Angela Carini e Imane Khelif, l’avversaria accusata di avere il testosterone fuori norma: a Parigi la boxe diventa un caso politico
dal nostro inviato Giuliano FoschiniPARIGI – Si chiama Imane, è una pugile algerina, ha il testosterone di un uomo, ed è il nuovo caso politico delle Olimpiadi di Parigi. E, ancora una volta, di mezzo c’è l’Italia. Imane Khelif combatterà domani, primo agosto, nei pesi welter contro la pugile azzurra Angela Carini. Disputerà le Olimpiadi dopo che era stata squalificata dai Mondiali di Nuova Delhi, dove però aveva gareggiato ed era giunta in finale: dopo un test medico, infatti, effettuato dall’Iba, la Federazione di boxe che però non è all’interno del Cio (e che è in continuo contrasto con il comitato olimpico internazionale), era emerso un tasso di testosterone troppo alto per partecipare in una competizione femminile.
Esclusa dall’Iba: trovati cromosomi XY
Imane aveva gridato al “complotto”, sostenendo che lei era una “donna e con le donne devo boxare”. Il presidente dell’Iba, il russo Umar Kremlev aveva detto all’agenzia di stampa russa Tass che la pugile non era una donna: "Abbiamo trovato cromosomi XY nelle sue cel…
PARIGI – Si chiama Imane, è una pugile algerina, ha il testosterone di un uomo, ed è il nuovo caso politico delle Olimpiadi di Parigi. E, ancora una volta, di mezzo c’è l’Italia. Imane Khelif combatterà domani, primo agosto, nei pesi welter contro la pugile azzurra Angela Carini. Disputerà le Olimpiadi dopo che era stata squalificata dai Mondiali di Nuova Delhi, dove però aveva gareggiato ed era giunta in finale: dopo un test medico, infatti, effettuato dall’Iba, la Federazione di boxe che però non è all’interno del Cio (e che è in continuo contrasto con il comitato olimpico internazionale), era emerso un tasso di testosterone troppo alto per partecipare in una competizione femminile.
Esclusa dall’Iba: trovati cromosomi XY
Imane aveva gridato al “complotto”, sostenendo che lei era una “donna e con le donne devo boxare”. Il presidente dell’Iba, il russo Umar Kremlev aveva detto all’agenzia di stampa russa Tass che la pugile non era una donna: "Abbiamo trovato cromosomi XY nelle sue cellule”, facendo intendere quindi che fosse nata uomo. Ma il Comitato olimpico algerino aveva confermato si trattasse di una “donna che deve gareggiare con le donne”, esprimendo la propria vicinanza e solidarietà all'atleta e sostenendo che l’avrebbe iscritta ai Giochi olimpici.
L’autorizzazione del Cio
E così è successo: Imane (dai documenti anagrafici presentati al Cio non risulta alcun cambio di sesso, non si può parlare quindi di atleta transgender) è stata iscritta e il Cio ha autorizzato la partecipazione. “Sono donne nel loro sport e abbiamo stabilito che si tratta di donne” ha detto il portavoce del Cio, Mark Adams, dopo che sono state effettuate le analisi sul livello del testosterone. “Si tratta di atlete che hanno boxato da sempre con le donne e che rispettano tutte le regole di ammissibilità previste da questi Giochi”.
In Italia il caso diventa politico
Una vittoria dunque per gli atleti iperandrogeni, anche perché Khelif non è la sola. Nella boxe c’è la taiwanese Lin Yu-Ting ma in molti ricordano le guerre (perse) di Caster Semenya, la sudafricana che correva gli 800 metri, e la velocista indiana Dutee Chand. La eco del caso Khelif però non si è fermata nel mondo olimpico, ma velocemente è risuonata in Italia dove è diventata politica coinvolgendo direttamente il Governo. Il vice premier Matteo Salvini, e a seguire decine di esponenti della Lega, hanno puntato il dito contro “il pugile trans” dell’Algeria, rilanciando un video di un’atleta messicana sconfitta dalla Khelif. “Uno schiaffo all’etica dello sport e alla credibilità delle Olimpiadi” ha detto Salvini. “Basta con le follie dell’ideologie woke!”. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, si dice “sorpreso: com’è possibile?” mentre sempre dal lato Lega fanno notare come “sono le Olimpiadi transgender: dopo quella cerimonia di apertura, ora spazio anche agli uomini che combattono contro le donne”. A proposito: Angela Carini, che dice? “Io devo adeguarmi a quello che ha deciso il Cio, quindi domani andrò sul ring e darò tutta me stessa”. Il Coni dal canto suo, pur non facendo riferimento specifico al caso, fa sapere in una nota di essersi attivato con il Cio affinché i diritti di tutti gli atleti e le atlete siano conformi alla Carta Olimpica e ai regolamenti sanitari.