Appuntamento sabato mattina alle 7.15 a Istanbul, per la cerimonia del peso. A seguire, il torneo che distribuisce gli ultimi pass della lotta libera per le Olimpiadi di Parigi. A rientrare nel peso per la seconda volta in un mese ci sarà qualcuno che non doveva essere qui: l’azzurro Frank Chamizo, a cui è stato soffiato un posto già guadagnato nel preolimpico di Baku. Eppure dovrà di nuovo lottare, nelle peggiori condizioni possibili. Perché la sua denuncia dello scandalo in Azerbaigian, certificato e documentato ufficialmente da una sentenza, è stata un atto caduto nel vuoto e trasformato in un ennesimo danno per il campione di origine cubana. Costretto a incontrare subito la testa di serie numero 1 del tabellone, il cinese Lu Feng, col rischio concreto di uscire subito e non andare a Parigi dove avrebbe il diritto di esserci dai giorni di quel maledetto torneo di Baku.
Malagò sul caso Chamizo parlò di “rabbia e indignazione”
Ma Chamizo non doveva essere una delle teste di serie, secondo la raccomandazione della Camera Disciplinare che ha esaminato il match col lottatore di casa Bayramov? La federazione mondiale ha risposto di no. Non doveva essere protetto nel tabellone dopo che è stato messo nero su bianco che “alcune azioni durante l’incontro non sono state valutate correttamente”? Niente da fare. Non è bastata la sospensione del corpo arbitrale e dei delegati arbitrali di quello scandalo per evitare una beffa così atroce, che ha spinto il presidente del Coni Giovanni Malagò a parlare di “rabbia e indignazione”? Le autorità della lotta mondiale si sono dimostrate ligie ai regolamenti, sostenendo da una parte (Camera Disciplinare) che “in nessun caso il risultato di un incontro può essere modificato dopo che la vittoria è stata dichiarata”, dall’altra (Federazione mondiale UWW) eleggendo le teste di serie tra chi ha partecipato a tornei chiamati Ranking Series, nei quali Chamizo, due volte campione del mondo, si è visto poco per infortunio. Promossi così il cinese, il turco padrone di casa Demirtas, lo slovacco Salkazanov e l’ungherese Kuramagomedov, entrambi usciti dallo sterminato vivaio russo-caucasico. I posti a disposizione per Parigi sono solo tre.
Il verdetto ribaltato e le accuse di corruzione
In mezzo a queste due decisioni c’è un match che ha fatto rabbrividire. “I cinque giudici sul tappeto hanno preso la stessa decisione, riconoscendo che avevo messo a terra il ginocchio destro dell’avversario, quindi avevo vinto” ha raccontato Chamizo a Repubblica. “Il presidente di tappeto ha guardato le immagini di una sola telecamera della video review e ha stabilito che quella mossa non c’era, contraddicendo gli altri cinque”. Ma l’aspetto ancora più sconvolgente è legato ad altre rivelazioni: “Sono venuti da me offrendomi dei soldi, 300.000 dollari per perdere: li ho mandati a f…”. Il Coni è in apprensione per l’esito del torneo di Istanbul, non solo per la possibilità di vedere tutti i lottatori esclusi da Parigi, ma anche per eventuali conseguenze per Chamizo: l’episodio delle teste di serie non conforta. Al campione nato a Matanzas resta l’unica risorsa della sua classe, che a Baku si è rivista in pieno: dovrà triplicare le forze, ma questo lo sa già da tempo.