Ombre cinesi sul nuoto, decine di casi insabbiati e di medaglie da ricollocare. Secondo un’inchiesta della tedesca ARD, un lavoro di due anni condiviso con il New York Times, 23 dei migliori nuotatori cinesi sarebbero risultati positivi prima delle Olimpiadi di Tokyo senza che l'agenzia antidoping cinese si preoccupasse di fermarli. In un videoreportage l'ARD spiega di aver ricevuto i documenti, ribattezzati "China files", da un rapporto di indagine dell'Agenzia nazionale antidoping cinese (Chinada) riguardante una competizione del gennaio 2021 a Shijiazhuang. Il rapporto, redatto dal ministero cinese della Pubblica Sicurezza, suggerisce il sospetto di un occultamento di campioni di doping positivi alla trimetazidina.
Sei medaglie a Tokyo
Tra questi nuotatori ci sarebbero la campionessa olimpica dei 200 farfalla Zhang Yufei, l'olimpionico dei 200 misti Wang Shun e il ranista Qin Haiyang, campione mondiale dei 50, 100 e 200 lo scorso anno. Sempre secondo l'ARD, la Cina ha giustificato questi casi di doping nel suo report indicandone la causa nella contaminazione del cibo preparato per tutti gli atleti nella cucina dell'hotel a Shijiazhuang. Nel rapporto si legge inoltre che gli investigatori hanno ispezionato la cucina due mesi dopo e hanno trovato tracce di trimetazidina nella cappa aspirante, sui contenitori delle spezie e nello scarico. L'ARD spiega anche che la Cina avrebbe trasmesso queste informazioni al sistema Adams e allertato la Wada tramite lettera.
"Insabbiamento ai massimi livelli”
Gli atleti però non sono stati sospesi provvisoriamente. Quando è stata contattata, la Wada ha indicato in un comunicato stampa di essere stata informata nel giugno 2021 dei numerosi risultati anomali da parte di nuotatori cinesi e che ciò era collegato alla contaminazione. "La Wada ha infine concluso di non essere in grado di confutare la possibilità che la contaminazione fosse la causa della positività alla trimetazidina e che ciò era coerente con i dati analitici contenuti nel dossier. La Wada ha inoltre concluso che gli atleti non sarebbero stati considerati colpevoli o negligenti. Pertanto, e sulla base del parere di un consulente esterno, la Wada ha ritenuto che un ricorso non fosse giustificato". "Se questo è vero, sembrerebbe un insabbiamento ai massimi livelli mondiali", ha ammesso all'ARD Travis Tygart, capo dell'Agenzia americana antidoping.