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Olimpiadi, la cerimonia d’apertura una sfilata autocelebrativa che ha oscurato gli atleti

(reuters)
Il commento alla serata inaugurale delle Olimpiadi di Parigi 2024
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Tanta Francia, tantissima Parigi, ben poche Olimpiadi. Quattro ore bulimiche, quasi per nulla emozionanti, assolutamente pop e autocelebrative. Uno specchio che l’immortale Paris ha rivolto verso sé stessa, scoprendosi tanta, troppa e fradicia. Senza lo stadio-mondo, lo stadio catino che tutto contiene come una placenta (mai era accaduto), quasi senza gli atleti messi a galleggiare sui vaporetti, e dopo un po’ veniva la nausea anche solo guardando quel ballonzolare sulla Senna color topo, con i portabandiera relegati di fatto al ruolo di aste e appena considerati dalla regia, lo sport si è fatto da parte e ha lasciato quasi tutta la scena ai nani e alle ballerine, bravi e brave tutti, però lo spirito olimpico è un’altra cosa.

I Giochi cominciano dunque nella freddezza non solo climatica, con un allestimento a metà tra Fantastico e Giochi senza frontiere, alla modica cifra di 120 milioni di euro. Il can-can è arrivato dopo mezz’ora, pensavamo peggio, mentre per la Gioconda sono se…

Tanta Francia, tantissima Parigi, ben poche Olimpiadi. Quattro ore bulimiche, quasi per nulla emozionanti, assolutamente pop e autocelebrative. Uno specchio che l’immortale Paris ha rivolto verso sé stessa, scoprendosi tanta, troppa e fradicia. Senza lo stadio-mondo, lo stadio catino che tutto contiene come una placenta (mai era accaduto), quasi senza gli atleti messi a galleggiare sui vaporetti, e dopo un po’ veniva la nausea anche solo guardando quel ballonzolare sulla Senna color topo, con i portabandiera relegati di fatto al ruolo di aste e appena considerati dalla regia, lo sport si è fatto da parte e ha lasciato quasi tutta la scena ai nani e alle ballerine, bravi e brave tutti, però lo spirito olimpico è un’altra cosa.

I Giochi cominciano dunque nella freddezza non solo climatica, con un allestimento a metà tra Fantastico e Giochi senza frontiere, alla modica cifra di 120 milioni di euro. Il can-can è arrivato dopo mezz’ora, pensavamo peggio, mentre per la Gioconda sono serviti tre quarti d’ora. Nessuna traccia di Napoleone, avrà mica la tonsillite? C’è da preoccuparsi? Più pastiche che grandeur, Parigi 2024 è cominciata come un’insalata nizzarda, i cuochi coreografi ci hanno messo dentro davvero di tutto, il Louvre e la Tour Eiffel, Monet e il Moulin Rouge, Maria Antonietta e il Trocadero, nulla che non ci si potesse aspettare, a parte la noia. I filmati appena un po’ meglio dei quadri dal vivo, un vivo in verità un poco smorto nel diluvio, con Zizou Zidane a cominciare la corsa della torcia con buon piglio attoriale, anche se ci aspettava che da un momento all’altro saltasse fuori Materazzi. E poi, suvvia, mettere la squadra dei rifugiati sul barcone, mica si fa.

Sorprende che nel primo giorno dei Giochi, dentro la loro simbolica sigla d’apertura rivolta al pianeta, siano mancati proprio gli atleti, vecchie glorie a parte, cioè il corpo e il sangue dell’evento più mondiale al mondo. Sono rimasti figurette sullo sfondo, pochi uomini in barca per tacer del cane. Eppure erano così felici, così smodati nella loro straripante gioventù e bellezza, noi italiani bravissimi in questo, smaglianti sull’allegra bagnarola. Ecco, una festa dello sport con così poco sport ha sorpreso, totale virata verso lo spettacolo globale che è il mostro dello showbiz quando spalanca le fauci. E non vi sarà sfuggita la videomarchetta che, con il pretesto dell’artigianato d’eccellenza, a un certo punto era solo un scusa per mostrare il logo dello sponsor stilista e delle sue celeberrime valigie. Parbleu, che indigestione senza gusto.

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