BUSTO ARSIZIO. La prima cosa che balza agli occhi nelle qualificazioni olimpiche in corso di svolgimento a Busto Arsizio è che, dopo anni di nefandezze (ai Giochi ma anche ai Mondiali, basta ricordare l’ultimo verdetto costato l’oro ad Abbes Mouhiidine) il problema arbitrale è stato risolto. Detto così tutto bene e tutti contenti, se non fosse per un rischio inconscio nella testa degli arbitri: l’effetto contrario. Prendiamo i primi due azzurri protagonisti della terz’ultima giornata di gare. Alessia Mesiano dovrà andare agli spareggi di lunedì contro la slovacca Miroslava Jedinakova per il pass a Parigi nei 60 kg.
È stata sconfitta con una split decision che lascia molto perplessi dalla kosovara Donjeta Sadiku. Ha lasciato di stucco soprattutto il primo round, dove oggettivamente l’azzurra ha fatto di più ma si è trovata dietro con tutti i giudici. Recupero nel secondo mentre il terzo, che pure ha visto Alessia sempre all’attacco, è stato un round sporco, poco lineare. Il verdetto di 3-2 per la kosovara è l’esatta fotografia della teoria arbitrale. Ovviamente nessuno vuole regali arbitrali, ma la sensazione è che per lavare onte del passato si finisca, nel dubbio, per penalizzare gli atleti di casa.
Lenzi, la vittoria del cuore
Stessa situazione ha riguardato Diego Lenzi nella categoria +92 kg, che se non altro ha avuto la meglio dello spagnolo El Aissaqui Drissi. Qui, più che i giudici, è stato l’arbitro a complicare le cose con un richiamo ufficiale apparso gratuito, un punto di penalità che in un match sui tre round poteva avere un effetto devastante. Bravo Lenzi che, nonostante fosse in svantaggio all’alba della ripresa decisiva, ha saputo gettare il cuore oltre l’ostacolo togliendo la distanza allo spagnolo e scatenando i suoi colpi corti da fighter. Alla fine è andata bene, perché i due giudici che avevano il pari sul cartellino, hanno espresso preferenza all’azzurro, a cui ora manca solo un gradino per arrivare all’Olimpiade. “Complimenti al mio avversario – ha dichiarato il bolognese – perché è stato un match molto combattuto, ho dovuto rincorrerlo fino alla fine, soprattutto perché mi hanno levato un punto. Ringrazio tutto lo Staff Azzurro e l’Esercito. Bisogna crederci nei sogni e quello che vedo davanti a me ora è solo la Torre Eiffel. Forza Italia!”.
Charaabi e Carini, è uno spettacolo
Un sabato che l’Italia ha chiuso in bellezza con Sirine Chraabi e Angela Carini. La prima nei 54 kg ha letteralmente danzato sul ring: la spagnola Lopez Del Arbol, un tipetto capace di gran ritmo, è stata costantemente anticipata dal jab destro di sbarramento, a cui faceva spesso seguito il sinistro. Colpi mai caricati ma che hanno fatto una differenza per un netto 5-0. “Secondo gradino salito e sono felice della mia prestazione– ha commentato soddisfatta Sirine –, l’avversaria già la conoscevo e quindi non c’era tanto da preoccuparsi, ma mai sottovalutare nessuno. Ho continuato a spingere anche nella terza ripresa perché dovevo provare a lavorare su quello che mi servirà per il prossimo e decisivo match”.
Più fisico il match di Angela Carini nei 66 kg. Pur essendo dotata di un allungo superiore all’avversaria, la canadese Sara Kali, la pugile campana ha cercato lo scambio anche a distanza ravvicinata. Una tattica offensiva che ha dato frutti non lasciando dubbi sull’esito finale. “Non volevo vincere, ma stravincere – spiega Carini –. Penso di essere in costante crescita e ho voglia di dare tutto sul ring. Lo dico ancora una volta. Manca l’ultimo km, poi vi spiegherò il significato di questa frase”. Solo mille metri, e po sapremo la verità: il prossimo match è quello della verità, spartiacque verso Parigi.