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Federica Pellegrini: “È la mia prima Olimpiade fuor d’acqua. Punto sull’oro di Ceccon, l’Italia lotterà ovunque”

Federica Pellegrini e Giovanni Malagò alla Piramide del Louvre 
La campionessa e membro Cio è a Parigi con marito e figlia: “La piscina mi emoziona ancora, il Villaggio olimpico ha l’odore familiare del sussidiario a scuola”
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PARIGI — Prima Olimpiade da ex. Senza tuta e senza ansia: «Ma arriverà appena metterò piede in piscina». Federica Pellegrini, 35 anni, è a Parigi come membro Cio in quota atleti. Con la figlia Matilde, 7 mesi, e il marito ed ex allenatore, Matteo Giunta.

Nostalgia?

«Tanta. Finalmente Giochi senza Covid, a Tokyo ho sofferto molto che non ci fosse la famiglia per l’ultima mia Olimpiade. La visita al Villaggio è stata una bella botta. Non so perché, ma hanno tutti lo stesso odore, un misto di cose nuove, di pulito, qualcosa di strano e indescrivibile, ma totalmente riconoscibile. Come quando alle Elementari annusi per prima cosa le pagine del sussidiario. Stare lì, non da atleta, mi ha fatto impressione».

In Francia c’è anche la prima nursery per le mamme, non avrebbe potuto aspettare a ritirarsi?

«Ad agosto compio 36 anni. E comunque una bimba non l’avrei fatta mentre ero in attività, nel nuoto non è così facile riprendere dopo una gravidanza, come in altri sport. L’idea della nursery e…

PARIGI — Prima Olimpiade da ex. Senza tuta e senza ansia: «Ma arriverà appena metterò piede in piscina». Federica Pellegrini, 35 anni, è a Parigi come membro Cio in quota atleti. Con la figlia Matilde, 7 mesi, e il marito ed ex allenatore, Matteo Giunta.

Nostalgia?

«Tanta. Finalmente Giochi senza Covid, a Tokyo ho sofferto molto che non ci fosse la famiglia per l’ultima mia Olimpiade. La visita al Villaggio è stata una bella botta. Non so perché, ma hanno tutti lo stesso odore, un misto di cose nuove, di pulito, qualcosa di strano e indescrivibile, ma totalmente riconoscibile. Come quando alle Elementari annusi per prima cosa le pagine del sussidiario. Stare lì, non da atleta, mi ha fatto impressione».

In Francia c’è anche la prima nursery per le mamme, non avrebbe potuto aspettare a ritirarsi?

«Ad agosto compio 36 anni. E comunque una bimba non l’avrei fatta mentre ero in attività, nel nuoto non è così facile riprendere dopo una gravidanza, come in altri sport. L’idea della nursery era partita da Allyson Felix, tutti ne sono felici. Ma si può fare di più per ridurre il gap di genere. Lo sport femminile è sempre più maturo, aumenteranno le atlete, rimane invece sconcertante la percentuale di dirigenti e coach, completamente sbilanciata verso il maschile. Le donne spesso sono costrette a dover conciliare lavoro e famiglia, oppure a rinunciare a qualcosa».

Il Cio è pronto a entrare nella modernità?

«C’è grande voglia di rinnovamento. Lo dimostra anche l’ingresso nel programma di nuovi sport per attrarre giovani e generazioni un tempo esclusi».

Sua figlia Matilde nuota già?

«L’abbiamo portata presto in piscina, è tranquilla, per l’acquaticità è presto per dire. La allatto ancora, ha deciso di mettere i denti qui, ha avuto un po’ di febbre. Anche se è stanca morta, non molla. Tosta la ragazza».

Che effetto le fa tornare a Parigi. Ci ha vissuto per allenarsi con Philippe Lucas e il suo ex, Luca Marin.

«Ci torno sempre volentieri, però è anche un grande rimpianto».

Quale?

«Essermene andata dopo soltanto un anno. Arrivai a gennaio 2011, nuotavo in una piscina strepitosa, la Lagardère a Bois de Boulogne, una vasca di 50 metri all’aperto col freddo che fa qui d’inverno. Dopo i Mondiali di Shanghai, vinti ma con un crono che non mi soddisfaceva, decisi di tornare in Italia. Sarei dovuta rimanere da sola a Parigi, lontana da casa, e non me la sono sentita. È stato il più grosso errore della mia carriera. Se avessi stretto i denti e resistito ancora un’altra stagione, restando con Lucas, magari le Olimpiadi 2012 a Londra sarebbero andate diversamente. Invece sono stati i miei Giochi peggiori dal punto di vista della preparazione».

La storia con Marin era finita, iniziò la relazione con Filippo Magnini e si fece seguire da Claudio Rossetto.

«Sono sempre stata una che appena non andava bene qualcosa cambiava, non c’era tempo da perdere. La sfera personale non ha mai influito sulle mie decisioni tecniche, ho fatto sempre scelte guidate dal nuoto, per migliorarmi. Detto questo, tornare in Italia fu totalmente sbagliato».

I suoi pronostici per questa Italia del nuoto?

«Ceccon lo aspettiamo per l’oro, è il suo obiettivo e sarà anche il nostro. Martinenghi se la gioca, anche perché le ultime prestazioni della rana non sono state stratosferiche. Quadarella è da medaglia sia negli 800 che nei 1500. Pilato: dipende tanto da lei, ha fatto un Settecolli incredibile e può sfidare tutte le altre ad armi pari, non ci sono grandissimi tempi nella rana femminile nell’ultimo anno. Tutte le staffette maschili possono fare cose importanti, dalle femminili mi aspetto progressi. Sara Curtis ha fatto un 50 stile da paura, è una gara strana che molti possono sbagliare ed è aperta, tranne Sjoestroem non c’è una superiore alle altre. Nel mezzofondo vedo Wiffen davanti, ma dietro c’è spazio: Paltrinieri ha trovato fiducia vincendo nel fondo. E quando c’è da lottare, noi siamo sempre pronti».

Un consiglio agli azzurri?

«Guardare poco a quello che succede attorno, perché è molto distraente. Anche se qualcosa andasse storto, bisogna che rimangano focalizzati su loro stessi».

Chi vincerà i suoi 200 stile libero?

«Una tra Mollie O’Callaghan e Ariarne Titmus, non vedo altre. Se le daranno di santa ragione e sarà una gara bellissima. Non me la perderò, sarò lì».

Quali saranno le star internazionali?

«La Francia ci sorprenderà, gioca in casa e ha una punta di diamante come Leon Marchand. Sono curiosa di vedere Caeleb Dressel, se si è ripreso completamente dalla depressione o se c’è ancora qualche strascico. E così Adam Peaty. È importante come i campioni reagiscono dopo grandi difficoltà, l’eroe che cade e si rialza. Mi sono trovata nella stessa situazione, tifo per i vecchi leoni».

Qual è il campione che oggi preferisce?

«Katie Ledecky: incredibile la sua continuità, non è più la 15enne di Londra. Ha continuato a vincere eppure non è ancora appagata. Non demorde. È più difficile ripetersi piuttosto che vincere nell’entusiasmo della gioventù. Mi sento di dare un peso diverso alle sue medaglie».

È entrata in clima gara?

«Sono sicura che appena entrerò in piscina l’emozione arriverà».

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