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La scelta di Matthew Dawson, si fa tagliare la falange del dito per inseguire l’oro olimpico

Matt Dawson 

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Il giocatore australiano di hockey su prato si è fatto amputare la parte fratturata per non perdere l’ultima chance di vincere i Giochi
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Cosa saremmo disposti a sacrificare di noi stessi, del nostro corpo, non concetti astratti come anima, coraggio o amore ma proprio sangue, tessuti, ossa e pelle, pur di ottenere ciò che più desideriamo al mondo? Un dito? Un occhio? Un rene? A volte la fantasiosa vita prende le forme di un racconto di Stephen King (è sempre la vita a imitare l’arte, non il contrario), ed è questa l’incredibile storia di Matthew Dawson, campione australiano di hockey su prato, capitano della sua Nazionale in partenza per Parigi.

La scelta di Matt

Qualche giorno fa, Matt si è fratturato l’anulare della mano destra: diagnosi, prognosi, gesso e addio Olimpiadi. A meno che... “I medici sono stati molto chiari con me: mi hanno detto che l’unico modo per risolvere la cosa era amputare la parte superiore della falange. Questo mi avrebbe permesso un recupero immediato. Ne ho parlato con mia moglie, e alla fine ho preso la decisione più giusta, non solo per i Giochi ma per il mio futuro”.

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Cosa saremmo disposti a sacrificare di noi stessi, del nostro corpo, non concetti astratti come anima, coraggio o amore ma proprio sangue, tessuti, ossa e pelle, pur di ottenere ciò che più desideriamo al mondo? Un dito? Un occhio? Un rene? A volte la fantasiosa vita prende le forme di un racconto di Stephen King (è sempre la vita a imitare l’arte, non il contrario), ed è questa l’incredibile storia di Matthew Dawson, campione australiano di hockey su prato, capitano della sua Nazionale in partenza per Parigi.

La scelta di Matt

Qualche giorno fa, Matt si è fratturato l’anulare della mano destra: diagnosi, prognosi, gesso e addio Olimpiadi. A meno che... “I medici sono stati molto chiari con me: mi hanno detto che l’unico modo per risolvere la cosa era amputare la parte superiore della falange. Questo mi avrebbe permesso un recupero immediato. Ne ho parlato con mia moglie, e alla fine ho preso la decisione più giusta, non solo per i Giochi ma per il mio futuro”.

A Parigi l’ultima occasione olimpica

L’immortale Shylock, il mercante di Venezia di Shakespeare, pretendeva di essere pagato con una libbra di carne umana. Quanto pesa una falange? Dev’esserci uno Skylock parigino nascosto nelle profondità di quest’uomo di trent’anni, il nostro Matt che ha deciso di non poter perdere la sua ultima occasione olimpica. La prima volta, a Rio 2016, l’Australia favorita arrivò sesta. La seconda volta, a Tokyo 2020, l’Australia sempre favorita venne battuta in finale dal Belgio, ai rigori: medaglia d’argento. Per l’oro, Matt non ha che Parigi: il sogno resta intatto, il suo corpo un po’ meno. Ma noi siamo fatti di sogni o di cellule? A cosa serve un corpo intero, se siamo amputati dentro? Se ci tolgono quello che più amiamo? Magari proprio un’Olimpiade, a pochi giorni dalla partenza? A chi possiamo dire grazie?

Nel 2018 colpito da una mazza

Nulla vale quanto l’interezza interiore, deve aver pensato Matt, che di azzardo se ne intende. Nel 2018, in allenamento, venne colpito da una mazza che gli fratturò l’orbita oculare, mettendo a serio rischio la sua partecipazione ai Giochi del Commonwealth. Quella volta non c’erano fibre o falangi da barattare, solo un coraggio ai limiti della follia: e Matt, naturalmente, si distinse. Gli ingegneri biomedici gli fabbricarono una maschera speciale (i supereroi non sono, del resto, quasi sempre mascherati?), e Matt così bardato andò a prendersi la medaglia d’oro, segnando pure un gol in finale.

Professionista già a 13 anni

“È una sfida emozionante”, dichiara adesso in partenza per la Francia, dove sa che non gli mancherà nemmeno un grammo per tentare l’ultima impresa, l’occasione estrema. Anche se in carriera ha già vinto quasi tutto, ad esempio due World League consecutive con i “Kookaburras” e un’infinità di premi, niente è come le Olimpiadi. E niente fa più male di qualcosa, o di qualcuno, che te le ruba.

Matt ci pensa da quando cominciò a giocare a hockey, aveva solo otto anni e non volle seguire le orme del padre e della madre, giocatori di cricket. A tredici anni era già un piccolo professionista lontano da casa, a quattordici debuttava in Nazionale, a ventidue eccolo ai Giochi di Rio. Molto, se non tutto, per veder brillare un giorno quell’oro. Cosa sei disposto a perdere? Matt ha la risposta: una piccola parte di sé, per essere in cambio tutto intero, e intatto ogni sogno.

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