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Larissa Iapichino: “Ho detto a mamma Fiona di non piangere sennò lo facevo pure io. E papà Gianni salta con me”

La saltatrice 21enne dopo l’argento agli Europei: “Orgogliosa di mio padre che mi allena e di mia madre che mi ha premiato, le ho detto però che noi non piangiamo. Sono salita sul podio con un salto orribile, ma c'era cattiveria. Adesso sono più adulta, a Parigi vado con gli artigli ben affilati”
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ROMA – Una medaglia attesa da più di tre anni, una medaglia pesante. Non che l’argento indoor dello scorso anno non valesse, ma questo argento europeo, nell’Olimpico che incombeva e lo reclamava, è un salto veramente lungo per Larissa Iapichino. Oltre il 6,91 che sparò da ragazzina, record mondiale under 20, l’infortunio che le fece saltare Tokyo, la crisi, la rinascita col padre allenatore, le vittorie in Diamond League, il Mondiale di Budapest senza podio, per arrivare a soli 21 anni a questo argento all’ultimo secondo paragonato a “un thriller” dal presidente Sergio Mattarella. Ed è bello condividere con le persone più care i traguardi più attesi. Non solo col papà Gianni Iapichino, ma anche con Fiona May arrivata dove ogni madre vorrebbe essere: sotto il podio, a premiare la figlia.

(ansa)

Larissa, sapeva che sarebbe stata sua madre a premiarla?

“No, no, no. Me l'hanno detto all'ultimo e mi stavo …

ROMA – Una medaglia attesa da più di tre anni, una medaglia pesante. Non che l’argento indoor dello scorso anno non valesse, ma questo argento europeo, nell’Olimpico che incombeva e lo reclamava, è un salto veramente lungo per Larissa Iapichino. Oltre il 6,91 che sparò da ragazzina, record mondiale under 20, l’infortunio che le fece saltare Tokyo, la crisi, la rinascita col padre allenatore, le vittorie in Diamond League, il Mondiale di Budapest senza podio, per arrivare a soli 21 anni a questo argento all’ultimo secondo paragonato a “un thriller” dal presidente Sergio Mattarella. Ed è bello condividere con le persone più care i traguardi più attesi. Non solo col papà Gianni Iapichino, ma anche con Fiona May arrivata dove ogni madre vorrebbe essere: sotto il podio, a premiare la figlia.

(ansa)

Larissa, sapeva che sarebbe stata sua madre a premiarla?

“No, no, no. Me l'hanno detto all'ultimo e mi stavo per emozionare. Però non volevo fare sceneggiate o altro. Per quelle c'era lei. L'ho guardata negli occhi e le ho detto: “Non piangere perché se piangi tu piango anch'io, e noi non facciamo queste cose”.

Per anni ci si è chiesti cosa potesse significare essere figlia di una leggenda della sua stessa specialità, il lungo.

“Sono molto orgogliosa della mia mamma. Orgogliosa di ciò che mi trasmette da ex atleta. Ma anche della Larissa che piano piano si sta facendo strada sono orgogliosa”.

Larissa Iapichino premiata dalla madre Fiona May (ansa)

Non era molto entusiasta di seguire questa strada all’inizio.

“Adesso è il mio mondo, la mia vita. Credo di fare il lavoro più bello del mondo, sono molto fortunata e speriamo che l’argento sia solo l'inizio di questa stagione”.

Con suo padre Gianni in tribuna invece com’è andata?

“Bene, nel senso che lui mi vede tutti i giorni al campo quindi sa quel che cosa posso valere. Ed è un po’ come se saltasse anche lui, vedo che c'è anche lui con me. È stato un bel gioco di squadra, frutto del lavoro che facciamo tutti i giorni”.

Larissa Iapichino col padre Gianni 

Il presidente Mattarella le ha fatto i complimenti all’Olimpico e l’ha citata al Quirinale.

“È stato molto gentile, mi ha fatto i complimenti, ha detto che ho avuto tanto carattere, che è stata una gara molto bella, emozionante”.

In effetti ha tirato fuori un grande salto da 6.94 quando era fuori dal podio.

“Un salto orribile, se devo esprimere un commento tecnico da saltatrice. Sono stati i più brutti che io abbia mai fatto, ma si vede che proprio c'era quella cattiveria, quella voglia di di dire “Roma ti voglio regalare una medaglia anch'io”. Il mio sogno per questi Europei era saltare i miei primi sette metri a casa, sarebbe stata l'apoteosi ma così non è stato. Certo, mi fa strano pensare che adesso mi alzo dopo un 6,70 e faccio una smorfia, come a dire “Sì, poteva fare meglio””.

La tensione l’ha avvertita, dopo tutte le medaglie dei suoi compagni?

“Mi dicevo “quand'è che tocca a me? Non ce la faccio più”. Scalpitavo, mi sono fatta i capelli due ore prima di venire. Vedere una squadra così forte per me è stato uno stimolo, gioisco per i miei compagni ma allo stesso tempo è come se tutti insieme ci dessimo la spinta. In pedana poi sono stata molto grintosa, e tranquilla. Ho cercato di mantenere la calma, anche quando ho avuto un po’ di crampi dovuti a disidratazione mi sono detta “cerchiamo di dare il meglio”. Sono più sicura di me, più adulta nel vedere le cose con razionalità, quando ero piccola ero un po’ più impulsiva”.

(ansa)

Cosa si aspetta adesso da Parigi?

“C'è stata una gara europea di altissimo livello in cui si arrivava quarti con 6.91. Puoi controllare quello che fai tu ma quello che fanno le altre no. Quindi non si può mai sapere, l'importante è arrivare alle Olimpiadi con gli artigli ben affilati, con tanta voglia di saltare e di dare il meglio. Con un briciolo di fortuna, che non guasta mai.”.

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