Jacobs, intervista al coach Rana Raider: “Al lavoro con Marcell per fare il bis d’oro”
dal nostro inviato Mattia ChiusanoRieti — Di lui Marcell Jacobs dice: «All’inizio, quando non correvo fortissimo, qualche domanda me la sono fatta: “Ho preso la decisione giusta?”. Ho deciso di fidarmi. Gara dopo gara ho capito che stavo migliorando sempre di più, ho vinto gli Europei, sono sceso sotto i dieci secondi, sono tornato a correre in 9’’92. Lui ti aiuta a tirar fuori qualcosa che non sai di avere». Lui è Rana Reider, californiano, un tempo triplista, allenatore di college, coach americano dell’anno già nel 2011. Cappellino con visiera, rayban, frasi rapide e scolpite. Un sorriso che dà fiducia ma allo stesso tempo non è indulgente. È stato in Austria, Gran Bretagna, Olanda, ha vinto almeno un oro a ogni edizione dei Giochi dal 2004. Ha scelto per il suo dream team Rieti, dove la sera si respira l’aria di montagna della Sabina, come un tempo portò nel Leicestershire i britannici che stavano a Londra. Ha accettato di allenare l’unico campione olimpico dei 100 metri italiano, a cui ha chiesto di smembrare il p…
Rieti — Di lui Marcell Jacobs dice: «All’inizio, quando non correvo fortissimo, qualche domanda me la sono fatta: “Ho preso la decisione giusta?”. Ho deciso di fidarmi. Gara dopo gara ho capito che stavo migliorando sempre di più, ho vinto gli Europei, sono sceso sotto i dieci secondi, sono tornato a correre in 9’’92. Lui ti aiuta a tirar fuori qualcosa che non sai di avere». Lui è Rana Reider, californiano, un tempo triplista, allenatore di college, coach americano dell’anno già nel 2011. Cappellino con visiera, rayban, frasi rapide e scolpite. Un sorriso che dà fiducia ma allo stesso tempo non è indulgente. È stato in Austria, Gran Bretagna, Olanda, ha vinto almeno un oro a ogni edizione dei Giochi dal 2004. Ha scelto per il suo dream team Rieti, dove la sera si respira l’aria di montagna della Sabina, come un tempo portò nel Leicestershire i britannici che stavano a Londra. Ha accettato di allenare l’unico campione olimpico dei 100 metri italiano, a cui ha chiesto di smembrare il passato e ricostruirlo in un’altra forma.
Reider, cosa si aspetta da Parigi? La sesta Olimpiade d’oro?
«Non conto io, contano gli atleti. Il loro obiettivo è correre veloce, saltare lontano e vincere medaglie. Quindi devo solo metterli nelle condizioni di farlo e avere successo. Voglio rimanere sullo sfondo, perché non sono io il protagonista a Parigi».
A Rio 2016 ha aiutato Christian Taylor a confermare il suo titolo nel triplo vinto a Londra 2012: c’è qualcosa di quell’esperienza che si può trasmettere a Jacobs?
«Christian ha vinto cambiando gamba di stacco da un’edizione all’altra, è stato speciale. Ma siamo in un’altra epoca, rispetto a quel triplo, o al lungo che vinse Tianna Bartoletta a Rio, o al decathlon di Brian Clay a Pechino 2008, ognuno di loro un mio atleta. Tutto cambia, e questi sono i 100 metri, la gara più importante dell’atletica».
Dicono che lei cura anche il minimo dettaglio.
«Stiamo cercando di conquistare lo 0.01 a ogni passo. Siamo a caccia dei dettagli più piccoli per poter correre più velocemente. Quando un atleta passa da un’Olimpiade all’altra è necessario apportare modifiche. Marcell e io lavoriamo insieme da una sola stagione, ogni giorno c’è un aggiustamento da fare. Devo continuare a sostenerlo, e lui deve imparare e capire che lo allenerò duramente».
Jacobs ha lasciato gli allenamenti solitari a Roma per unirsi al suo club di campioni a Jacksonville: quanto è importante lavorare in gruppo?
«Per Marcell rimanere solo ha funzionato in passato. Io non ho mai avuto un solo atleta, il nostro gruppo si supporta a vicenda. Tutti si stanno allenando duramente insieme e spingendo per salire sul podio».
È molto legato all’Italia e a Rieti, in cui ha portato dalla Florida il suo Tumbleweed Track Club.
«È un ambiente perfetto, adoro questo posto. Ho intenzione di farne insieme a Simone Collio la nostra base europea ogni anno . Quanto all’Italia, sono una persona semplice, mi bastano una sala pesi e una buona pista. Ma a 5 minuti a piedi dal campo vedo architettura di duemila anni fa. e a un’ora e mezza di macchina c’è Roma, la storia del mondo. Semplicemente incredibile».
Proprio nel test preolimpico di Rieti molti si aspettavano un Jacobs più veloce di 10’’08.
«C’è chi vuole vedere un numero, ma a me interessava lavorare su un modello di corsa. Batterie, semifinali e finale in due giorni: come a Parigi. Prima avevamo fatto una settimana di allenamento, poi abbiamo corso in 10 punto zero con gambe molto pesanti. Non ci siamo riposati, ma l’ultima volta che ho lasciato riposare Marcell ha corso in 9’’92. A Parigi saremo veloci».
All’inizio della sua esperienza con Jacobs parlava di ripetere il 9’’80 di Tokyo, addirittura 9’’70.
«Abbiamo già corso in dieci netti? Certo. E quanto fa l’1% di dieci netti? Nove e 9, giusto? Si tratta dell’1% su cui stiamo lavorando. Questo ci divide dal suo miglior tempo di sempre, il 9’’80 della finale olimpica. Siamo sulla buona strada. Marcell ha tutto per essere un due volte campione olimpico».
Cosa l’ha colpita umanamente?
«Lui è semplicemente un bravo, simpatico ragazzo, davvero gentile, e buon padre di famiglia».
Aiuta essere un bravo ragazzo?
«Ho allenato degli stronzi, non erano brave persone, ma hanno fatto grandi cose. Quando Marcell avrà finito con la pista, sarà aiutato dal suo carattere nella vita e con la famiglia. Ora gli serve una sola cosa: correre veloce a Parigi».
Ha studiato il suo corpo martoriato e reimpostato tutta la sua preparazione.
«Se si ripensa al suo 2021, mi sembra che lui abbia avuto successo... Ma poi ha vissuto un paio di anni negativi e ho voluto capire perché, comprendere i punti forti ed eliminare i punti deboli. Finora lui ha trovato un’ottima velocità, ed è stato in buona salute».
Certo gli americani sono stati impressionanti ai Trials, una minaccia al trono di Jacobs.
«Possiamo controllare solo noi stessi, giusto? Io posso controllare quel che fa Marcell. Eugene è un posto speciale, se vuoi fare il record personale corri là. Voglio vedere se Lyles e gli altri faranno gli stessi tempi in Europa».