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La foto delle Olimpiadi è Medina signore delle onde

Gabriel Medina (Foto di Jerome Brouillet / Afp) (afp)

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Il campione brasiliano a Tahiti, dove sono in corso le gare di surf a 17 mila chilometri da Parigi
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PARIGI — Se solo sapessimo guardare. La natura, la grande bellezza, le nuvole. Non alla Nouvelle Vague, ma alla vague e basta. All’onda che se la sai cavalcare con una carezza ti porta lì, tra mare e cielo. E ti fa diventare un Nettuno moderno che esce dalle acque. Teahupo’o, mare del Sud, onde selvagge, piogge e frequenti per via dell’aliseo Mara’amu. Tahiti, capolinea del mondo. Al centro dell’Oceano Pacifico, quasi 17 mila chilometri da Parigi, a più di 3 mila dalle Hawaii, a quasi 5 mila dall’Australia. Eppure compagno di strada di Parigi 2024, territorio d’oltremare, un pezzo di Francia che sta lontano, che si sveglia quando Paris va a dormire: qui hanno creato un Villaggio olimpico galleggiante. Gabriel Medina, brasiliano, 30 anni, campione del mondo di surf, immobile nell’aria e sull’acqua, come un Cristo Redentore, il braccio destro levato con il segno ok o forse numero uno. Non è un fotomontaggio, è un surfista in cerca del suo primo oro olimpico, alla caviglia sinistra ha il…

PARIGI — Se solo sapessimo guardare. La natura, la grande bellezza, le nuvole. Non alla Nouvelle Vague, ma alla vague e basta. All’onda che se la sai cavalcare con una carezza ti porta lì, tra mare e cielo. E ti fa diventare un Nettuno moderno che esce dalle acque. Teahupo’o, mare del Sud, onde selvagge, piogge e frequenti per via dell’aliseo Mara’amu. Tahiti, capolinea del mondo. Al centro dell’Oceano Pacifico, quasi 17 mila chilometri da Parigi, a più di 3 mila dalle Hawaii, a quasi 5 mila dall’Australia. Eppure compagno di strada di Parigi 2024, territorio d’oltremare, un pezzo di Francia che sta lontano, che si sveglia quando Paris va a dormire: qui hanno creato un Villaggio olimpico galleggiante. Gabriel Medina, brasiliano, 30 anni, campione del mondo di surf, immobile nell’aria e sull’acqua, come un Cristo Redentore, il braccio destro levato con il segno ok o forse numero uno. Non è un fotomontaggio, è un surfista in cerca del suo primo oro olimpico, alla caviglia sinistra ha il cordino che lo lega alla tavola, eretta anche lei. La prima immagine sportiva dei terzi Giochi di Parigi è questa: prepotenza fisica dell’oceano, dell’atleta, del gesto. E non viene dalla Senna, ancora inquinata, ma da onde che parlano di un’altra civiltà. Medina surfa da 10 ma i giudici gli danno 9,90 («Avrebbero dovuto darmi quel decimo che mancava, lo meritavo») poi il meteo blocca le gare per via delle onde basse e piatte. Che gli vuoi dire a Medina, ma anche al fotografo, Jerome Brouillet, agenzia Afp?

Gabriel Medina (Foto di Jerome Brouillet / Afp) (afp)

Straordinaria ogni capovolta di Simone Biles, ma Teahupo’o profuma di vento, di libertà, di natura non addomesticata, di fuga dalle convenzioni. Quanta invidia mentre esci da una metropolitana affollata e sudata per quel grand bleu. Tahiti, colonia dal 1880, cittadinanza francese dal 1946, ma soprattutto sogno di ogni ribelle e fuggitivo. Perché almeno lì le inquietudini si placavano o si arricciavano a forma di onda.

Se solo per un attimo potessimo aprire gli occhi. E ricordarci di quando da bambini volevamo giocare anche sotto la tempesta. E di come i Giochi anche quelli con la maiuscola sono o dovrebbero essere un modo per conoscere il mondo, quello vicino e quello lontano. E se ci ricordassimo della nostra adolescenza, alla ricerca dell’avventura, della Ballata del Mare Salato di Corto Maltese, by Hugo Pratt, degli ammutinati del Bounty, sempre Polinesia, però inglese, isole Pitcairn, delle pagine di Herman Melville, di Robert Louis Stevenson, di Mark Twain, di Jack London, di Somerset Maugham. Su tutti quelli che partivano con un dolore e con una ferita dentro, alla ricerca di una cura, che fosse una gara di arrampicata sugli alberi di cocco (è una prova delle Olimpiadi Polinesiane) o il cercare di trovare un mezzo per scavalcare le onde e dare una scossa a un cuore spento.

Anche Gabriel Medina (che si è operato al setto nasale per poter respirare meglio), nato a São Sebastião, nello stato di San Paolo, ha iniziato a surfare perché i suoi genitori avevano divorziato e quello era l’unico modo per passare del tempo con suo padre, grande appassionato. E il suo primo campionato nazionale lo ha vinto a Buzios, a nord di Rio, posto dove c’è una statua dedicata a Brigitte Bardot, perché l’attrice francese promosse quel tratto di costa a Costa Azzurra brasiliana.

Se solo la facessimo finita con la pretesa irreale di voler rendere balneare la Senna, fiume commerciale, costringendo gli atleti a continue sveglie e rinvii e ci impegnassimo a non rovinare la natura e a tutelarla dove fa il suo corso, e tornassimo a dei Giochi che sanno convivere e non stravolgere. Questo dicono Teahupo’o e Medina sospeso tra mare e cielo, sulla schiuma dell’oceano. Se. If.

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