PARIGI – Questione di tempo. Di sacrificio e ossessione. Il nuoto e i record non sono altro per David Popovici, 19 anni, il prodigio romeno della velocità, d’oro nei 200 stile a Parigi, di bronzo nei 100 vinti dal suo coetaneo, Pan Zhanle, con un primato spaziale: -4 decimi del precedente stabilito dallo stesso cinese nella prima frazione in staffetta a Doha a febbraio. In Qatar lo tolse proprio al ragazzo di Bucarest, che due anni fa a Roma abbassò di 5 centesimi il Mondiale del brasiliano Cesar Cielo che durava dall’epoca costumoni (2009). A Casa Omega, cronometrista dei Giochi di cui è ambassador, Popovici allontana i sospetti di doping sul record di Pan, primo e unico finora in Francia. Peraltro Zhanle non è nella lista dei 23 testati positivi alla trimetazidina prima dei Giochi di Tokyo (tutti scagionati perché ci sarebbe stata una contaminazione alimentare). Pan come i suoi compagni è stato testato in media 21 volte dal 1° gennaio, contro 6 volte per gli americani, 5 per gli ita…
PARIGI – Questione di tempo. Di sacrificio e ossessione. Il nuoto e i record non sono altro per David Popovici, 19 anni, il prodigio romeno della velocità, d’oro nei 200 stile a Parigi, di bronzo nei 100 vinti dal suo coetaneo, Pan Zhanle, con un primato spaziale: -4 decimi del precedente stabilito dallo stesso cinese nella prima frazione in staffetta a Doha a febbraio. In Qatar lo tolse proprio al ragazzo di Bucarest, che due anni fa a Roma abbassò di 5 centesimi il Mondiale del brasiliano Cesar Cielo che durava dall’epoca costumoni (2009). A Casa Omega, cronometrista dei Giochi di cui è ambassador, Popovici allontana i sospetti di doping sul record di Pan, primo e unico finora in Francia. Peraltro Zhanle non è nella lista dei 23 testati positivi alla trimetazidina prima dei Giochi di Tokyo (tutti scagionati perché ci sarebbe stata una contaminazione alimentare). Pan come i suoi compagni è stato testato in media 21 volte dal 1° gennaio, contro 6 volte per gli americani, 5 per gli italiani, 4 per australiani, britannici e francesi.
Non le ha fatto impressione?
«Un crono pazzesco. Ha battuto tutti noi di oltre un secondo. Una cosa mai vista nella storia delle Olimpiadi, di sicuro non nei 100 stile dove in genere si gioca su margini molto stretti. Quindi, congratulazioni a lui».
Convinto che sia stata una gara pulita?
«Ci sono stati scandali di doping, per lo più incentrati su pochi paesi, ma i singoli individui sono innocenti fino a prova contraria. Tutti. Io feci il record con un tempo molto buono e se ci sono riuscito io, perché non lui? È giovane quanto me. Il passo avanti che ha fatto è enorme, ce ne rendiamo tutti conto, vuol dire che ci alleneremo di più e meglio per provare a batterlo».
Ci riuscirà?
«Ci sto provando, lo stiamo facendo tutti, ed è una lotta incessante. Non voglio dire che il primato di Pan sia la perfezione raggiunta, ma di certo tende alla perfezione. Che è irraggiungibile per definizione, ma non per questo smetteremo di inseguirla. Chi ci si avvicinerà di più, lo batterà. E chi ci riuscirà, lo avrà meritato».
I sospetti non condizionano sui blocchi?
«Io pensavo solo alla mia gara: ero lì da solo, le tribune erano vuote nella mia testa, o almeno provavo a immaginarlo. Non c’era un favorito. Non c’erano distinzioni tra le corsie. Inutile pensare in quel momento se la piscina fosse o meno “pulita”. Se credi che ci siano dei cattivi lì con te, non vai da nessuna parte, è solo frustrante. È importante parlare di doping nello sport e della correttezza in generale. Ma quando salgo sui blocchi per me non c’è nessuno scandalo, nessuna situazione controversa: ci sono solo io e l’acqua».
Qualcuno si lamenta anche della piscina meno profonda del solito e per questo apparentemente più lenta.
«Io mi alleno a Bucarest in una struttura molto vecchia, con l’aria condizionata che funziona male. Sono abituato a condizioni difficili rispetto ai miei rivali, agli inglesi, australiani, americani e cinesi. Se ti concentri sull’idea che la piscina è bassa e non sembra troppo veloce, ti nutri di informazioni tossiche e questo può condizionarti. Per me è semplicemente veloce come tutte le altre».
A Parigi cibo scarso al Villaggio e trasporti caotici anche per lei?
«Ho eliminato il problema giocando d’anticipo: con il mio allenatore Adrian Radulescu abbiamo pianificato tutto più di un anno fa, scegliendo di stare in un hotel. I pasti li ho ordinati da fuori e ho chiesto al mio fisioterapista di cucinare alcuni piatti seguendo le ricette di mia madre. A Tokyo ero al Villaggio, non ho dormito bene sui letti di cartone, non ho mangiato come avrei voluto. Qui abbiamo fatto diversamente ed è stata la decisione migliore».
Come vive la sua popolarità, specie in Romania?
«Penso che tutti abbiano fantasticato una volta nella vita d’essere fermati per strada. All’inizio è stato grandioso, ma dopo un po’ stancante. Adesso vado in vacanza e non so ancora dove, ci ha pensato mia madre. Io ho messo solo alcune condizioni: andare molto lontano, magari su un’isola in cui non ci fossero molti romeni che mi avrebbero riconosciuto, in un posto caldo e tranquillo».
Continua a studiare psicologia?
«Ho dovuto sospendere, ho provato a conciliare studio e preparazione per questa Olimpiade, senza riuscirci. Io non faccio le cose superficialmente».
Come gestisce la pressione?
«La risposta migliore l’ha data Novak Djokovic: devi calmare i nervi e concentrarti solo su quello che c’è da fare. Se nuoti pensando alla medaglia, al risultato, gli altri ti battono».
Che cosa la contraddistingue dagli altri?
«Tutto quello che ho fatto non voglio dire che sia unico e diverso, ma fin da bambino ho cercato di distinguermi nel nuoto, nel mio paese, nella vita di tutti i giorni. Mi piace realizzare qualcosa più grande di me».
Che cosa serve per diventare campioni?
«Il sacrificio. L’ossessione per quello che vuoi raggiungere. Non è la cosa più salutare, ma è ciò che fa la differenza. Ci sono tanti atleti straordinari e grandiosi, ma solo alcuni si distinguono. Serve lavorare di più, dormire meno, mangiare meglio, non uscire e avere davvero una vita sociale. Tutti questi sacrifici sommati potranno un giorno portare a dei risultati. Forse».
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