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Boxe, è grande Italia verso Parigi: Angela Carini, Diego Lenzi, Sirine Charaabi e Alessia Mesiano si qualificano per i Giochi

Il presidente federale D'Ambrosi con Alessia Mesiano, Angela Carini, Diego Lenzi e Sirine Charaabi
Il presidente federale D'Ambrosi con Alessia Mesiano, Angela Carini, Diego Lenzi e Sirine Charaabi 

Belle e convincenti vittorie degli azzurri nei match della verità a Busto Arsizio.

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L’Italia cala il poker. Al torneo di qualificazione olimpica di Busto Arsizio, l’impatto degli con la giornata decisiva è stato trionfale. Diego Lenzi, Sirine Charaabi, Angela Carini e Alessia Mesiano hanno ottenuto il pass per Parigi e vanno ad infoltire una truppa già forte di elementi del calibro di Abbes Mouhiidine, Salvatore Cavallaro, Irma Testa e Giordana Sorrentino.

Lenzi non lascia scampo a Latypov

BUSTO ARSIZIO. Il primo a qualificarsi è stato Diego Lenzi, che nei 92 kg ha superato con verdetto unanime il rappresentante del Bahrain Danis Latypov. In realtà Latypov è di Ishimbay, nella repubblica russa del Bashkortostan, che con il Bahrain ha in comune solo una certa affinità con il petrolio. A parte questo dettaglio di nazionalità, Lenzi ha sfoderato una prestazione di livello assoluto. Non alto per un 92 kg, ha praticato il suo pugilato, più di stampo professionistico che olimpico, fatto di colpi corti molto caricati. Latypov, 33 anni e parecchia esperienza in più rispetto al bolognese, aveva il vantaggio dell’allungo. Non lo ha sicuramente sfruttato, o meglio Lenzi lo ha costretto a non farlo, sottoponendolo nei primi due round a una pressione ossessiva. Più equilibrato il terzo, nel quale l’azzurro ha un po’ accusato la stanchezza prendendo qualche colpo. Niente di che comunque e situazione sotto controllo fino al siparietto finale, in cui Lanzi si è prodotto in un francese di chiaro accento emiliano: “La mia fidanzata è per metà francese e mi ha sempre chiesto di portarla a Parigi. Gli avevo promesso che ce l’avrei portata per le Olimpiadi”.

Sirine Charaabi, una vittoria per l’integrazione

La seconda qualificazione azzurra (categoria 54 kg) è una storia di riscatto e di integrazione. Sirine Charaabi fino a 3 anni fa, nonostante fosse una delle più brave pugili italiane, le sue amiche della nazionale le guardava con malinconia. Non aveva la cittadinanza italiana e non poteva competere con la maglia azzurra. Poi tutto è cambiato e lei non si è fatta sfuggire l’occasione, battendo nell’incontro verità la coreana Aeji Im, alla quale ha inflitto anche un atterramento nel primo round. “E’ un momento bellissimo, e la gioia che provo è la stessa di quando arrivò quella telefonata che mi annunciava che sarei diventata italiana. Questo successo lo dedico ai ragazzi di seconda generazione. Non mollate mai che prima o poi arriverà un giorno come questo”.

Angela Carini, una vittoria nel nome del padre

Una storia commovente invece è quella che ha accompagnato Angela Carini. Tre anni fa a Tokyo aveva perso il padre, suo mentore nella vita e sul ring, proprio mentre combatteva. Quell’incontro lo perse, poi stava anche per perdere la boxe. Una crisi di rigetto, quindi la rinascita. A Busto Arsizio ha letteralmente dominato i suoi incontri, non fermandosi mai, neanche a dieci secondi dal termine dell’incontro della verità contro la capoverdiana Ivanusa Moreira. “Lo dovevo a mio padre. E adesso non mi fermo qui. Vincerò anche a Parigi”

Alessia Mesiano chiude in bellezza

Nella sessione serale, grande prova, tecnica e caratteriale, di Alessia Mesiano. Non era facile per l’azzurra, che dopo il verdetto un po’ così che l’aveva penalizzata nel primo match point verso Parigi, ha dominato la slovacca Miroslava Jedinakova. Solo nel primo round, che gli è stato assegnato per 3-2, Mesiano ha avuto qualche problema. Poi non c’è stata più storia: il secondo round è stato quello in cui la slovacca, nonostante un allungo nettamente superiore non ha saputo mai tenere lontana l’azzurra. Anzi, proprio per alleggerire la pressione si è lasciata andare ad alcune scorrettezze che gli sono costate un punto di penalità. Classico momento di non ritorno che ha permesso a Mesiano di gestire a piacimento. “Sono stati i due giorni più lunghi della mia carriera, anche perché sabato pensavo proprio di aver vinto e ricominciare daccapo non è stato facile. Ce l’ho fatta anche grazie all’incitamento di compagni e compagne di squadra, che hanno capito il momento e mi sono sempre stati vicino”.

Il presidente D’Ambrosi: “8 pass, non accedeva da 34 anni”

“Un risultato straordinario – ha dichiarato con orgoglio il Presidente Flavio D’Ambrosi - per un grande movimento pugilistico, quello italiano. Meritavamo questi pass, e meritiamo di aver eguagliato il record di qualificati olimpici, ben 8 e questo non succedeva da prima del 1992. Sono molto contento, ma sono anche concentrato sulla Thailandia, e sui Giochi di Parigi. Voglio ringraziare tutti, il LOC, chi ha partecipato all’organizzazione di questo grande Torneo, lo Staff Azzurro, le Istituzioni, il Consiglio Federale, il Team della FPI e un grazie a tutto il movimento pugilistico italiano che quotidianamente lavora per costruire e realizzare un sogno, quello di vincere e portare questo sport ai fasti che l’Italia merita“.

Detto, fatto: “Alla conferenza stampa a Torre Allianz – ha sottolineato il DT Emanuele Renzini - avevo pronosticato quattro qualificati, ma in realtà avevo gettato un po' il cuore oltre l’ostacolo… Sono sempre stato molto fiducioso, perché credo in questa squadra. Adesso andremo a Bangkok per cercare di qualificare tutti gli altri ragazzi e coprire tutte le categorie di peso. Sappiamo che sarà dura, ma ci proveremo. In tutto il torneo gli azzurri sono stati bravissimi, dando sempre il cento per cento. Siamo convinti che ci daranno grandi soddisfazioni a Parigi. Come ha detto il Presidente Malagò, il pugilato femminile si è riconfermato alla grande, e ora è una garanzia“.

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