Jacobs corre veloce verso le Olimpiadi: “Devo sistemare la partenza un po’ ‘ninnì’, ma ho ritrovato le sensazioni di Tokyo”
di Mattia ChiusanoCi sono la bandiera americana, il bosco, le tende, le auto parcheggiate dietro i blocchi. C’è un vento ostile che ha costretto gli organizzatori a girare la partenza dei 100 metri da destra verso sinistra, spostando il fotofinish e provocando pasticci. C’è un clima da picnic con i due figli che corrono in braccio a un padre che si chiama Marcell Jacobs. C’è soprattutto lui, di nuovo lui. Riapparso a 98 giorni dai 100 metri delle Olimpiadi di Parigi in cui difenderà il titolo vinto a Tokyo. 10’’11, a pari merito col vincitore, il canadese Andre De Grasse, campione olimpico dei 200. Meglio di Trayvon Bromell, bronzo mondiale dei 100, terzo in 10’’15 insieme al cinese Xie Zhenye.
La nuova vita di Jacobs
L’ultima volta è stata il 10 settembre a Zagabria: 10’’08 sui 100 metri. Nel frattempo, un nuovo allenatore, da Paolo Camossi a Rana Reider, una nuova città, da Roma a Jacksonville in Florida. Nell’Hodges Stadium della University of North Florida, sede dei suoi allenamenti, si svela il mi…
Ci sono la bandiera americana, il bosco, le tende, le auto parcheggiate dietro i blocchi. C’è un vento ostile che ha costretto gli organizzatori a girare la partenza dei 100 metri da destra verso sinistra, spostando il fotofinish e provocando pasticci. C’è un clima da picnic con i due figli che corrono in braccio a un padre che si chiama Marcell Jacobs. C’è soprattutto lui, di nuovo lui. Riapparso a 98 giorni dai 100 metri delle Olimpiadi di Parigi in cui difenderà il titolo vinto a Tokyo. 10’’11, a pari merito col vincitore, il canadese Andre De Grasse, campione olimpico dei 200. Meglio di Trayvon Bromell, bronzo mondiale dei 100, terzo in 10’’15 insieme al cinese Xie Zhenye.
La nuova vita di Jacobs
L’ultima volta è stata il 10 settembre a Zagabria: 10’’08 sui 100 metri. Nel frattempo, un nuovo allenatore, da Paolo Camossi a Rana Reider, una nuova città, da Roma a Jacksonville in Florida. Nell’Hodges Stadium della University of North Florida, sede dei suoi allenamenti, si svela il mistero Jacobs. E alla fine c’è un uomo che sorride: «Sono molto molto molto contento di essere tornato a gareggiare. Avevo bisogno di ritrovare queste sensazioni».
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Jacobs, partenza dai blocchi da sistemare
Quali sensazioni? Il riscaldamento, l’attesa, i segnali del corpo. Gli imprevisti: «È la prima gara, sono stati tutti sorpresi dal fatto che siamo entrati, hanno cambiato il rettilineo, si è perso tempo. Il warm up è stato più lungo del solito, ma tutto sommato sono contento». Il Marcell Jacobs che sbuca dai blocchi è lento, in un attimo Bromell e De Grasse gli sono avanti. Ma appena comincia la fase del lanciato, l’accelerazione di Marcell è impressionante, con un assetto costante e lunghe falcate che permettono di recuperare tutto lo svantaggio su campioni olimpici e mondiali. «La partenza è stata un po’ ninnì» si concede un neologismo, «però nella seconda parte di gara mi sono sentito veramente a mio agio. Questo è un punto di partenza da cui dobbiamo lavorare. Certo sono soddisfatto un po’ meno del tempo, perché pensavo di correre più forte, però secondo me hanno fatto un po’ di errori cambiando il fotofinish all’ultimo».
Jacobs e la staffetta
Jacobs è già proiettato sulla prossima settimana, dal centometrista si sta già trasformando in staffettista: «Ora testa al raduno di Miami e al Mondiale alle Bahamas per qualificare la 4x100 alle Olimpiadi. Si continua così». L’onore da difendere sul terreno in cui ha preso il posto di Usain Bolt nella storia olimpica, ma anche quello del quartetto che bruciò la Gran Bretagna con l’indimenticabile volata di Tortu.
Jacobs verso le Olimpiadi
C’era mistero e apprensione per il ritorno di Jacobs, perché per mesi è stato assorbito in un mondo totalmente nuovo, in cui nessuno lo importunava se andava a fare benzina, ma anche in un team super esigente come quello di Rana Reider, il Tumbleweed Track Club in cui i compagni si chiamano De Grasse, Bromell, Sani Brown (battuto anche lui). Reider ha lavorato a lungo sull’assetto del corpo minato dagli infortuni («Un problema con la schiena e il nervo sciatico difficile da diagnosticare» ha raccontato Jacobs). La visione dei suoi ultimi 50 metri a Jacksonville è incoraggiante, la gara non gli garantisce ancora il minimo per le Olimpiadi (10’’00) ma tra i 56 ammessi a Parigi anche attraverso il ranking non dovrebbero esserci problemi. L’importante era ritrovare Jacobs, e quello del picnic in Florida sembrava proprio lui.