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Jacobs plana sui Giochi: “Mai così veloce nei test”

Marcell Jacobs (ansa)

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Il campione olimpico in carica dei 100 metri è il grande atteso dopo l’exploit di Tokyo: “L’ho fatto una volta, posso rifarlo di nuovo: la voglia è la stessa. Llyes? Non lo vedo favorito, mi preoccupa più Thompson”
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Ritorno al futuro. Il re della velocità olimpica è sempre lui. Mr. 100 metri, golden boy anche in staffetta. Prima di avere il numero 1 del mondo Jannik Sinner abbiamo avuto il texano cresciuto sul lago di Garda. Papà Marcell Jacobs, tre figli, 30 anni il 26 settembre, plana su Parigi. Tatuatissimo, positivissimo, meno ingioiellato del solito. Se Sinner riempie la tv di spot pubblicitari, se Tamberi è ambasciatore di moda e della sua regione, Jacobs è più invisibile. Eppure è l’uomo del miracolo, del boom dello sprint, quello che ha fatto correre l’Italia come mai prima. In Europa è il più veloce in assoluto, 9”80 nel 2021, e anche nelle liste stagionali, 9”92 a giugno a Turku, ma nel mondo Marcell è indietro. Di un metro. Altri in questa stagione sono sfrecciati a 9”77, 9”79, 9”81, 9”86, 9”88.

Jacobs e gli avversari

Se Sinner invita sempre alla calma e a moderare l’entusiasmo, Jacobs parla di good vibrations. “A Tokyo non c’erano spettatori, il villaggio era un po’ smorto, qui m…

Ritorno al futuro. Il re della velocità olimpica è sempre lui. Mr. 100 metri, golden boy anche in staffetta. Prima di avere il numero 1 del mondo Jannik Sinner abbiamo avuto il texano cresciuto sul lago di Garda. Papà Marcell Jacobs, tre figli, 30 anni il 26 settembre, plana su Parigi. Tatuatissimo, positivissimo, meno ingioiellato del solito. Se Sinner riempie la tv di spot pubblicitari, se Tamberi è ambasciatore di moda e della sua regione, Jacobs è più invisibile. Eppure è l’uomo del miracolo, del boom dello sprint, quello che ha fatto correre l’Italia come mai prima. In Europa è il più veloce in assoluto, 9”80 nel 2021, e anche nelle liste stagionali, 9”92 a giugno a Turku, ma nel mondo Marcell è indietro. Di un metro. Altri in questa stagione sono sfrecciati a 9”77, 9”79, 9”81, 9”86, 9”88.

Jacobs e gli avversari

Se Sinner invita sempre alla calma e a moderare l’entusiasmo, Jacobs parla di good vibrations. “A Tokyo non c’erano spettatori, il villaggio era un po’ smorto, qui mi sto godendo l’atmosfera, in molti sono venuti a salutarmi e chiedere fotografie, sarebbe lo stesso se dovessi incontrare LeBron James in mensa, anche se non accadrà mai. Questo fa piacere. Llyes? Non lo vedo favorito, mi preoccupa più il giamaicano Thompson”.

Jacobs: “Posso ripetermi”

Il campione dei 100 metri ai Giochi è sempre stato il re della foresta: il più cercato, il più atteso, il più desiderato. Qui Jacobs sembra un po’ in ombra, eppure il titolo se lo è meritato con una corsa strepitosa. A Tokyo fu il fulmine che in un’ora e mezza bruciò il mondo. Non c’era mai stato un azzurro in una finale olimpica dello sprint, Marcell fu il primo, anche sul traguardo. Sorpresa, dubbi: chi è questo ex lunghista che ora si mette a correre? Poi negli anni seguenti infortuni e rallentamenti hanno un po’ spento i suoi razzi. Il suo urlo per spaventare gli altri leoni della foresta non si sente. “A Tokyo ero un outsider, era la mia prima esperienza ai Giochi, un’emozione, sono passati tre anni, sembra ieri, ma la voglia è la stessa. Qui arrivo da campione olimpico e questo mi dà tanta autostima. Come l’ho fatto una volta, posso farlo di nuovo. Sto bene, mi sono potuto allenare, ho fatto allunghi di 90 metri, ho voluto provare due volte quella fase tra i 15 e 20 metri in cui c’era uno stallo, anche se il mio nuovo coach Rana Reider ha detto che non serviva”.

Il tempo per una medaglia

Jacobs insiste con l’ottimismo: “Ho fatto test in allenamento, non ho mai corso così forte, nei cento non si ragiona, né si risparmiano energie, bisogna riuscire a mettere le spalle davanti agli altri”. Track & Field News che passa per essere la bibbia dell’atletica (ma prende cantonate colossali) lo mette fuori dalle medaglie, solo quarto. Marcell, una previsione per il podio? “Chi sbaglia meno, vince. Non penso a tempi stratosferici per una medaglia, credo possa servire stare sotto i 9”85, ma la cosa più importante è correre forte e andare in finale. Da quando sono arrivato primo io a Tokyo nessuno ha mai vinto in una grande manifestazione con meno di 9”80”.

Soddisfatto del percorso

Vero. Jacobs si è trasferito in Florida con la famiglia (che ha chiesto la green card), si allena con un gruppo di campioni, è andato spesso a Monaco a farsi visitare dal guru dei muscoli (anche di Maradona e di Bolt), il dottor Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt. Se Mennea nella vigilia della gara si alimentava di dubbi e si contorceva, Jacobs pare soddisfatto del suo percorso. “Mi chiedono tutti della pressione e come faccia a reggerla, ma per me è uno stimolo, poi certo ogni atleta è egoista, per vincere bisogna concentrarsi solo su stessi, escludere il resto”. Lo sottostimano? Pazienza. Lo sottovalutano? Va bene così. Non chiedono di lui? E chissene. Però quando sarà il momento di mettersi ai blocchi tornerà a essere il campione olimpico. Quello da battere.

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