Guido Vianello ha chiuso in maniera roboante il primo cerchio della sua carriera professionistica, aperta l’8 dicembre del 2018, giorno di inizio della sua avventura americana. Dopo un peregrinare negli Stati Uniti ed una fugace apparizione nella sua Roma, è tornato dove tutto era iniziato. Al Madison Squadre Garden di New York, uno dei templi della boxe mondiale, che pur soffrendo la concorrenza delle ricchissime alternative costituite da Las Vegas e ormai anche Arabia Saudita, mantiene inalterato il proprio fascino, il peso massimo romano ha battuto per ko al primo round lo statunitense Moses Johnson. Per il romano si è trattato del dodicesimo successo (il decimo prima del limite) a fronte di un pareggio (contro Ibeh, nel suo peggior match) e di una sconfitta sfortunata contro Jonathan Rice, arrivata per ferita quando aveva la situazione in controllo.
Pronto per il salto di qualità
La vittoria contro Johnson ha un discreto peso specifico, in quanto non è arrivata contro un collaudatore. Lo dice il record dello statunitense, più o meno simile a quello di Vianello, e anche una classifica che lo vedeva posizionato anche un po’ meglio prima del match. Detto ciò, giusto anche rilevare che Johnson non è un fenomeno, piuttosto prevedibile nella sua boxe. La velocità invece resta a nostro avviso la migliore qualità del romano, che ha immediatamente tolto il tempo all’avversario, colpendolo con un destro che lo ha spedito subito al tappeto. Un colpo veloce che l’arbitro non ha visto tanto da non procedere incredibilmente al conteggio.
Vianello la chiude in un round
L’arbitro non avrà anche visto il colpo, Johnson però di sicuro lo ha sentito. E’ stato un momento in cui Vianello ha fatto vedere un aspetto finora non era emerso in modo chiaro, la cattiveria. Si è avventato sull’avversario mettendolo ripetutamente al tappeto. Per cinque volte Johnson si è rialzato stoicamente, alla quinta non ce l’ha fatta. Ko al primo round.
Ora inizia la seconda parte della carriera: il 13 aprile contro Ajagba
Dunque, chiuso il primo cerchio, per Vianello è arrivato finalmente il momento di aprire il secondo. Anche perché i pesi massimi stanno vivendo un momento di svolta. Il prossimo 18 maggio si svolgerà a Riad il match tra Fury e Usyk, che tra mille polemiche riunificherà le cinture sotto un unico campione, evento che non accade da 25 anni. In attesa dei due c’è Anthony Joshua, che intanto il prossimo 9 marzo se la vedrà contro l’ultimo arrivato, ma non per questo da sottovalutare, l’asso delle MMA Francis Ngannou. Carta d’identità alla mano, è tutta gente che lascia presagire non troppo in là nel tempo un ricambio generazionale. E gli emergenti non mancano: da Jarred Anderson all’uzbeko Jalolov, a Richiar Torrez fino ad arrivare al ragazzino Itauma, che si è messo in testa di arrivare prima di un certo Tyson e diventare il più giovane campione del mondo dei massimi. Il prossimo match ci dirà se anche Guido Vianello, sarà una new entry di questo club. Il 13 aprile combatterà a Corpus Christie in Texas, contro il fortissimo nigeriano Efe Ajagba (19 vittorie di cui 14 per ko e una sconfitta),
Vianello: “Mi sento inarrestabile”
“Avevo visto il match nella mia mente, lo avevo preparato insieme al maestro D’Alessandri – Vianello ha commentato a caldo il match -. Mente e corpo allineate. Ora mi riposo due giorni e ritorno subito in palestra. Con questi colpi e questa lucidità però nessuno può stare in piedi di fronte a me. Mi sento inarrestabile”.