DOHA. Lo avevano promesso: ora ci divertiamo. Dopo il pass olimpico preso a fatica e di misura contro gli Stati Uniti, un quarto muscolare contro la Grecia, il Settebello va a giocarsi l’oro Mondiale a Doha dopo aver battuto i campioni Europei della Spagna per 8-6. Sabato la finale (alle 15.30) contro la Croazia che ha superato la Francia ai rigori (17-16) dopo che avevano chiuso 11-11 i tempi regolamentari. L’Italia torna a giocarsi il titolo Mondiale da Budapest 2022 quando perse proprio dalla Spagna e fu d’argento. L’oro degli azzurri in Corea del sud nel 2019, battendo proprio i ragazzi di Madrid.
Aguirre le prende tutte
Primo tempo di studio reciproco, muscoli contratti, avarizia di tiri e un portierone spagnolo, Aguirre, che sembra insuperabile. Sembra il remake della semifinale di un mese fa agli Europei che cominciò e finì malissimo per gli azzurri (7-4), espulsi dalla corsa per il pass olimpico. Il parziale termina in pareggio (1-1), il che sembra quasi un vantaggio per il Settebello contro una squadra che non ha difetti oltre che le migliori pedine: oltre al portiere, un attaccante di classe (Granados), atleti di esperienza (Perrone, Mallarach) cui si è aggiunto a Doha Famera, assente a Zagabria.
Terzo quarto, l’allungo decisivo
Nella seconda frazione l’Italia comincia a liberarsi delle titubanze. E, seppur a fatica, specie a servire il centroboa, chiude in vantaggio (4-2) con le reti di Velotto, Di Fulvio e Fondelli su rigore. Una sola bellissima azione degli iberici, che finisce con un pallonetto dolce di Munarriz che supera Del Lungo. Quando gli spagnoli ci riproveranno, il portiere azzurro dice: “Non è sempre Natale”.
Terzo quarto a senso unico Settebello: volée di Bruno per il 5-2, Condemi porta sul 6-2 piegando le mani di Aguirre. La Spagna attonita: non segna da 8 minuti. Ci pensa Larumbe a sbloccare i suoi (6-3). E a ricucire nel quarto e ultimo tempo. Da batticuore. Ma gli azzurri resistono al contrattacco e disinnescano le loro fonti: il bomber Granados si ferma a un solo gol, Perrone a zero.
L’ultimo uomo è il primo: Del Lungo premiato come miglior giocatore in campo: “Dedico il trofeo a mia moglie Alessandra e a mia figlia Vittoria, loro sanno sopportarmi e darmi leggerezza, sono uno che ha sofferto molto d’ansia e ci ho lavorato tanto in questi anni. La mia partita? Diciamo che i compagni mi hanno messo nelle condizioni migliori, anche se ho fatto qualche bell’intervento. Gli attacchi fanno vincere le partite, le difese i campionati. Il pallonetto subìto? Gran bel gol, ma non è sempre Natale”.
Oggi è un altro Natale, sì. Terza finale negli ultimi 4 mondiali. Il ct Campagna, che ha sempre detto che sarebbe stata dura anche per il pass olimpico e che la sofferenza avrebbe fatto crescere il gruppo, conferma la sua visione: “Era per far capire ai giocatori che non sarebbe stato facile. E che non basta sentirsi forti. Invece vedi l’Ungheria, che ha perso con la Francia. C’è un livello così alto che qualsiasi dettaglio fa la differenza. In più, c’è l’aggiunta del Var che non è ancora utilizzato in maniera perfetta: l’imprevedibilità è sempre dietro l’angolo. Bisogna essere forti mentalmente. Adesso festeggiamo il giusto nello spogliatoio e poi pensiamo alla finale. Oggi tutti sono stati monumentali, Del lungo ha fatto qualcosa in più. La nazionale oggi mi ha commosso. La squadra si è divertita e io mi sono divertito”.