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Stefano Mei: “Europei di atletica da Grande Bellezza, siamo più forti dell’epoca Mennea. Ma quanti ostacoli”

Il presidente della Fidal Stefano Mei con Marcell Jacobs, Antonella Palmisano e Gianmarco Tamberi (agf)
Parla il presidente della Fidal e n.1 della manifestazione: “Quando sono stato eletto ho scoperto che era stata appena creata una fondazione col mio predecessore presidente. Roma si riappropria dello sport diventato l’Oratorio degli anni Duemila, dove nessuno si sente diverso”
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Stefano Mei è il primo, e si spera non ultimo, presidente dell’atletica italiana con 5 medaglie d’oro nella stessa Olimpiade. Dietro alla cinquina Tamberi-Jacobs-Stano-Palmisano-4x100 c’era lui, eletto nemmeno sette mesi prima, prestato direttamente alle giornate magiche di Tokyo da un’altra istantanea indimenticabile: i 10.000 degli Europei 1986 a Stoccarda, vinti davanti ad Alberto Cova e Salvatore Antibo. In questi tre anni ha visto arricchirsi di talenti la squadra di Tokyo, ed è diventato presidente della fondazione degli Europei che partono venerdì all’Olimpico.

(agf)

Presidente Mei, come sarà l’edizione di Roma 2024?

“Sarà Grande Bellezza, anzi Straordinaria Bellezza”.

Cosa rappresenta un Europeo a 50 giorni dalle Olimpiadi di Parigi?

“Sono come i Trials del continente, per preparare i Giochi. Ci saranno tutti i migliori, i nostri in prima fila, ma anche Bol, Duplantis, Ingebrigtsen, Warholm. Gli azzurri avranno vita dura, ma in questi tre anni hanno dimostrato di non temere il confronto con nessuno. Il mio sogno è migliorare il record di medaglie a Roma e Parigi”.

Roma e l’Olimpico sono una bella sfida.

“Per Roma è una grande occasione per riappropriarsi dell’atletica, per motivi vari gli ultimi decenni non sono stati quel che il nostro sport meritava. Sono cinquant’anni che non ospitavamo a Roma questa manifestazione, il pubblico romano va stimolato in uno stadio da 45-50mila spettatori come l’Olimpico, gli Europei di nuoto e gli Internazionali di tennis si svolgono in impianti più compatti”.

Lei ha parlato di ostacoli nell’organizzazione degli Europei.

“Sono diventato presidente il 31 gennaio 2021, e ho scoperto che un giorno e mezzo prima delle elezioni era stata creata una fondazione, dove il presidente e amministratore delegato era il mio predecessore (Alfio Giomi, ndr). Non si è partiti benissimo, in un posto normale questa decisione sarebbe stata subito accantonata, invece abbiamo dovuto fare a gomitate per portare in campo le nostre ragioni, e questo ha creato enormi problemi. Le trattative sono durate un sacco di tempo, poi sono cambiati governi, Comune, Regione. Un sistema lento, macchinoso, mastodontico, per meno di 30 milioni di budget: avessi scelto io mai avrei fatto una fondazione”.

Ha deciso di ricandidarsi fino a Los Angeles 2028.

“Qualcuno si chiede “perché c’è lui?”. Ma forse questi risultati sono arrivati grazie a certe scelte politiche. Il presidente deve fare il presidente, ho cercato di mettere atleti e tecnici nelle condizioni migliori per esprimere il loro valore”.

(agf)

Cosa lasceranno gli Europei alla città?

“Una legacy, con gli interventi all’Olimpico, ai Marmi, al Paolo Rosi, alla Farnesina e in altri impianti. Ma anche una legacy morale, si tornerà a percepire l’importanza dell’atletica in Italia, che un pochino avevamo perso”.

L’effetto dell’Olimpiade di Tokyo non si è fatto sentire’

“Ci sono state grandi manifestazioni in cui non si riusciva a prendere medaglie, e questo incideva sul morale dei ragazzi. Ma non è stata Tokyo a sbloccare la situazione, già nella precedente Coppa Europa arrivammo secondi e si intravide cosa sarebbe stata l’Olimpiade. I ragazzi hanno cominciato a inanellare risultati, il senso di emulazione diventa automatico. Ai tempi di Mennea e Simeoni, o della mia epoca, c’erano buonissime punte ma alle spalle poca base. Oggi non abbiamo più grandissimi buchi nei vari settori, molti possono aspirare a vivere un momento internazionale importante. Nelle categorie giovanili stanno uscendo fuori un sacco di talenti. Ormai siamo una potenza mondiale”.

Qual è il segreto dell’atletica che pesca a piene mani nella società multiculturale?

“Il segreto è la facilità di fruizione della gara, tutti possiamo correre sulla stessa pista di Jacobs. L’atletica non ha confini, la può fare chiunque, robusti, mingherlini, alti, bassi: è l’oratorio degli anni Duemila. Un’isola felice, in cui nessuno può pensare di essere diverso”.

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