L’abito fa l’atleta: ricami, gonnellini, giacche senza maniche. Ecco le divise (più o meno eleganti) che vedremo alla cerimonia olimpica
di Serena TibaldiSe qualcuno nutrisse ancora dei dubbi su come la moda sia capace di infiltrarsi in ogni campo, e risultare sempre rilevante, per cambiare idea basterebbe il furore creatosi in questi giorni attorno alle divise delle diverse nazionali olimpiche. Sui social media, di giorno in giorno, si sono moltiplicate le polemiche e le discussioni sugli atleti meglio e su quelli peggio vestiti, sugli accostamenti cromatici più azzeccati e su quelli da daltonici, sulle idee più indovinate e su quelle da espulsione immediata. E come al solito, tutti si sono riscoperti esperti di stile pronti a dire la propria. Ci sta, l’argomento è di quelli che coinvolge. E tanto coinvolgimento serve a ribadire quanto sia importante ciò che si indossa; ancora di più quando si sta rappresentando la propria nazione davanti al mondo. Va bene lo spirito olimpico e la comunanza dello sport, ma essere i più cool conta, eccome.
Le divise più belle
E, incredibile ma vero, per una volta sui social parrebbe esserci un certo ac…
Se qualcuno nutrisse ancora dei dubbi su come la moda sia capace di infiltrarsi in ogni campo, e risultare sempre rilevante, per cambiare idea basterebbe il furore creatosi in questi giorni attorno alle divise delle diverse nazionali olimpiche. Sui social media, di giorno in giorno, si sono moltiplicate le polemiche e le discussioni sugli atleti meglio e su quelli peggio vestiti, sugli accostamenti cromatici più azzeccati e su quelli da daltonici, sulle idee più indovinate e su quelle da espulsione immediata. E come al solito, tutti si sono riscoperti esperti di stile pronti a dire la propria. Ci sta, l’argomento è di quelli che coinvolge. E tanto coinvolgimento serve a ribadire quanto sia importante ciò che si indossa; ancora di più quando si sta rappresentando la propria nazione davanti al mondo. Va bene lo spirito olimpico e la comunanza dello sport, ma essere i più cool conta, eccome.
Le divise più belle
E, incredibile ma vero, per una volta sui social parrebbe esserci un certo accordo: le divise più belle di queste Olimpiadi sono quelle del team Mongolia, disegnate dal duo di stiliste Michel&Amazonka, un tripudio di gilet con ricami dorati e caftani che riprendono l’abbigliamento tradizionale locale di eleganza rara. Bonus per la borsina di seta in dotazione alle atlete. Se le mettessero in vendita farebbero furore, altro che merchandising ufficiale.
I padroni di casa invece non hanno badato a spese (in questo caso torna utile che LVMH sia uno dei partner dell’evento), nel senso che hanno collaborato con diversi brand in base a discipline e momenti. Per esempio, la nazionale francese di judo indossa giacca e pantaloni di Kenzo (il che ha senso, visto che il fondatore del marchio, Kenzo Takada, era un giapponese trapiantato in Francia). Le tenute per le gare sono di Stéphane Ashpool di Pigalle, che ha spiegato di averle colorate con le tonalità della bandiera francese a effetto sfumato per rappresentare “Le diversità del Paese cui non sempre è dato risalto” (sic). Le mise più formali sono invece di Berluti, che ha creato dei classici completi blu scuro. Colpo di scena: le giacche delle atlete sono senza maniche. Una scelta spiazzante.
Il team Italia
A proposito di blu, il colore è la nota dominante pure delle divise italiane, realizzate anche per questa edizione da Giorgio Armani con la sua EA7. Lo stilista ha spiegato di aver pensato a una tenuta pratica e funzionale, che trasmettesse agli atleti un forte senso di appartenenza. Detto, fatto: linee semplici, nessun tessuto delicato e la scritta Italia a caratteri cubitali sulla felpa. Più chiaro di così.
Rimanendo in tema di creativi veterani delle Olimpiadi, gli USA si sono come di consueto affidati alla loro eminenza grigia della moda, Ralph Lauren.
Per la cerimonia di apertura lo stilista è andato su un classico come il blazer blu, molto wasp, mentre per quella di chiusura ha puntato su delle tute che ricordano molto quelle dei motociclisti. Come a dire, all’inizio tutti seri; poi, sul finale, prevale lo svacco.
Assai interessanti i look del team Haiti, che ha lavorato con la stilista italiana di origini haitiane Stella Jean. Lei ha usato materiali e tecniche tradizionali locali, ma a parte questo, la combo gonna a ruota e stivaletti bianchi per le atlete pensate per ricalcare la silhouette New Look inventata da Christian Dior nel 1947, ci piace parecchio.
È andata bene al team Irlanda, con i completi di Lisa Weber tutti in bianco in onore di quando, nell’antichità, ai Giochi si gareggiava vestiti solo in quel colore. Ed è andata relativamente bene pure al Team Corea del Sud, i cui tailleur celeste chiaro di Musinsa Standard funzionano, nonostante richiamino un po’ linee, forme e colori delle tenute degli assistenti di volo. Un rischio che, ahiloro, non sono riusciti a evitare gli atleti cinesi. Stando i giudizi degli utenti sui social, le loro uniformi rosse e bianche sono più adatte per lavorare su un volo a lungo raggio che per rappresentare la nazione nel momento sportivo più importante.
Va sul sicuro invece Puma con le divise da gara per il team Jamaica: onestamente, farebbero faville anche a un party in spiaggia.
Meno liscia la situazione del team Australia, come dimostrato nei giorni scorsi dalla calciatrice Mackenzie Arnold sul suo profilo TikTok, dove con la compagna di squadra Alanna Kennedy ha mostrato una certa perplessità provando la combo costume da bagno più gonnellina a pieghe verdi e gialli che Speedo ha pensato per la squadra di nuoto sincronizzato. Perplessità assolutamente giustificata, va detto.
Infine, menzione d’onore per i brasiliani, titolari della divisa formale meno formale: le atlete indossano flip-flop Hawaianas di gomma, gonne bianche e giubbini di denim con ricamati sulla schiena flora e fauna tipici del Paese. Riachuelo, il brand responsabile della tenuta, ha spiegato di aver voluto ricreare un look simile a quello che i brasiliani indossano ogni giorno. Missione compiuta. Il che qui non è proprio un bene.