«I Giochi di Parigi rappresentano una sodomia, sono la distruzione dei valori tradizionali in tutto il mondo e Thomas Bach ne è responsabile». La frase è di Umar Kremlev, padre padrone dell’Iba, l’ente della boxe mondiale in conflitto totale con il Cio. Kremlev parla e fa parlare anche il denaro, forte dell’appoggio della Gazprom, il colosso dei gas naturali che sostiene la guerra contro l’Ucraina. Putiniano di ferro, da tempo tenta di monopolizzare la boxe olimpica. Il Cio non è stato al gioco, gli ha tolto il giocattolo a Tokyo e Parigi e per Los Angeles 2028 punta sulla World Boxing, una nuova organizzazione alla quale, qualche giorno fa, anche la federazione italiana ha aderito. Ma l’Iba non molla: nell’ultimo mondiale maschile ha premiato il vincitore con 200.000 dollari (100.000 per le donne), prossimamente conta di alzare la posta.
La storia complessa dell’Iba
Kremlev prosegue una tradizione “particolare” dell’ente. Quando si chiamava Aiba il boss, Ching-Kuo Wu, aveva fatto un …
«I Giochi di Parigi rappresentano una sodomia, sono la distruzione dei valori tradizionali in tutto il mondo e Thomas Bach ne è responsabile». La frase è di Umar Kremlev, padre padrone dell’Iba, l’ente della boxe mondiale in conflitto totale con il Cio. Kremlev parla e fa parlare anche il denaro, forte dell’appoggio della Gazprom, il colosso dei gas naturali che sostiene la guerra contro l’Ucraina. Putiniano di ferro, da tempo tenta di monopolizzare la boxe olimpica. Il Cio non è stato al gioco, gli ha tolto il giocattolo a Tokyo e Parigi e per Los Angeles 2028 punta sulla World Boxing, una nuova organizzazione alla quale, qualche giorno fa, anche la federazione italiana ha aderito. Ma l’Iba non molla: nell’ultimo mondiale maschile ha premiato il vincitore con 200.000 dollari (100.000 per le donne), prossimamente conta di alzare la posta.
La storia complessa dell’Iba
Kremlev prosegue una tradizione “particolare” dell’ente. Quando si chiamava Aiba il boss, Ching-Kuo Wu, aveva fatto un sacco di debiti. Fu scelto come salvatore della patria l’uzbeko Gafur Rakhimov, che però era in una black list degli Usa come uno dei maggiori narcotrafficanti mondiali. Poi è stata la volta di Kremlev, eletto nel 2020 con una maggioranza che non arrivava al 60% forse perché alcune federazioni avevano creduto ad una lettera anonima che gli addebitava precedenti penali. Un rischio che Kremlev non ha corso in fase di rielezione, diventata acclamazione dopo che l’unico concorrente, Boris van Der Vorst, è stato dichiarato incompatibile alle norme dell’Iba. Kremlev ha accentrato a Mosca gli interessi dell’Iba, che prima erano a Losanna, ha autorizzato la partecipazione di russi e bielorussi ai Mondiali con tanto di inno e bandiera. La sua è un’opera di legittimazione politica della Russia attraverso la boxe. Magari creando un blocco con potenze come Cina e India.
La boxe e il Cremlino
Non per caso ai Mondiali femminili di Nuova Delhi l’ex ministro dello Sport Oleg Matysin fu ricevuto come una star. Politica e sport, nulla di nuovo. Basti pensare che uno degli storici addetti alla sicurezza di Putin, Alexei Rubezhnoi, ha un ruolo di primo piano nella federazione pugilistica russa. In tutto ciò Kremlev continua a rilanciare e sbarca anche nel professionismo. Coi quattrini di Gazprom (sembra una cinquantina di milioni) si può.
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