Il body osé divide l’America, atlete in rivolta: “Mette troppo in risalto il pube”
di Emanuela AudisioPARIGI — Sessista o non sessista? Il design dei body che la nazionale di atletica statunitense indosserà a Parigi punta un po’ troppo a scoprire il corpo delle atlete. È questa la polemica che alcune sportive americane hanno sollevato dopo aver visto la nuova collezione che la Nike ha presentato a Parigi in un grande show per i Giochi. «Troppo sgambate e succinte, accentuano l’attenzione sul pube, le atlete professioniste non hanno bisogno di un track-kit così per vincere». È la critica di Lauren Fleshman, ex campionessa americana di mezzofondo. Anche alla lunghista Tara Davis-Woodhall, argento agli ultimi mondiali, la linea osé non è piaciuta («Dobbiamo stare attente a non scoprire il sesso»).
Il brand risponde di aver utilizzato la scansione del corpo e l’acquisizione del movimento per tentare di progettare uniformi perfette per adattarsi agli atleti e che non c’è nessun obbligo di scegliere quel modello visto che ce ne sono altri a disposizione. La campionessa del mondo dei 100 met…
PARIGI — Sessista o non sessista? Il design dei body che la nazionale di atletica statunitense indosserà a Parigi punta un po’ troppo a scoprire il corpo delle atlete. È questa la polemica che alcune sportive americane hanno sollevato dopo aver visto la nuova collezione che la Nike ha presentato a Parigi in un grande show per i Giochi. «Troppo sgambate e succinte, accentuano l’attenzione sul pube, le atlete professioniste non hanno bisogno di un track-kit così per vincere». È la critica di Lauren Fleshman, ex campionessa americana di mezzofondo. Anche alla lunghista Tara Davis-Woodhall, argento agli ultimi mondiali, la linea osé non è piaciuta («Dobbiamo stare attente a non scoprire il sesso»).
Il brand risponde di aver utilizzato la scansione del corpo e l’acquisizione del movimento per tentare di progettare uniformi perfette per adattarsi agli atleti e che non c’è nessun obbligo di scegliere quel modello visto che ce ne sono altri a disposizione. La campionessa del mondo dei 100 metri, la sprinter Sha’Carri Richardson (c’è da dire sempre molto eccentrica) non ha avuto invece nulla da ridire. E nemmeno Serena Williams, icona del tennis, che ha sfilato, ma non in body.
Tanya Hvizdak, responsabile del Global Women’s Sport Marketing, dichiara che le esigenze delle donne sono sempre al centro della ricerca e delle scelte dell’azienda. «Il periodo mestruale non è più un tabù. Parigi sarà la prima Olimpiade con lo stesso numero di atleti uomini e donne. In tante ci chiedono di pensare a dei modelli che tengano conto del ciclo, nel tennis chi indossa il gonnellino, soprattutto a Wimbledon dove è di rigore il bianco, vuole pants che possano proteggere da perdite».
Tony Bignell, responsabile dell’innovazione nel settore scarpe del brand dell’Oregon, sostiene che l’ultima novità, oltre all’estrema leggerezza, è «catturare l’aria e distribuirla mentre il piede è in movimento, in modo da dare più efficienza e protezione all’atleta nel momento in cui è più stanco». Ma c’è di più: a Parigi l’azienda porterà anche i sarti. A disposizione degli atleti. Per dei Giochi su misura.