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Il ct azzurro: “Se Tamberi avesse tentato i 2,40 sarei sceso in pedana a fermarlo. Lui è un mistero anche per noi”

La Torre dopo lo show e la paura di un infortunio: “Se qualche anno fa avesse saltato alle tre di notte in discoteca avrebbe fatto il record del mondo. Dal sistema nervoso tira fuori qualcosa che non spieghiamo”. Il presidente Fidal Mei: “A Parigi per vincere almeno una medaglia più di Tokyo. Siamo la nazione più forte d’Europa”
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ROMA – “Io mi sarei precipitato in campo se Gimbo avesse messo l’asticella a 2,40”. La notte strepitosa di Gianmarco Tamberi ha consumato energie non solo nel pubblico, nel suo entourage, ma anche nei vertici del team italiano, ben descritti dall’ansia del ct Antonio La Torre, uno di quelli che non ha mai dimenticato l’infortunio del 2016. “Lui ha mandato un messaggio già nel riscaldamento, saltando a 2,30, e in gara: 2,37 è qualcosa che Gimbo invia fino alla torre Eiffel”. Alle Olimpiadi di Parigi dove cercherà il secondo oro consecutivo dopo quello di Tokyo. “Lo scherzo delle molle?” continua La Torre, “se qualche anno fa avesse saltato alle tre di notte in discoteca avrebbe fatto il record del mondo. Ora gli abbiamo rimesso a posto il sonno. Il Tamberi dell’Olimpico è stato un misto tra la sua anima Gimbo Rock, e il suo bisogno di mettersi spalle al muro, di succhiare tutta l’energia dal pubblico per andare oltre. È unico, chi conosce i dati degli allenamenti capisce che dobbiamo s…

ROMA – “Io mi sarei precipitato in campo se Gimbo avesse messo l’asticella a 2,40”. La notte strepitosa di Gianmarco Tamberi ha consumato energie non solo nel pubblico, nel suo entourage, ma anche nei vertici del team italiano, ben descritti dall’ansia del ct Antonio La Torre, uno di quelli che non ha mai dimenticato l’infortunio del 2016. “Lui ha mandato un messaggio già nel riscaldamento, saltando a 2,30, e in gara: 2,37 è qualcosa che Gimbo invia fino alla torre Eiffel”. Alle Olimpiadi di Parigi dove cercherà il secondo oro consecutivo dopo quello di Tokyo. “Lo scherzo delle molle?” continua La Torre, “se qualche anno fa avesse saltato alle tre di notte in discoteca avrebbe fatto il record del mondo. Ora gli abbiamo rimesso a posto il sonno. Il Tamberi dell’Olimpico è stato un misto tra la sua anima Gimbo Rock, e il suo bisogno di mettersi spalle al muro, di succhiare tutta l’energia dal pubblico per andare oltre. È unico, chi conosce i dati degli allenamenti capisce che dobbiamo studiare ancora: dal sistema nervoso riesce a tirar fuori qualcosa che non riusciamo a spiegare”. In un Europeo di dati tv brillanti, Tamberi è stato protagonista anche dell’audience: 3,5 milioni e il 18,6 di share per le due ore su Rai2, più i 400mila abbonati di Sky.

(ansa)

Mei: “La nazione più forte d’Europa”

L’emozione per Tamberi non si era ancora dissolta quando il presidente della Fidal Stefano Mei e il dt La Torre hanno fatto il bilancio degli Europei, con un affaccio obbligato sulle Olimpiadi di Parigi. “Avevo promesso un’atletica vincente e unita, e così è stato” ha spiegato Mei. “Dovremmo imparare dall’unità di questi ragazzi che non vivono di gelosie e invidie, abbiamo cercato di formare un gruppo di atleti educati e determinati, mentre in passato si andava in guerra. Tamberi e Jacobs sono fratelli, il clima in squadra è stato compreso da tutti, dopo la Coppa Europa vinta l’anno scorso arrivano questi Europei a confermare che siamo la nazione più forte d’Europa, meglio di Gran Bretagna e Francia. L’atletica è la guida dello sport italiano, non c’è sport universale come questo, tutti possono praticarlo. I presidenti di altre nazioni mi chiedono quale sia il segreto, rispondo che bisogna raddoppiare gli investimenti sull’attività, se credi a un progetto tecnico, devi dimostrarlo ai tecnici e ai ragazzi”.

La Torre: “Superata la generazione Tokyo”

“Non è più solo la generazione dei 5 ori a Tokyo” sostiene La Torre, “c’è una new wave che si è espressa subito ad alti livelli. L’oro dei 110 hs di Lorenzo Simonelli in 13’’05 è stato importante, perché generato in poco tempo. Mattia Furlani sembra già un veterano a 19 anni. Sito è partito per vincere i 400 metri e a me sta bene così. Warholm è venuto a cercare Alessandro Sibilio, che è un altro leader. Abbiamo una ventina di ragazzi che ci porteranno non solo a Los Angeles 2028, ma anche a Brisbane 2032: bisogno avere una visione per continuare ad essere quel che siamo. Poi Leonardo Fabbri ha preso a pallate il muro di Berlino, chiudiamo un passato dei lanci con tanti chiaroscuri”.

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Mei: “A Parigi per migliorare i Giochi 2020”

“Previsioni per Parigi? C’è la possibilità di fare meglio di Tokyo, vincendo una medaglia in più delle 5 in Giappone, che però per una serie di congiunture astrali furono d’oro” continua Mei. “Parigi sarà come un altro sport ma noi ci presenteremo a testa alta” promette La Torre. “Adesso ci focalizzeremo sulle Olimpiadi, dove non vinceremo 20 medaglie come agli Europei, ma ci batteremo. Inutile parlare del valore di Antonella Palmisano o Jacobs, in compenso ho ottime notizie su Massimo Stano, un guerriero come Gimbo. Ora Fabbri tornerà nell’ “officina” di Schio, ma altri, Jacobs compreso, hanno bisogno di gareggiare perché non si può stare fermi un mese”.

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I punti dolenti

“Qualche specialità soffre, stiamo lavorando anche lì” concede Mei, “anche per questo abbiamo investito su un centro studi che crei le premesse per avere anche tra 20 anni una nazionale così”. La Torre invece vorrebbe più donne, “non sono ancora quante vorremmo, anche se abbiamo eccezioni come Arianna De Masi che vogliono arrivare e non rispettano le gerarchie, alla Simonelli”.

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