Arbitri, Var, cartellini e proteste: ai Giochi come allo stadio, le Olimpiadi rovesciano l’Italia
di
Maurizio Crosetti
La sconforto di Filippo Macchi (ansa)
Per anni i calciofili si sono sentiti ripetere di non avere cultura sportivia. A Parigi regna sovrano il caos, pure più che allo stadio
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Due fiorettisti che esultano insieme, due giudici che vanno al Var e non ci capiscono niente, guardano scuotendo la testa, poi decidono come capita. Judoka scippati e pugili sconsolati, umiliati. Tre giorni di Olimpiadi hanno rovesciato l’Italia. Per anni i calciofili si sono sentiti ripetere: siete ossessionati dagli arbitri, non avete cultura sportiva, non capite il senso profondo del Var. E adesso, nell’empireo di Olimpia? Il caos regna sovrano anche qui, pure più che allo stadio. Tutto il mondo è paese, perché non è palese.
Anche le parole sono le stesse delle nostre rissose domeniche. Vergogna, scandalo, furto, indecente. Nel judo piove il giallo sull’azzurro, o forse è il giallo dell’azzurro: cartellini che fanno massa, s…
Due fiorettisti che esultano insieme, due giudici che vanno al Var e non ci capiscono niente, guardano scuotendo la testa, poi decidono come capita. Judoka scippati e pugili sconsolati, umiliati. Tre giorni di Olimpiadi hanno rovesciato l’Italia. Per anni i calciofili si sono sentiti ripetere: siete ossessionati dagli arbitri, non avete cultura sportiva, non capite il senso profondo del Var. E adesso, nell’empireo di Olimpia? Il caos regna sovrano anche qui, pure più che allo stadio. Tutto il mondo è paese, perché non è palese.
Anche le parole sono le stesse delle nostre rissose domeniche. Vergogna, scandalo, furto, indecente. Nel judo piove il giallo sull’azzurro, o forse è il giallo dell’azzurro: cartellini che fanno massa, somma algebrica d’ingiustizia: sanzioni, ovvero “shido”, che mettono i guerrieri con la schiena a terra, fuori dal loro sogno costruito per anni, giorno dopo giorno, goccia di sudore dopo goccia, e non è vero che la goccia scava la lapide: quella, semmai, la appoggiano le giurie sulla tomba di un’illusione.
L'Italia contro gli arbitraggi olimpici: "Ci hanno danneggiato"
Le medaglie cancellate
Abbiamo cominciato domenica, con Odette Giuffrida esiliata dal tatami senza alcuna colpa, addio bronzo senza nemmeno farsi strattonare come si deve dall’avversaria. Poi, il verdetto non unanime (1-4) contro il nostro pugile Abbes Aziz Mouhiidine, infine il Var sgangherato, speriamo non pilotato, contro Arianna Arrigo portabandiera di un’ingiustizia all’ultima stoccata, che in certi casi sarà l’ultima per davvero. Lunedì, ancora nebbia sul judo: la paga Manuel Lombardo, anche per lui cartellini che cancellano il bronzo per colpa di qualche faccia di bronzo, poi in serata l’apoteosi del caos addosso al formidabile Filippo Macchi: il Var gli piega il fioretto e il destino all’ultima stoccata per l’oro, tutta colpa loro. Seguirà l’inutile protesta formale al Cio.
Non è invece soltanto forma, ma ammirevole sostanza, la compostezza dei campioni derubati, la misura - questa sì olimpica - delle loro dichiarazioni, anche se hanno le fiamme dentro a rosolargli il cuore. Veri sportivi, anche quando la logica li capirebbe se scomposti. Eleganti, non ululanti. Qui, il pallone ha solo da imparare.
Il veleno sulla punta del fioretto. Italia della scherma beffata e furiosa
Il tifoso vittimista
Ma allora, questo futuro? Queste tecnologie? Dunque, la certezza del diritto è solo un rovescio della sorte, dell’incompetenza, forse della malafede? O c’è di più? Fate tanto i superiori, poi però siete pure voi in pieno marasma digitale. Persino il sacro fuoco di Olimpia ci brucia le penne e ci obbliga alla regressione infantile nell’immaginario vittimista del tifoso: noi, contro il mondo crudele e contro le forze oscure di un tribunale non aiutato da led, zoom e moviole. La legge non è uguale per tutti. Forse, non ha avuto torto il lottatore Chamizo nel denunciare un tentativo di corruzione.
Il ct del fioretto Stefano Cerioni (ansa)
Una modernità spesa male
La scherma è l’esempio più classico di una modernità spesa male. La scherma, così antica in quel tintinnare di ferri, Zorro e Nedo Nadi, i tre moschettieri che erano quattro e Valentina Vezzali, e così moderna dietro le maschere fashion. Gli atleti pieni di sensori, fili e cavetti come neanche l’albero di Natale, i contatti e le luci intermittenti che non illuminano niente. L’epilogo di Macchi diventa un caso scuola: due arbitri asiatici nell’assalto contro un atleta di Hong Kong, come minimo c’è sbilanciamento geografico.
Sul 14 pari, l’identico destino di Arianna con qualcuno che perde il filo, e nel labirinto restiamo noi italiani. Il Var, non una ma due volte: decidere di non decidere, prima, e sbagliare decisione dopo. Stefano Cerioni, lama d’oro in panchina, indica col dito il suo ragazzo come a dire “il campione olimpico è lui”. Il presidente del Coni è indignato, e quelli che il calcio assai sbigottiti. Per una volta non si sentono soli contro l’universo mondo della scienza che non sa vedere, che non vuol guardare. Immaginate un rigore in cui, insieme, esultino il portiere e l’attaccante. Dov’è la vittoria? Però, accidenti, che tristezza dover sempre porgere la chioma.