'atleta più dotata. E il suo destino sportivo ha dovuto affrontare una prova difficile da descrivere a parole. Per quanto riguarda il verdetto, ho una domanda da fare: almeno qualcuno ha difeso Kamila durante le udienze? Perché il verdetto non avrebbe potuto essere peggiore. La storia di Kamila è il nostro dolore”.

Le Olimpiadi di Pechino si svolsero in un clima di tensione, da una parte per il protocollo Covid di una Cina all’epoca in lockdown totale, dall’altra per le truppe russe al confine con l’Ucraina, pronte ad attaccare appena finiti i Giochi. Il caso Valieva esasperò i rapporti tra la delegazione russa e quella americana, che non accettò la sospensione della premiazione in seguito al caso doping, e solo dopo 721 giorni si è vista assegnare la medaglia d’oro della prova a squadre. In Russia invece Eteri Tuberidze continua ad alternare allenamenti e spettacolo: il 9 febbraio partirà il suo nuovo reality show Big Girls, dedicato alle donne sovrappeso. Tra i tanti atleti che hanno cambiato nazionalità per avere ancora un futuro sportivo c’è pure sua figlia: si chiama Diana Davis, la madre l’ha avuta nel periodo in cui si esibiva negli Stati Uniti e rischiò la vita nell’attentato di Oklahoma City. Per la Russia la figlia dell’allenatrice più discussa è stata 14ª a Pechino in coppia con Gleb Smolkin. Ora entrambi rappresentano la Georgia, e vogliono andare avanti. Quel che la madre non può più fare.

Leggi i commenti