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Minisini, il campione escluso dai Giochi: “Mi mancherà un pezzo, ma non smetto per questo”

Giorgio Minisini 
Il campione di nuoto artistico: “Parigi non era il mio traguardo e non ho mai voluto niente di regalato. Uomini in gara? Non mi stupirei ci fosse solo Bill May, ma è un’occasione per mostrare che un movimento maschile esiste”
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L’uomo in meno. Giorgio Minisini non andrà alle Olimpiadi. Proprio lui che da una vita combatte per l’inclusività di genere nel nuoto artistico e che è diventato il simbolo della lotta contro un tabù oltre che il motore di un movimento. Proprio adesso che a Parigi, per la prima volta, i Giochi saranno aperti ai maschi (massimo due per nazione e soltanto per gli esercizi di squadra). Un’esclusione, quella dell’atleta romano, 28 anni, plurimedagliato nel mondo e in Europa, motivata da scelte tecniche secondo il dt della nazionale, Patrizia Giallombardo. In sostanza perché si possono portare solo 8 atleti più 1 riserva e nel programma olimpico, cosa nota già da due anni, ma manca la specialità del doppio misto nella quale Minisini ha vinto tutto (così come nel singolo). Da qui la scelta della dt: «Sarà necessario avere a disposizione atleti al top della condizione, che eseguano le tre routine con coefficienti ancora più alti rispetto al recente passato, evitando penalizzazioni (basemark)…

L’uomo in meno. Giorgio Minisini non andrà alle Olimpiadi. Proprio lui che da una vita combatte per l’inclusività di genere nel nuoto artistico e che è diventato il simbolo della lotta contro un tabù oltre che il motore di un movimento. Proprio adesso che a Parigi, per la prima volta, i Giochi saranno aperti ai maschi (massimo due per nazione e soltanto per gli esercizi di squadra). Un’esclusione, quella dell’atleta romano, 28 anni, plurimedagliato nel mondo e in Europa, motivata da scelte tecniche secondo il dt della nazionale, Patrizia Giallombardo. In sostanza perché si possono portare solo 8 atleti più 1 riserva e nel programma olimpico, cosa nota già da due anni, ma manca la specialità del doppio misto nella quale Minisini ha vinto tutto (così come nel singolo). Da qui la scelta della dt: «Sarà necessario avere a disposizione atleti al top della condizione, che eseguano le tre routine con coefficienti ancora più alti rispetto al recente passato, evitando penalizzazioni (basemark) determinanti ai fini del punteggio e della classifica. La stagione di Minisini proseguirà coi campionati Europei di Belgrado e l’obiettivo di allungare la striscia di successi che l’ha reso un esempio per il movimento internazionale».

Minisini: un esempio e un sogno che finisce?

«Parigi non era il mio traguardo finale. Non avrei finito con, non finirò senza».

Pensa a Los Angeles?

«Finché sarò l’atleta su cui puntare resisterò. Quando ci sarà qualcuno che ha più meriti di me, andrà avanti. Io non ho mai voluto niente di regalato. Ovviamente mi manca un pezzo al momento, ma avrei continuato anche se fossi andato a Parigi. Sono un presentista, ora penso solo ad allenarmi».

Sarà un po’ deluso.

«Non posso esserlo per le scelte di altri, sono consapevole di quello che ho fatto e di quello che sento di poter fare. Ho tanti altri progetti a partire dagli Europei di Belgrado dove nuoterò solo il singolo. E anche fuori dallo sport. L’Olimpiade è un sogno ma non ne ho bisogno per vivere. Quindi va bene così».

Se lo aspettava?

«I posti sono della nazione. Patrizia mi ha spiegato i ragionamenti dello staff, comprendo, anche se sugli esercizi di squadra mi sento a posto. Alla fine ho voluto e voglio rispettare semplicemente il mio ruolo, fare l’atleta, le decisioni non spettano a me. Desidero che la squadra rimanga serena e si prepari con tranquillità e al meglio per le Olimpiadi».

Occasione persa o prematura per tutto il movimento?

«Il Cio e la World Aquatics hanno fatto la cosa migliore che potevano fare: tra l’avere uomini solo per la squadra e non avere niente, meglio questo. Aggiungere medaglie non è mai semplice. È una grande occasione per far vedere che esiste un movimento maschile. Dal successo in questi Giochi, dipenderà la possibilità di avere il misto in futuro. Anche se non mi stupirei se vedessi schierato solo il precursore e mio idolo, l’americano Bill May. Bisogna essere bravi nella vita a prendere anche le più piccole opportunità, c’è stata data e vedremo se sapremo coglierla. La porta ce l’hanno aperta, speriamo che resti aperta».

Quale Minisini busserà?

«Mi sento molto bene, sono sereno. Ai Mondiali di Doha a febbraio per diversi motivi non ero stabile, soprattutto emotivamente, ma sono intervenuto subito con la terapia. Dopo l’incontro con Giallombardo mi si è tolto un peso, mi sono detto: non c’è niente per cui posso aver paura. Non ho bisogno di fare né cose incredibili né di evitare disastri, il massimo che può succedere è questo, e non è così distruttivo. Scomparsa anche l’ultima paura rimasta».

Quale?

«Di non essermelo meritato, ho sempre questo dubbio, di non essermi meritato quello che ho. Ci sto lavorando. Ho tante opportunità. Sono orgoglioso di diverse cose che faccio, pronto per ricominciare a lavorare».

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