Atleti che fanno la storia e che ora si impegnano per cambiarla. Quella dell’America, non solo dei loro sport. Degli afroamericani negli Stati Uniti. Sono scesi in campo per cercare di fermare la corsa per un ritorno alla Casa Bianca di Trump e con avversari così per The Donald si fa dura.
Simone Biles, Signora della ginnastica, già due ori a Parigi, 39 medaglie totali tra Mondiali e Olimpiadi che la fanno atleta più vincente della ginnastica, riposta sui social un complimento di un utente e sottolinea “I love my black job”.
Non serve uno scienziato per capire che si riferisce al commento dal sapore razzista del tycoon davanti ad una platea di giornalisti afroamericani, dove ha detto che i migranti rubano i 'black jobs', lavori che non ha saputo poi definire.
Ad amplificare le parole di Biles, LeBron James, portabandiera Usa e leggenda dell’Nba dove è il miglior marcatore di tutti i tempi, che già negli ultimi 15 anni si era esposto sostenendo i Dem e facendosi portavoce di battaglie per i diritti civili. Riposta il tweet della ginnasta con un cuore nero, la parola black e la capra (goat, the great of all time, ormai marchio di fabbrica di Simone Biles).
Non è la prima volta che lo sport americano si schiera contro Trump. Quando gli atleti si inginocchiarono contro il razzismo seguendo l’esempio di Kaepernick l’allora presidente americano invitò i proprietari delle squadre a licenziare chi aderiva alla protesta. E già allora il basket si schierò: il campione Nba Steven Curry rifiutò l’invito a Washington del presidente Trump dicendo: «Venire alla Casa Bianca è sempre stato un onore, prima che arrivassi tu» e trovando l’immediato sostegno di star della pallacanestro come Kobe Bryant e LeBron James.