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Roncadelle e le sue sorelle, quando la piccola città è disegnata sulla carta geografica dalle Olimpiadi

Alice Bellandi (afp)

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La cittadina bresciana degli ori di Bellandi e De Gennaro è una delle tante conosciute solo in virtù delle imprese sportive dei suoi abitanti
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Chissà cosa mangiano i bambini a “Roncadéle”, così in dialetto bresciano, la Roncadelle tutta d’oro di Alice Bellandi e Giovanni De Gennaro, poco più di 9 mila anime che però il destino ha collocato nella ricca Lombardia delle palestre e delle piscine, col lago vicino se si vuole remare, e i torrenti, e qualche tatami per mandare a schiena all’aria gli avversari, e tante strade levigate per mulinare chilometri in bici, e naturalmente campetti di calcio in una terra che ha sempre prodotto campioni in serie (il più mitologico dei quali, Gigi Riva, nacque nella varesina Leggiuno).

Mesagne scolpita nella guida olimpica

Se la storia dello sport si fa anche sulla geografia, non possiamo stupirci delle occasioni a volte sfruttate. Forse, neppure Italo Calvino avrebbe saputo rendere visibili certe città invisibili, più che altro borghi e minuscoli punti sulle mappe. Il comune di Mesagne, provincia di Brindisi, è più facile rintracciarlo nella storia olimpica che sulla garzantina: diede i…

Chissà cosa mangiano i bambini a “Roncadéle”, così in dialetto bresciano, la Roncadelle tutta d’oro di Alice Bellandi e Giovanni De Gennaro, poco più di 9 mila anime che però il destino ha collocato nella ricca Lombardia delle palestre e delle piscine, col lago vicino se si vuole remare, e i torrenti, e qualche tatami per mandare a schiena all’aria gli avversari, e tante strade levigate per mulinare chilometri in bici, e naturalmente campetti di calcio in una terra che ha sempre prodotto campioni in serie (il più mitologico dei quali, Gigi Riva, nacque nella varesina Leggiuno).

Mesagne scolpita nella guida olimpica

Se la storia dello sport si fa anche sulla geografia, non possiamo stupirci delle occasioni a volte sfruttate. Forse, neppure Italo Calvino avrebbe saputo rendere visibili certe città invisibili, più che altro borghi e minuscoli punti sulle mappe. Il comune di Mesagne, provincia di Brindisi, è più facile rintracciarlo nella storia olimpica che sulla garzantina: diede i natali, come si usa dire, a Vito dell’Aquila e Carlo Molfetta, medaglie d’oro nel taekwondo a Tokyo 2020 e Londra 2012. Nella formidabile palestra “New Martial” del maestro Roberto Baglivo lavorano i muscoli e le motivazioni, la tecnica e la tradizione molto più del caso. Se il talento può nascere ovunque, la costruzione del medesimo è sempre un progetto, un lavoro di gruppo.

Lo squilibrio degli impianti sportivi

Ci pensino, gli ultrà dell’autonomia differenziata. Nello squilibrio di risorse già così accentuato, con il 52 per cento degli impianti sportivi presenti al nord e solo il 26 per cento al sud (ma peggio ancora sta il centro Italia: 22 per cento), una svolta ancora più autonomista in senso economico/finanziario potrebbe essere la mazzata definitiva. Più o meno come nella sanità, se nasci in certe zone del paese è più facile o più difficile farsi una Tac in tempi accettabili, o avere a disposizione una struttura chirurgica di eccellenza.

Le arti marziali in Piemonte

La palestra di arti marziali “Akiyama” di Settimo Torinese è uno dei cuori pulsanti del judo italiano, lì è cresciuto Fabio Basile, oro a Rio 2016, da lì arrivano gli azzurri Veronica Toniolo, Manuel Lombardo e Andrea Carlino. Settimo è stata per decenni un dormitorio Fiat, anche se Primo Levi dirigeva una fabbrica di vernici, poi vennero il teatro con Paolini, Vacis, Tarasco, Baricco e Laura Curino, una biblioteca all’avanguardia, progetti di recupero urbano sul territorio e, insieme, lo sport di base e di vertice, che non è quasi mai un fiore casuale.

Il lavoro di Maddaloni a Scampia

Il destino può far nascere Thoeni a Trafoi (Bolzano) o Mennea a Barletta, può rendere immortale il cocuzzolo di Castellanìa (Alessandria) perché diede alla luce Fausto Coppi, oppure la leggendaria Sequals (Pordenone) per via di Primo Carnera. Ma il lavoro quotidiano di Gianni Maddaloni, “O maè”, a Scampia, sull’onda d’oro di suo figlio Pino, vincitore nel judo a Sydney 2000, è una rete virtuosa che fa relazione, e tenta di rovesciare troppi luoghi comuni da Gomorra in giù.

Iesi università della scherma

La graziosa Iesi, dove Roberto Mancini può anche essere nato per caso, non è casuale nella schema: c’era Giovanna Trillini che vinceva tutto e c’era una bimba, Valentina Vezzali, che sognava di diventare come lei. Ne è sorta una scuola di eccellenza mondiale. Perché dietro la classe, anzi prima, troviamo i maestri, i genitori, i nonni, le famiglie, gli allenatori, i custodi delle palestre, talvolta i sindaci e gli assessori, perché non è giusto demonizzare la migliore politica italiana, che è quella amministrativa, cioè la macchina sul territorio, non quella in Parlamento.

Quel remoto angolo di Molise

Si sorrideva di Alberto Tomba lo sciatore cittadino, come no, le montagne a Bologna, ignorando che i bolognesi sciano eccome sull’Appennino. Anche la tradizione fa la forza dello sport. Ma può accadere che nascano memorabili imprese dove non c’è quasi nulla: lo raccontava la judoka che vinse un bronzo a Tokyo, Maria Centracchio, prima donna molisana a salire su un podio olimpico (però il Molise, insieme alla Valle d’Aosta, non è a Parigi 2024). Maria raccontava di lei bambina sull’auto dei parenti, in cerca di una palestra remotissima oltre le colline e le montagne, diamante da cercare nelle profondità di una terra impervia, senza un’autostrada a parte il lembo adriatico verso Termoli. Maria Centracchio da Rocchetta a Volturno, provincia di Isernia, che con la medaglia al collo sorrideva, dicendo: <Il Molise esiste e mena forte!>

Roncadelle e le sue sorelle

Ecco perché Roncadelle ha molte sorelle, e forse qualcuno adesso la studierà sull’atlante. Come l’antica Cernusco sul Naviglio, “il paese dei liberi” (Gaetano Scirea, Roberto Tricella, Roberto Galbiati) anche se alla fine, in Italia, tutti giocano o giocavano a pallone. Da bambini scoprivamo le città invisibili sull’album Panini, poi ci siamo imbattuti in Castel d’Ario (Tazio Nuvolari), Costermano sul Garda (Adolfo Consolini), Rivoli Veronese (Sara Simeoni), San Lazzaro di Savena (Tomba), Mirano (Federica Pellegrini), e nel frattempo abbiamo imparato che Conegliano non è importante solo per il prosecco, ma anche per Del Piero. Ma alcuni luoghi olimpici hanno un valore più ampio, sono partenza e traguardo di un’altra corsa.

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