Torino e la Francia insieme per le Olimpiadi 2030. Piano pronto e costi ridotti: così ha vinto la concretezza di Parigi
di Andrea GattaTORINO — Il piano che quindici mesi fa venne malamente bocciato a Milano, ai francesi è invece piaciuto parecchio: Parigi ha scelto l’Oval di Torino, che già ospitò le Olimpiadi del 2006, per farci un pezzo della propria rassegna invernale 2030, preferendolo alla concorrenza olandese e all’idea autoctona di una struttura temporanea a Nizza.
La trattativa per l’Oval di Torino
La trattativa nasce segretamente nell’autunno dello scorso anno, quando gli organizzatori transalpini vengono a Torino a chiedere informazioni e disponibilità. Il Piemonte ad aprile si è visto rifiutare la proposta di ospitare il pattinaggio di velocità di Milano Cortina perché la fondazione ha preferito riadattare Rho Fiera, e proprio in quei mesi sta prendendo schiaffoni anche sull’ipotesi di riesumare la pista del bob di Cesana per le gare 2026. Sullo speed skating gli organizzatori milanesi avevano definito Rho più sostenibile, sebbene a Torino si considerasse l’Oval decisamente meno costoso e più valido …
TORINO — Il piano che quindici mesi fa venne malamente bocciato a Milano, ai francesi è invece piaciuto parecchio: Parigi ha scelto l’Oval di Torino, che già ospitò le Olimpiadi del 2006, per farci un pezzo della propria rassegna invernale 2030, preferendolo alla concorrenza olandese e all’idea autoctona di una struttura temporanea a Nizza.
La trattativa per l’Oval di Torino
La trattativa nasce segretamente nell’autunno dello scorso anno, quando gli organizzatori transalpini vengono a Torino a chiedere informazioni e disponibilità. Il Piemonte ad aprile si è visto rifiutare la proposta di ospitare il pattinaggio di velocità di Milano Cortina perché la fondazione ha preferito riadattare Rho Fiera, e proprio in quei mesi sta prendendo schiaffoni anche sull’ipotesi di riesumare la pista del bob di Cesana per le gare 2026. Sullo speed skating gli organizzatori milanesi avevano definito Rho più sostenibile, sebbene a Torino si considerasse l’Oval decisamente meno costoso e più valido per la qualità delle competizioni. Sul bob invece sembrava fatta, con l’idea di restare in Italia privilegiata dal Governo rispetto alla cessione all’estero di alcune gare. Poi a dicembre la mossa a sorpresa del ministro Matteo Salvini di buttarsi su Cortina.
Comune di Torino e Regione Piemonte soddisfatti
In quel frangente si fa avanti il comitato organizzatore francese. A loro manca un impianto per il pattinaggio di velocità, sanno della proposta fatta da Torino a Milano-Cortina e la trovano interessante. La trattativa va avanti: con il presidente del Comitato olimpico francese David Lappartient parla in prima persona il sindaco di Torino Stefano Lo Russo. Il Piemonte ha buone carte in mano: un impianto da 8.000 spettatori già sperimentato, che è in piena funzione seppur come polo fieristico. Ha un dossier pronto con copertura economica garantita, nel caso servisse. E così il risultato arriva: alla sessione plenaria del Cio, due giorni fa a Parigi, c’è anche Lo Russo. A quel punto il sindaco telefona al ministro dello Sport Andrea Abodi per informarlo del successo. «È una notizia che arriva dopo mesi di lavoro in sinergia con la Regione e ci rende molto orgogliosi», commenta il primo cittadino del Pd. Il governatore forzista Alberto Cirio conferma e rivendica «il lavoro di squadra fatto insieme» al di là del colore politico e delle rispettive opposizioni.
Il progetto francese per Torino
La proposta torinese coincide in gran parte con il dossier bocciato da Milano nell’aprile 2023. Allora si parlò di un investimento di 9,6 milioni di euro tra fondi pubblici e fondazioni. Ma ora è ragionevole pensare che la spesa possa essere coperta in tutto o in parte dagli organizzatori francesi. Occorre ripristinare l’impianto per creare il ghiaccio, riallestire la pista e le tribune: meno di due anni dallo studio di fattibilità al collaudo, sei mesi effettivi di cantieri. Nel progetto anche un mini villaggio olimpico con 588 posti letto reperiti da residenze universitarie e da una struttura di housing sociale. La Francia dice sì a Torino non solo per buon vicinato ma per l’assenza di precedenti: sulla scelta di Milano, più dei numeri, pesa ancora la rinuncia della Torino a 5 stelle dei tempi andati.