Quante medaglie vincerà l’Italia a Parigi? Lo studio del Coni che annuncia un nuovo record
di Andrea GrecoMILANO — L’ottimismo in casi simili chiama scongiuri e va tenuto a bada, si sa. Ma i dati e il fermento dietro le quinte dicono che l’Italia ha grandi ambizioni per le prossime Olimpiadi di Parigi, dove il Coni conta di raccogliere una messe prospettica di 42 medaglie, il che ritoccherebbe il record di Tokyo 2020 (40 podi). Un documento interno sul “Posizionamento dello sport italiano a livello olimpico”, basato proprio sui piazzamenti agli ultimi Giochi e su quelli ottenuti nei diversi campionati mondiali successivi, stima un bottino complessivo di 61 medaglie nel biennio olimpico che sta per cominciare: oltre alle 42 francesi ci sarebbero 19 podi invernali attesi l’edizione di casa del 2026 a Milano Cortina.
Le 57 medaglie vinte tra Tokyo e Pechino hanno fatto entrare l’Italia nel “G7” dello sport, al settimo posto assoluto dietro Usa (138 medaglie), Cina (104), Russia (103), Giappone (76), Gran Bretagna (66), Germania (64). Quei risultati, da cui ora si parte nel dosare le attese,…
MILANO — L’ottimismo in casi simili chiama scongiuri e va tenuto a bada, si sa. Ma i dati e il fermento dietro le quinte dicono che l’Italia ha grandi ambizioni per le prossime Olimpiadi di Parigi, dove il Coni conta di raccogliere una messe prospettica di 42 medaglie, il che ritoccherebbe il record di Tokyo 2020 (40 podi). Un documento interno sul “Posizionamento dello sport italiano a livello olimpico”, basato proprio sui piazzamenti agli ultimi Giochi e su quelli ottenuti nei diversi campionati mondiali successivi, stima un bottino complessivo di 61 medaglie nel biennio olimpico che sta per cominciare: oltre alle 42 francesi ci sarebbero 19 podi invernali attesi l’edizione di casa del 2026 a Milano Cortina.
Le 57 medaglie vinte tra Tokyo e Pechino hanno fatto entrare l’Italia nel “G7” dello sport, al settimo posto assoluto dietro Usa (138 medaglie), Cina (104), Russia (103), Giappone (76), Gran Bretagna (66), Germania (64). Quei risultati, da cui ora si parte nel dosare le attese, non vennero per caso, ma avvicinando sempre più il Coni ai campi di gioco e specializzando la struttura nella gestione dei grandi eventi: anche quelli “in bolla” come gli ultimi due in Asia, dove i protocolli anti-Covid e i tamponi erano tra gli avversari da battere.
La tendenza è consolidata: dai giochi di Pechino 2008-Vancouver 2010 il numero di medaglie azzurre è cresciuto ogni volta, di un complessivo 78%, e specie negli sport invernali (+240% di podi). Se tutti gli atleti presto in gara ora confermeranno le attese, tra due anni l’Italia potrebbe salire ancora nel medagliere, al 6° posto dietro Usa, Cina, Giappone, Francia e Germania. «Le proiezioni sono promettenti, anche se nello sport un conto è dire e altro è fare — racconta Carlo Mornati, segretario generale del Coni –. Non è una scienza esatta e le finali olimpiche sono eventi in cui in pochi attimi può succedere di tutto. Ma dopo le 40 medaglie di Tokio molti parlavano di exploit non ripetibile: invece il lavoro fatto questi tre anni ci porta a migliorare le proiezioni e ad ampliare la tradizione multidisciplinare dello sport italiano».
Nel biennio 2020-2022 l’Italia andò a medaglia in 28 sport diversi, superata per “varietà” solo da Usa, Russia e Giappone. E anche stavolta il risultato potrebbe arrivare da una varietà di ambiti: se non sarà il tennis — la medaglia che tutti sognano dopo il trionfo di Jannik Sinner agli Open d’Australia — o gli storici presidi su scherma, tiri, atletica, nuoto, canottaggio, sci, ci potremmo rifare con gli sport emergenti come l’arrampicata sportiva, lo skateboard, il surf o la breakdance. «Abbiamo buone potenzialità ovunque, laddove qualificati non vedo sport dove non potremmo prendere una medaglia — aggiunge Mornati — . Siamo competitivi come sistema, al di là dei tradizionali sport dove siamo forti». Il manager parla per esperienza diretta: come canottiere ha partecipato a quattro Olimpiadi dal 1996 al 2008 vincendo un argento a Sydney 2000, poi due campionati del mondo e tanti altri trofei. Mornati, ex atleta ai vertici di un comitato olimpico nazionale, non ha mai fatto fatica a capire problemi e aspettative degli atleti.
A partire dai lockdown del biennio 2020-21, che per gli azzurri non sono quasi esistiti grazie ai protocolli specifici preparati dal Coni e fatti validare al Politecnico di Torino, salvaguardando la pratica di molte discipline fin dalla primavera 2020: proprio non essersi mai fermati nella pandemia ha consentito all’Italia di raccogliere frutti preziosi a Tokyo e a Pechino.
I risultati, confermati a livello giovanile e che proseguono nel solco avviato vent’anni fa, devono tra l’altro fare i conti con diverse criticità. La globalizzazione dello sport olimpico comporta, fin dagli anni ’90, un “significativo aumento dei livelli di partecipazione e di competitività”, attestano i dati raccolti dal Coni. E da allora la crisi demografica italiana ha ridotto del 31% gli italiani nella fascia tra 20 e 34 anni, riducendo di 4 milioni il bacino potenziale dove pescare atleti: da 13,4 milioni a 9,4 milioni. E i contributi pubblici al Coni per i Giochi si sono quasi dimezzati, dai 3,1 miliardi di Atlanta 1996 agli 1,8 miliardi di Tokyo.
«Ci siamo abituati a fare meglio con meno, grazie al fatto che un sistema è andato a regime, sviluppando una gestione del Coni più vicina agli atleti e alle Federazioni», aggiunge Mornati. Come attestano gli investimenti per potenziare le tre strutture Coni di Roma, Formia e Tirrenia, che negli ultimi 10 anni hanno assorbito 24 milioni, buona parte del bilancio del Comitato. «Molti piccoli sport, e le loro Federazioni, vivono letteralmente nelle nostre strutture atletiche, e questo fa la differenza». Uno spirito di squadra che, purtroppo, non infonde la forza per affermare l’Italia negli sport a squadre: calcio, basket, rugby, hockey, pallamano sono molto avare di soddisfazioni olimpiche recenti. «È una criticità, da affrontare a mio avviso facendo più sport nelle scuole. È lì che ogni ragazzo deve scoprire la sua vocazione sportiva, come avviene ovunque nel mondo. I tesseramenti e il ruolo del Coni vengono dopo».