Frank Chamizo: “A Parigi tenetemi se incontrerò gli arbitri dello scandalo. È un sistema marcio”
di Mattia ChiusanoFrank Chamizo, se alle Olimpiadi di Parigi dovesse incontrare gli arbitri responsabili dello scandalo di Baku cosa farebbe?
“Mi dovrete tenere. Io sono una persona molto schietta, onesta. Quando li incontrerò tenetemi perché gli andrò addosso. Io so come si muove tutto il sistema, e con me non si scherza perché combatto. Quando li beccherò, meglio che vadano da un’altra parte”.
Frank Chamizo è riuscito a essere ripescato alle Olimpiadi di Parigi, ma la rabbia brucia ancora per lo scandalo di Baku. Per la qualificazione olimpica conquistata contro l’azero Bayramov, risultato poi vincitore dopo che il verdetto è stato rovesciato a favore del lottatore di casa. Una decisione a cui l’azzurro aggiunse a Repubblica un retroscena inquietante: “Sono venuti da me offrendomi dei soldi, 300mila dollari per perdere”. La qualificazione a Parigi è arrivata grazie alla commissione del Cio che esamina la posizione di russi e bielorussi, e ha cancellato l’iscrizione di due suoi rivali per legami con l…
Frank Chamizo, se alle Olimpiadi di Parigi dovesse incontrare gli arbitri responsabili dello scandalo di Baku cosa farebbe?
“Mi dovrete tenere. Io sono una persona molto schietta, onesta. Quando li incontrerò tenetemi perché gli andrò addosso. Io so come si muove tutto il sistema, e con me non si scherza perché combatto. Quando li beccherò, meglio che vadano da un’altra parte”.
Frank Chamizo è riuscito a essere ripescato alle Olimpiadi di Parigi, ma la rabbia brucia ancora per lo scandalo di Baku. Per la qualificazione olimpica conquistata contro l’azero Bayramov, risultato poi vincitore dopo che il verdetto è stato rovesciato a favore del lottatore di casa. Una decisione a cui l’azzurro aggiunse a Repubblica un retroscena inquietante: “Sono venuti da me offrendomi dei soldi, 300mila dollari per perdere”. La qualificazione a Parigi è arrivata grazie alla commissione del Cio che esamina la posizione di russi e bielorussi, e ha cancellato l’iscrizione di due suoi rivali per legami con la guerra in Ucraina. Ma quella denuncia non ha perso d’intensità, condensandosi in nuove accuse alla presentazione della squadra olimpica alla quale ha partecipato il presidente del Coni Giovanni Malagò. Un attacco non condiviso dal Coni e dalla federazione (Fijlkam), intervenuta con un comunicato per puntualizzare che “le sue riflessioni volevano esprimere semplicemente la difficoltà del sistema di qualificazione olimpico”, e che il lottatore “ha espresso la convinzione che grazie al duro lavoro, avrà possibilità di mettere a frutto la sua determinazione di rimanere al vertice della disciplina mondiale”.
Come giudica il ritorno degli arbitri di Baku?
“Il fatto che siano rientrati prima di me è vergognoso. Però è meglio che stia zitto”.
La federazione mondiale non l’ha mai chiamata per chiederle della denuncia del tentativo di corruzione?
“Mi hanno chiamato per dirmi di non parlare. Io ho detto “andate a quel paese, io continuerò a parlare”. Questa situazione l'ho gestita con Malagò che mi ha aiutato tantissimo, ma il sistema è marcissimo".
Il Cio ha escluso il russo Sidakov, campione olimpico e mondiale, e il bielorusso Kadzimahamedau, argento a Tokyo. Ora lei ha una chance incredibile di podio, se non andrà in gara furioso.
“Ho vinto due campionati del mondo, quattro europei e un bronzo olimpico. So gestire la mia rabbia. Il punto è che questi atleti sono quello che sono, diciamo che vivono in una botte di ferro. Riescono a fare qualsiasi cosa e nessuno gli dice nulla. È chiaro che siamo arrivati al punto che qualcuno ha detto basta, ai sempre protetti stavolta è andata male. Però ci è voluta una guerra per fermarli”.
Cosa ha imparato da questa storia?
“Che la verità scandalizza le persone, e non bisogna dirla. Ma perché non la devo dire? Per come la vedo io, sono stato punito. Hanno gestito questa storia in modo allucinante, mai visto niente del genere, è stata una follia. Per fortuna ho i miei social con cui comunicare, ma ad altri è successa la stessa cosa e sono stati trascurati”.
Ha mai perso la speranza di andare alle Olimpiadi?
“In due momenti diversi, dopo i tornei di qualificazione non ci speravo più ed ero rassegnato. Col cuore in pace. Poi arriva questo ripescaggio, venti giorni prima delle Olimpiadi mi avvisano e mi dicono di prepararmi. Un lottatore deve curare il peso, queste tensioni mi hanno sballato per un po’, ho mangiato senza preoccuparmi. Questa è la situazione e mi ci devo adattare”.
In che condizioni di forma si trova?
“Ce n’è pochissima di forma, sono stato fermo quasi due mesi, però per me non è un problema. Mi inventerò qualcosa. E dopo, comincerò a pensare alla quarta Olimpiade, a Los Angeles. Sbaglia chi pensa che mi fermerò”.