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Bruna Alexandre, contro le big del tennistavolo senza un braccio: dopo i Mondiali, ora vuole le Olimpiadi di Parigi

La gioia di Bruna Alexandre (Instagram bruninha_alexandre) 
La brasiliana amputata a tre mesi, gioca da quando ne aveva sette e ha vinto 4 partite ai Mondiali di Busan: “Quel che mi ha aiutato alle Paralimpiadi è stato giocare con chi ha entrambe le braccia e non ha difficoltà con l'equilibrio”
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Gioca a tennistavolo, ha il braccio sinistro coperto da un tatuaggio tribale, che riporta anche il suo nome. Appoggia la pallina sul piatto della racchetta, la fissa poi la lancia in aria, sempre con lo stesso braccio che poi spalanca. Attendendo la fine della parabola della pallina, che poi scaglia contro l’avversaria. Facendo punto, tante volte, vincendo partite. Anche al campionato mondiale a squadre che si sta disputando a Busan, in Corea del sud. Se una è brava fa punti, è normale, ma quel che è straordinario in Bruna Alexandre, 28enne brasiliana, è che il suo braccio sinistro fa tutto, perché quello destro non c’è. Amputato quando lei aveva tre mesi, per una trombosi seguita a un vaccino mal somministrato. Col suo gioco anomalo che spesso lascia incredule le avversarie, la ragazza originaria di San Paolo è diventata l’icona di questi Mondiali che raccolgono tutto il meglio del pianeta a cinque mesi dalle Olimpiadi. Ma già prima era molto apprezzata, al punto che il capo di stato…

Gioca a tennistavolo, ha il braccio sinistro coperto da un tatuaggio tribale, che riporta anche il suo nome. Appoggia la pallina sul piatto della racchetta, la fissa poi la lancia in aria, sempre con lo stesso braccio che poi spalanca. Attendendo la fine della parabola della pallina, che poi scaglia contro l’avversaria. Facendo punto, tante volte, vincendo partite. Anche al campionato mondiale a squadre che si sta disputando a Busan, in Corea del sud. Se una è brava fa punti, è normale, ma quel che è straordinario in Bruna Alexandre, 28enne brasiliana, è che il suo braccio sinistro fa tutto, perché quello destro non c’è. Amputato quando lei aveva tre mesi, per una trombosi seguita a un vaccino mal somministrato. Col suo gioco anomalo che spesso lascia incredule le avversarie, la ragazza originaria di San Paolo è diventata l’icona di questi Mondiali che raccolgono tutto il meglio del pianeta a cinque mesi dalle Olimpiadi. Ma già prima era molto apprezzata, al punto che il capo di stato Lula l’ha abbracciata quando l’ha incontrata al palazzo presidenziale di Planalto.

"Normale giocare con chi ha entrambe le braccia”

È il traguardo di tutti, l’Olimpiade di Parigi, anche per lei, che non nasconde le sue ambizioni. Non sogna, progetta di esserci, non si accontenta della quarta Paralimpiade della sua carriera tra il 28 agosto e l'8 settembre, non le basta la dimensione in cui ha vinto due bronzi a Rio e un argento a Tokyo. Vuole arrivare in anticipo in Francia, confrontandosi col mondo dei normodotati con cui ha confidenza sin da piccola. Al tennistavolo Bruna Alexandre è arrivata a sette anni, ma la scoperta dello sport paralimpico quando ne aveva dodici non l’ha limitata. "Ciò che mi ha aiutato ad essere tra le migliori al mondo alle Paralimpiadi è stato giocare con persone che hanno entrambe le braccia, che non hanno difficoltà con l'equilibrio” ha raccontato ad Agencia Brasil. “Quello paralimpico è un gioco diverso, più chiuso, mentre quello olimpico è più aperto. Sto imparando ogni giorno queste differenze”.

Il precedente della polacca Partyka

Ai Mondiali femminili a squadre è stata capace di vincere quattro partite su 6: ha perso solo con le quotate giapponesi e coreane. Il capolavoro è stata la qualificazione agli ottavi di finale contro l'Ungheria, battendo 3-0 Bernadett Balint prima dell’eliminazione di fronte alla Corea del sud. Le compagne di squadra, le due sorelle Takahashi, le hanno riconosciuto l’influenza positiva, la capacità di trascinare. La sfida per Parigi trova buone credenziali. Appoggiandosi anche al precedente di una donna che ha ispirato Bruna Alexandre: la polacca Natalia Partyka, nata senza l’avambraccio destro, che già a 11 anni gareggiava alle Paralimpiadi di Sydney 2000, e a 15 vinceva ad Atene 2004. Per poi allargarsi alle Olimpiadi, e presentarsi a Pechino 2008, Londra 2012, Rio 2016 e Tokyo 2020, dove ha giocato il torneo a squadre e l’individuale. Una storia che vale la pena riscrivere, con una nuova protagonista e la stessa determinazione.

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