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Frank Chamizo: “Mi hanno offerto 300 mila dollari per perdere. Li ho mandati a f...”

Frank Chamizo, 31 anni, durante il torneo di Baku 
Intervista al lottatore azzurro, due volte campione del mondo, dopo il verdetto scandalo al preolimpico di Baku: “Ho detto no perché rappresento l’Italia. L’arbitro allora ha ribaltato il verdetto del match con l’azero. A Parigi posso ancora andare, ma se in Turchia ci riprovano faccio un macello”
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C’è chi dice no. Frank Chamizo è cresciuto per le calles di Matanzas, sulla gamba sinistra c’è ancora la cicatrice di una di quelle battaglie di strada. Il padre è salito sul gommone per la Florida nel 1994, di lui si è occupata la nonna Omaida. Una sera il futuro campione del mondo azzurro è entrato in una palestra, ha visto «i ragazzi che facevano salti mortali, ballavano, lottavano» e ha deciso che la lotta era la sua vita. A Genova è stato accolto in una famiglia di lottatori, per l’Italia ha vinto due mondiali e quattro europei. Ma a 31 anni ha scoperto il lato oscuro del suo sport, che considera sempre “bellissimo” nonostante un verdetto scandaloso nel torneo di qualificazione alle Olimpiadi a Baku. Episodio che ora Chamizo arricchisce di un particolare determinante: il tentativo respinto di corruzione.

C’è chi dice no. Frank Chamizo è cresciuto per le calles di Matanzas, sulla gamba sinistra c’è ancora la cicatrice di una di quelle battaglie di strada. Il padre è salito sul gommone per la Florida nel 1994, di lui si è occupata la nonna Omaida. Una sera il futuro campione del mondo azzurro è entrato in una palestra, ha visto «i ragazzi che facevano salti mortali, ballavano, lottavano» e ha deciso che la lotta era la sua vita. A Genova è stato accolto in una famiglia di lottatori, per l’Italia ha vinto due mondiali e quattro europei. Ma a 31 anni ha scoperto il lato oscuro del suo sport, che considera sempre “bellissimo” nonostante un verdetto scandaloso nel torneo di qualificazione alle Olimpiadi a Baku. Episodio che ora Chamizo arricchisce di un particolare determinante: il tentativo respinto di corruzione.

Chamizo, come si sente?

«Sono ancora sconvolto. Triste, addolorato, pieno di vergogna per quello che è successo».

Appunto, cosa è successo, oltre alla decisione di far vincere l’atleta di casa Bayramov e toglierle i 2 punti che l’avrebbero portata a Parigi?

«I cinque giudici sul tappeto hanno preso la stessa decisione, riconoscendo che avevo messo a terra il ginocchio destro dell’avversario, quindi avevo vinto. Dopo un incontro in cui il mio avversario, che ho sempre battuto, per cinque minuti non ha fatto che scappare. Poi si sono inventati un challenge a tempo scaduto, che non si può fare. A questo punto il presidente di tappeto ha guardato le immagini di una sola telecamera della video review e ha stabilito che quella mossa non c’era, contraddicendo gli altri cinque giudici».

I telecronisti della federazione mondiale urlavano “right knee down” dandole ragione.

«Li conosco, sono amici, capiscono dai particolari quando si imbroglia, dal modo in cui si fermano certe azioni. Hanno urlato così forse perché sanno quel che c’è dietro, è come se avessero voluto dire: “Non lo fate, non lo fate”. Ma alla fine l’hanno fatto, incredibile».

Già, che cosa c’è dietro?

«Sapevo che dovevo dare il doppio, il triplo in Azerbaigian, perché lottavo a casa loro e avevano comprato tutto. Lo stesso arbitro è stato con gli azeri per tutto il torneo. Io ce l’ho fatta, ma poi è successo qualcosa che ricorda il pugilato di tanti anni fa. E allora sì, lo voglio dire, sono venuti da me offrendomi dei soldi, 300.000 dollari per perdere. Non voglio dire chi, ma è successo la mattina del peso».

E lei come ha reagito?

«Li ho mandati a f… perché non rappresento solo me stesso, ma anche l’Italia, la mia federazione, la Fijlkam, e l’Esercito. Non è facile rompere la mia integrità».

Frank Chamizo (Instagram frankchamizo92) 

Se le chiedessero delle prove?

«Io sono la prova vivente, soffro sulla mia pelle quel che è successo, basta guardare l’incontro. Sono così schifato che non mi sembra di parlare di sport. Ti guardano negli occhi come a dire: “Se non li prendi tu i soldi li prende qualcun altro”. I soldi muovono tutto. Mi esprimono solidarietà dagli Stati Uniti, dove combatto spesso, mi dicono che il responsabile dello scandalo sarà fermato: ma io che me ne faccio?».

Non ha paura di pagare queste dichiarazioni all’ultimo torneo di qualificazione a maggio a Istanbul, o ai Giochi di Parigi?

«Io vengo da Cuba, non ho paura di niente. Ora sono in un paese libero, posso dire quel che penso e quel che voglio. Non mi ferma nessuno».

In fondo può ancora arrivarci alle Olimpiadi, non è finita.

«Ma sapete cosa significa perdere un’altra volta dieci chili per rientrare nel peso? Sono stato un signore, ma se in Turchia ci riprovano faccio un macello. Ho avuto problemi personali per un paio d’anni, ho perso mia nonna e il mio manager che era come un padre. Ma ora so che sono tornato me stesso, il Frank Chamizo che vince all’ultimo secondo. E mi rimetto a lavorare. Il triplo, sperando che basti».

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