Alberta Santuccio: “La stoccata dell’oro preparata ascoltando i cori francesi”
dal nostro inviato Mattia ChiusanoPARIGI — «La scherma si sta evolvendo: per vincere l’oro abbiamo usato stimolazioni sonore e realtà virtuale». Alberta Santuccio, catanese classe 1994, è la spadista della stoccata decisiva contro la Francia nell’oro a squadre di tre giorni fa.
Santuccio, ci spieghi i retroscena della vostra preparazione.
«Al tifo da stadio noi schermidori non siamo abituati, il nostro preparatore respiratorio Andrea Vivian, un genio, ci ha messo alla prova con gli audio del tifo francese, ma anche degli urli di Candassamy, Mallo-Breton, Vitalis, le nostre avversarie».
Il vostro ct Dario Chiadò ha parlato di realtà virtuale.
«Prepariamo i movimenti all’interno di un quadrato virtuale dove girano alcune sfere tra le quali tre di colore verde, che si accendono, poi si spengono, ripartono, tu devi seguirle con l’occhio e riconoscerle quando si fermano dopo 20 secondi».
Il colpo al braccio di Mallo-Breton è stato puro istinto?
«Prima di ogni incontro studiamo le nostre avversarie, ci eravamo dette di tene…
PARIGI — «La scherma si sta evolvendo: per vincere l’oro abbiamo usato stimolazioni sonore e realtà virtuale». Alberta Santuccio, catanese classe 1994, è la spadista della stoccata decisiva contro la Francia nell’oro a squadre di tre giorni fa.
Santuccio, ci spieghi i retroscena della vostra preparazione.
«Al tifo da stadio noi schermidori non siamo abituati, il nostro preparatore respiratorio Andrea Vivian, un genio, ci ha messo alla prova con gli audio del tifo francese, ma anche degli urli di Candassamy, Mallo-Breton, Vitalis, le nostre avversarie».
Il vostro ct Dario Chiadò ha parlato di realtà virtuale.
«Prepariamo i movimenti all’interno di un quadrato virtuale dove girano alcune sfere tra le quali tre di colore verde, che si accendono, poi si spengono, ripartono, tu devi seguirle con l’occhio e riconoscerle quando si fermano dopo 20 secondi».
Il colpo al braccio di Mallo-Breton è stato puro istinto?
«Prima di ogni incontro studiamo le nostre avversarie, ci eravamo dette di tenere la punta della spada sul braccio avanzato della francese, perché è lei stessa a farsi toccare sul suo movimento avanti e indietro. Ha fatto quella mossa di troppo che ha fatto accendere la luce».
Ha rivisto la stoccata?
«Più la riguardo e più mi piace. Nei miei occhi rileggo tutta la felicità, e sento la presenza di mio nonno Vincenzo, il mio tifoso numero 1. Lo porto sempre con me, negli orecchini che bacio prima di ogni assalto. So quanto amava la scherma e quanto avrà gioito lassù. Poco dopo che è morto, ai Mondiali giovanili 2010, l’ho immaginato su una bandiera che ha cominciato all’improvviso a muoversi».
Il 2010 è stato un anno importante per lei.
«Agli Europei di Atene incontro Francesco Aragona, è uno sciabolatore, ma un po’ pazzerello, infatti lascerà presto per dedicarsi agli studi. Ora è il mio fisioterapista, e tra poco mio marito. Posso finalmente dedicarmi al nostro matrimonio, sarà il 12 ottobre».
Lei è catanese come Rossella Fiamingo.
«L’ho vista sempre come il mio punto di riferimento, alle gare giovanili mi attaccavo a lei, abbiamo condiviso la camera poi siamo diventate amiche. Ci siamo ritrovate a Roma col nostro maestro Daniele Pantoni, purtroppo in Sicilia la rivalità tra palestre ti costringe ad allontanarti: ho lasciato a malincuore il mio maestro di Catania, Mimmo Patti».
C’è eguaglianza di genere nello sport?
«Le donne nello sport italiano per la prima volta sono rappresentate come gli uomini. Io personalmente mi alleno e batto i maschi. Da piccola alle gare dei pulcini ero l’unica femmina e i maschietti non mi volevano perché li battevo».
Sta già pensando al dopo?
«Sono laureata in psicologia e faccio parte delle Fiamme Oro, all’inizio non pensavo tanto a lavorare nella Polizia, ora sì. Altrimenti abbiamo una casa a Catania in cui organizzare eventi. Per ora, prendo tempo».
Il vostro successo potrebbe ispirare tante ragazze?
«La scherma sta diventando uno sport d’élite, a noi gli sponsor rimpiazzano le lame, ma con l’aumento dei costi dell’acciaio se un bambino ne rompe una la famiglia paga fino a 210 euro, e questo non è per tutti. Si potrebbe trovare un’alternativa, ci sono brand che lanciano nuovi materiali. Non sapevo nemmeno cosa fosse la scherma, ma mio fratello Giorgio voleva farla a tutti i costi e mi ha trascinata: non si può disperdere questo tipo di passione».