L’ultimo gancio di Tyson: “Rimango io il più cattivo, e ora stupirò il cinema”
di Maurizio CrosettiMike Tyson durante la conferenza stampa di "Bunny Man”
(ansa)TORINO – Mike Tyson è un enorme cucciolo invecchiato. Avanza a passo lento e circospetto, con lo sguardo di chi osserva da quale direzione arriverà il colpo. Dondola un poco. Supera un gradino con estrema attenzione, dando la mano alla giovane moglie Lakiha. Tiene gli occhi bassi ma ancora accesi da uno strano buio, una specie di furore opaco. Forse il tempo, forse i dolori. «Shoot, shoot!» dice alle mani che lo stanno fotografando: le invita a colpire.
In questi giorni ha girato qualche scena per il cameo di un film, Bunny Man, in cui Mike interpreta Tyson. Lo incontriamo in un lungo e basso capannone, gli studios di periferia dove sciabolate di luce blu attraversano un buio pesto. Tutto è nero come la camicia del campione, tempestata da minuscole paillettes. Nero è il tatuaggio maori su metà del volto, dove uno zigomo sembra rattrappito. Fa caldo. Mike chiede un fazzoletto per tergersi il sudore che gli imperla il viso. «Recito me stesso, ma ho fatto quattro mesi di scuola di cin…
TORINO – Mike Tyson è un enorme cucciolo invecchiato. Avanza a passo lento e circospetto, con lo sguardo di chi osserva da quale direzione arriverà il colpo. Dondola un poco. Supera un gradino con estrema attenzione, dando la mano alla giovane moglie Lakiha. Tiene gli occhi bassi ma ancora accesi da uno strano buio, una specie di furore opaco. Forse il tempo, forse i dolori. «Shoot, shoot!» dice alle mani che lo stanno fotografando: le invita a colpire.
In questi giorni ha girato qualche scena per il cameo di un film, Bunny Man, in cui Mike interpreta Tyson. Lo incontriamo in un lungo e basso capannone, gli studios di periferia dove sciabolate di luce blu attraversano un buio pesto. Tutto è nero come la camicia del campione, tempestata da minuscole paillettes. Nero è il tatuaggio maori su metà del volto, dove uno zigomo sembra rattrappito. Fa caldo. Mike chiede un fazzoletto per tergersi il sudore che gli imperla il viso. «Recito me stesso, ma ho fatto quattro mesi di scuola di cinema e sono pronto a interpretare qualunque ruolo: Mike Tyson, oppure una ragazzina di dodici anni con gli occhi azzurri».
Tyson odia il sangue adesso
Ha quasi 58 anni, mangia carne ben cotta perché odia il sangue, adesso. Cena alle cinque del pomeriggio, poi si allena. Lo spostano qua e là per il mondo, è un Godzilla da asporto, pieno di ricordi e ferite. «Mi sforzo di essere una persona migliore, e di essere umile: però un amico mi ha detto di non usare troppo questa parola, altrimenti rovino tutto». Mentre parla, stringe le sue mani una dentro l’altra, come per stritolarle. Qualcosa sembra sempre sul punto di esplodere. Qualcosa di sinistro e freddo che soffia da dentro.
«Sono stato a parlare in una scuola americana, avevano messo la mia faccia sullo schermo. Ho chiesto ai ragazzini se loro sapevano chi fossi, e mi hanno risposto «sì, l’attore, quello che posta i video su Tik Tok». Non conoscevano niente della mia vita di prima e del pugilato, forse avrebbero dovuto chiedere ai loro fratelli più grandi, oppure ai nonni. Il mio ego ne è uscito distrutto. Ho guardato uno di questi ragazzini e ho pensato «ehi, stronzetto, tu non hai idea di quello che ho fatto io».
Un super eroe mascherato da coniglio
I muscoli del suo viso faticano a sorridere. Averlo di fronte, così compatto e trattenuto, è una particolare esperienza emotiva. «Sono ancora l’uomo più cattivo del mondo, senza dubbio. Adesso vorrei diventare l’attore più cattivo del mondo, ma anche il più bravo». Il film racconta di un super eroe mascherato da coniglio, un vendicatore, una specie di salvatore dell’umanità. «Questo personaggio mi piace, mi ricorda certi neri che erano i miei idoli da bambino. Quando qualcuno diventava prepotente, arrivavano loro e dicevano «aspetta un attimo che ti faccio il culo». Poi sono cresciuto e non volevo cambiare come persona, neanche dopo il ritiro l’ho voluto, però bisogna essere sempre meglio di quello che si è».
“Girerò con un regista che ha vinto due Oscar”
Il suo nome mette ancora i brividi e in tanti, in questi giorni, aspettano Tyson fuori dall’albergo per un selfie, o anche solo per uno sguardo. Lui non si nega, barcollando un po’ dentro un montone rovesciato, di quelli che si usavano quarant’anni fa. Cinge persone che gli guardano le mani, impossibile non farlo. La testa un po’ incassata tra le spalle, la voce che sale in acuti improvvisi. «Sto prendendo molto sul serio la carriera di attore, e sto per girare un film con un regista che ha vinto due Oscar, però il nome non ve lo posso svelare. Non mi riconoscerete, questo sì lo posso dire. Mi metto in gioco. A Torino mi sono divertito, mia moglie ha studiato l’italiano e lo parla, l’Italia resta meravigliosa, la amo e mi piacerebbe comprare una villa qui. Il pugile più forte, oggi? Tyson Fury, che è anche un vero gentleman».
La vita non gli ha risparmiato niente
Mike Tyson lavora ancora, dopo avere incenerito centinaia di milioni di dollari, dopo la prigione per stupro e le cliniche per disintossicarsi da alcol e droghe, dopo avere staccato a morsi un orecchio a Holyfield, dopo che gli è morta soffocata una figlia piccola. La vita non gli ha risparmiato niente. È stato il più giovane campione del mondo dei pesi massimi, aveva 20 anni, un’impresa di demolizioni umane, e nel 2020 è tornato sul ring per un’esibizione in cui nessuno ha trovato ciccia patetica attorno ai suoi fianchi. Lo hanno definito il più crudele picchiatore di tutti i tempi, ma ora è un quasi 60enne che tiene per mano una giovane donna e un passato pieno di cazzotti. Nelle sue parole c’è una forte malinconia. Il mostro trasmette inquietudine e tenerezza.