Alla convention repubblicana di Milwaukee a un certo punto è salito sul palco un tizio poco conosciuto in Italia, ma molto popolare in America. Il suo nome è Dana White. Presiede un’associazione di arti marziali miste dedicate ai combattimenti estremi. Sabato 27 luglio, mentre la maggior parte del mondo seguirà sport olimpici, lui produrrà su un canale minore un evento che si affanna a far riconoscere come sport e l’eventuale vittoria di Trump glielo potrà consentire. Si tratta della terza edizione del campionato di Power Slap, ovvero di sberle. Che ce ne siano già state due è significativo. Una è poi saltata perché nell’imminenza il signor White è si è fatto riprendere mentre, ubriaco, schiaffeggiava la moglie. Allenamento. Poi tutto si perdona e, slap, si ricomincia.
La sfida di per sé può apparire risibile. Chi sia interessato può vedersi le precedenti su YouTube. Un lancio di monetina decide quale dei due contendenti colpirà per primo (vantaggio fondamentale). Deve farlo a mano ap…
Alla convention repubblicana di Milwaukee a un certo punto è salito sul palco un tizio poco conosciuto in Italia, ma molto popolare in America. Il suo nome è Dana White. Presiede un’associazione di arti marziali miste dedicate ai combattimenti estremi. Sabato 27 luglio, mentre la maggior parte del mondo seguirà sport olimpici, lui produrrà su un canale minore un evento che si affanna a far riconoscere come sport e l’eventuale vittoria di Trump glielo potrà consentire. Si tratta della terza edizione del campionato di Power Slap, ovvero di sberle. Che ce ne siano già state due è significativo. Una è poi saltata perché nell’imminenza il signor White è si è fatto riprendere mentre, ubriaco, schiaffeggiava la moglie. Allenamento. Poi tutto si perdona e, slap, si ricomincia.
La sfida di per sé può apparire risibile. Chi sia interessato può vedersi le precedenti su YouTube. Un lancio di monetina decide quale dei due contendenti colpirà per primo (vantaggio fondamentale). Deve farlo a mano aperta, tra occhio e mento, preparandosi per un minuto al massimo. Chi riceve non deve sussultare o barcollare, sollevare le spalle o abbassare il viso. Ha un altro minuto per riprendersi e poi ricambiare. Se non c’è ko, decidono i giudici chi abbia vinto. L’evento è barbaramente televisivo. A rendere spettacolari i colpi sono i ralenti in cui si vede la faccia che li riceve decomporsi in immagini alla Picasso. I partecipanti, divisi per genere e peso, corrono consapevoli rischi. Il pubblico, soltanto quello di rivelare un sadismo morbido e morboso. «Se vi disgusta, guardate The Voice» è stata la replica di Dana White. Messa da parte la tentazione di far risolvere così certe interminabili contese via social tra personaggi pubblici, senza però riprenderne i ceffoni, c’è un significato sotto traccia in questo evento creato da un super trumpiano, l’essenza stessa del fascino recente del suo idolo. Il punto centrale della vicenda non è nel dare i colpi, ma nel resistere quando si ricevono. Non vince chi mena più forte, ma chi incassa meglio. Ci sono magliette che vanno a ruba in America con la scritta: “Accusato. Arrestato. Condannato. Sparato. E ancora in piedi”.
L’immagine, ovviamente, è quella di Trump sanguinante dopo l’attentato, con il pugno chiuso e la bocca aperta per gridare. Che cosa: «Fight! Fight! Fight!». Combattete, fino all’estremo. È lui il campione virtuale di Power Slap, è quello che ha preso lo schiaffo ma non è andato a terra e si prepara a reagire. È politica? È sport? O è solo un brutto spettacolo?