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Via al golf olimpico, l’Italia rilancia Manassero: “Ero incosciente, avevo bisogno di aiuto. Così mi sono ritrovato”

Matteo Manassero 

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L’ex talento perduto torna ai Giochi dopo stagioni durissime: “A sedici anni giocavo coi più grandi, non mi sentivo a disagio, solo ora mi rendo conto della difficoltà di quelle giornate. Sono sparito dal grande tour, poi ho trovato una mental coach. E mia moglie”
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PARIGI – Parte il golf alle Olimpiadi di Parigi, ed è un torneo che sembra il quinto Major. Finiti i tempi delle defezioni a causa di zanzare (Rio) e Covid (Tokyo). Al Le Golf National lotteranno da giovedì a domenica 8 tra i 10 migliori giocatori al mondo: gli americani Scottie Scheffler, n.1 del ranking e vincitore quest’anno del Masters, il campione in carica Xander Schauffele, n.2 che ha fatto suoi il PGA Championship e l’Open britannico 2024, gli irlandesi Shane Lowry e Rory McIlroy (in realtà nordirlandese), lo svedese Ludvig Aberg e l’elenco potrebbe continuare a lungo. E l’Italia? Ci sono Guido Migliozzi e Matteo Manassero, di ritorno dagli inferi. Quando Jannik Sinner aveva otto anni, la precocità italiana aveva il viso e i suoi modi rilassati. Appena sedicenne, giocò The Open come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, accanto a leggende come Tom Watson e Sergio Garcia: finì 13°, come un ottavo di finale a Wimbledon. Poi cominciò a vincere: Spagna, Malesia, Singapore…

PARIGI – Parte il golf alle Olimpiadi di Parigi, ed è un torneo che sembra il quinto Major. Finiti i tempi delle defezioni a causa di zanzare (Rio) e Covid (Tokyo). Al Le Golf National lotteranno da giovedì a domenica 8 tra i 10 migliori giocatori al mondo: gli americani Scottie Scheffler, n.1 del ranking e vincitore quest’anno del Masters, il campione in carica Xander Schauffele, n.2 che ha fatto suoi il PGA Championship e l’Open britannico 2024, gli irlandesi Shane Lowry e Rory McIlroy (in realtà nordirlandese), lo svedese Ludvig Aberg e l’elenco potrebbe continuare a lungo. E l’Italia? Ci sono Guido Migliozzi e Matteo Manassero, di ritorno dagli inferi. Quando Jannik Sinner aveva otto anni, la precocità italiana aveva il viso e i suoi modi rilassati. Appena sedicenne, giocò The Open come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, accanto a leggende come Tom Watson e Sergio Garcia: finì 13°, come un ottavo di finale a Wimbledon. Poi cominciò a vincere: Spagna, Malesia, Singapore, a vent’anni più giovane di sempre a imporsi nel prestigioso Bmw Pga Championship. Cominciò infine a perdere nei tornei che contano, risucchiato nei circuiti minori e in una crisi di risultati e fiducia. Undici anni dopo, ormai trentenne sposato e consapevole, ha vinto in Sudafrica ed è tornato tra i protagonisti del tour europeo.

Matteo Manassero prova un colpo sul campo olimpico del Le Golf National di Guyancourt 

Manassero, cosa rappresenta l’Olimpiade?

“Non vedo l’ora di iniziare, vorrei che l’entusiasmo per il mio ritorno alle Olimpiadi si tramutasse in una bella prestazione. Conosco bene il campo, è selettivo, richiede il meglio. Sono pronto”.

Dov’eravamo rimasti?

“Dal 2011 a oggi sono successe tante cose”.

Nel periodo d’oro arrivavano complimenti, attenzioni, paragoni coi grandi del golf. Un famoso manager disse che “il cielo è il suo unico limite”. Non era troppo per un ragazzo?

“Non penso che mi abbia fatto bene. Ma era logico che succedesse, si cavalcava l’onda di qualcuno conosciuto solo per le vittorie e gli aspetti positivi. Avevo come sponsor Abu Dhabi. In un anno sono passato dai dilettanti a giocare contro Tom Watson, non mi sentivo a disagio in quell’ambiente, ma credo solo ora di rendermi conto della difficoltà di quelle giornate”.

Come viveva quei momenti?

“Con incoscienza e poca consapevolezza delle difficoltà. Col tempo ho capito che l’atleta duraturo è quello che si crea un percorso e lo segue, non quello che cavalca l’onda dei risultati”.

Era famoso il racconto di lei bambino che si calmava vedendo i vhs di Severiano Ballesteros.

“Sono sempre attratto dal golf, sin da bambino. Mi veniva bene, sono stato premiato in modo rapido ed esponenziale. Nessun intoppo, deviazione verso gli obiettivi più grandi. Non subivo nessun tipo di influenza, tutto sembrava semplice ma non lo era”.

C’erano addirittura paragoni con l’avvento del giovane Tiger Woods.

“Anche quello fu sbagliato. Non ci si rende conto di quanto sia difficile mantenere un livello così alto per tanto tempo, pochi ci riescono”.

L’ascesa di Jannik Sinner le ricorda qualcosa?

“Lo guardo da tifoso, perché io non ho mai vinto un Major né sono stato n.1 del mondo. Mi sembra ben seguito, infatti riesce a gestire pressioni incredibili. È speciale anche nelle piccole cose”.

Cosa è andato storto a un certo punto della sua carriera?

“Dal 2015 le cose sono peggiorate, ho cominciato a non giocare bene come prima, a perdere fiducia, non mi sentivo più competitivo. Sono finito per tre anni nel Challenge Tour, non partecipavo nemmeno più all’Open d’Italia. Mi sono trascinato problemi che dovevo affrontare prima. Le aspettative troppo alte non mi hanno aiutato, è stato come l’effetto palla di neve. Nel giugno 2019 mi sono fermato: dovevo cominciare a cambiare”.

Pentito di non aver avuto subito uno psicologo?

“Assolutamente sì. Avrei avuto bisogno di una persona con cui connettermi e parlare di quel che sentivo, far uscire quel che stavo elaborando. Ora questa persona c’è: Alessandra Verna è la mia mental coach, mi ha fatto capire la normalità di certe sensazioni che provavo. E ho un nuovo coach, l’ex professionista Soren Hansen. Da un anno e mezzo sono sposato con Francesca Apollonio, è una personal trainer che non lavora nel mio team, ma capisce tanto di sport”.

In fondo a 31 anni non è vecchio per tornare a vincere nel golf.

“Sono ancora giovane, ho tempo. Vorrei giocare di nuovo con la mia nuova mentalità, con l’entusiasmo e la consapevolezza. Un Major o una medaglia olimpica? Li sogno e sto lavorando per questo”.

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