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Nonna Michelle sfiora le Olimpiadi a 58 anni: così si è mantenuta in forma con cinque figli e un cane per allenarsi

Michelle Rohl nella 20km di marcia ai Trials di Eugene 
La marciatrice Rohl terza nei Trials americani: ha il piazzamento ma non il tempo per gareggiare a Parigi, eppure ha ispirato il pubblico Usa con il suo stile di vita dopo tre edizioni dei Giochi e il ritiro venti anni fa
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Una nonna che sfiora le Olimpiadi di Parigi. Piazzandosi terza nei Trials americani che selezionano la squadra per i Giochi. Michelle Rohl è salita sul podio di Eugene nella 10 km di marcia, ma non ha nè il tempo minimo nè il ranking per andare a sfidare in Francia Antonella Palmisano e le più grandi specialiste. Ma tutto il resto non le manca. Uno dei messaggi più potenti di questi Trials kolossal in cui l’atletica americana ha mostrato i muscoli in vista delle Olimpiadi è arrivato da questa donna minuta, alta un metro e cinquanta, che a cinquantotto anni con la sua coda di cavallo bianca ha fatto gara di testa e concluso terza contro rivali molto più giovani, dell’età di qualcuno dei suoi cinque figli. Una prova che ha esaltato l’Hayward Field di Eugene, in Oregon, lo stesso stadio che si era infiammato per gli show di Noah Lyles e il record del mondo dei 400 ostacoli di Sydney McLaughlin-Levrone, ma stavolta ha applaudito la più anziana di tutti i campionati. Protagonista assoluta …

Una nonna che sfiora le Olimpiadi di Parigi. Piazzandosi terza nei Trials americani che selezionano la squadra per i Giochi. Michelle Rohl è salita sul podio di Eugene nella 10 km di marcia, ma non ha nè il tempo minimo nè il ranking per andare a sfidare in Francia Antonella Palmisano e le più grandi specialiste. Ma tutto il resto non le manca. Uno dei messaggi più potenti di questi Trials kolossal in cui l’atletica americana ha mostrato i muscoli in vista delle Olimpiadi è arrivato da questa donna minuta, alta un metro e cinquanta, che a cinquantotto anni con la sua coda di cavallo bianca ha fatto gara di testa e concluso terza contro rivali molto più giovani, dell’età di qualcuno dei suoi cinque figli. Una prova che ha esaltato l’Hayward Field di Eugene, in Oregon, lo stesso stadio che si era infiammato per gli show di Noah Lyles e il record del mondo dei 400 ostacoli di Sydney McLaughlin-Levrone, ma stavolta ha applaudito la più anziana di tutti i campionati. Protagonista assoluta di una storia che non nasce dall’improvvisazione ma può ispirare chi sente avanzare gli anni e vuole mantenersi non solo attivo, ma anche competitivo.

Tre Olimpiadi tra il 1992 e il 2000

Certo, Michelle Rohl aveva già gambe e temperamento da runner da giovanissima, e con questo patrimonio si presentò all’Università del Wisconsin-Parkside come mezzofondista, avvicinando la qualificazione olimpica sui 1500. Ma il suo coach Mike DeWitt voleva nella sua squadra anche delle marciatrici, e le propose di cambiare. Una mossa che ebbe successo, proiettando Michelle verso le Olimpiadi. Ai Giochi di Barcellona 1992, Atlanta 1996 e Sydney 2000 ha marciato tra i 10 km e i 20km, ottenendo come miglior piazzamento un 14° posto, più o meno lo standard dei migliori marciatori americani. D’altronde la fatica faceva già parte della sua famiglia, il marito Mike era coach del mezzofondo e del cross-county nella squadra della Mansfield University, e col tempo la coppia si è trasformata in una comunità. “Ai miei primi Olympic Trials nel '92 sono arrivata terza, e all'epoca avevo un bambino. Ora ho un nipotino e sono di nuovo terza. Ho pensato che fosse una bella coincidenza" ha spiegato la signora “più cool di tutti voi” come l’ha definita il nipotino in una delle sue prime esternazioni.

65 km di allenamento a settimana

Nel 2004 Rohl si è ritirata per dedicarsi all'educazione dei figli, ma non ha mai smesso di marciare, andare in bicicletta, correre a ritmi rilassati. Quando ha ritrovato nel 2017 il suo ex tecnico DeWitt gli ha detto: “Vorrei allenarmi di nuovo come al college”. Non c’era bisogno di un programma settato su esigenze dettate dall’età, i ritmi di allenamento sono tornati naturalmente per un’atleta resiliente che corre 65 km a settimana, sette giorni su sette, quasi tutte le settimane. Inserendo sul programma Strava tutte le sue corse, comprese quelle col cane. “Non ho mai conosciuto nessuno che fosse mentalmente forte come lei”, ha spiegato il marito. “Le piace correre, le piace gareggiare, è uno stile di vita che la rende felice”. Una strada, cinque figli, un nipote, un cane, un marito coach, uno stadio mitico che la applaude: in fondo, cos’altro poteva darle un’Olimpiade in più?

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