Parigi - Italians do it better. Meglio l’Italia, meglio Alice e Manila di Simone, della regina Biles. Sorry, Simone, stavolta devi scendere dal podio. E soprattutto dalla trave. Italy first e anche third. Credeteci, oro e bronzo. Uniche medaglie europee al femminile a dimostrazione che nel Vecchio continente c’è una scuola che lavora per creare futuro. Un volo individuale, ma anche di squadra. Non solo grazia, leggerezza e quell’immaginario delle bambine che volano e fanno sentire tutti più leggeri. Ma forza, coraggio, saper ballare su un filo, saper portare a termine una coreografia quando sotto non hai il velluto. È la prova generale che c’è una piccola Nasa anche in Italia, capace di mandare in orbita corpi senza perderli in volo. E una scuola tecnica, un gruppo che conosce la giusta traiettoria per scalare il cielo.
Sessanta anni dopo Tokyo ’64 e Franco Menichelli la ginnastica azzurra torna a vincere tantissimo, si segnala come fabbrica di campionesse. È una rivoluzione stor…
Parigi - Italians do it better. Meglio l’Italia, meglio Alice e Manila di Simone, della regina Biles. Sorry, Simone, stavolta devi scendere dal podio. E soprattutto dalla trave. Italy first e anche third. Credeteci, oro e bronzo. Uniche medaglie europee al femminile a dimostrazione che nel Vecchio continente c’è una scuola che lavora per creare futuro. Un volo individuale, ma anche di squadra. Non solo grazia, leggerezza e quell’immaginario delle bambine che volano e fanno sentire tutti più leggeri. Ma forza, coraggio, saper ballare su un filo, saper portare a termine una coreografia quando sotto non hai il velluto. È la prova generale che c’è una piccola Nasa anche in Italia, capace di mandare in orbita corpi senza perderli in volo. E una scuola tecnica, un gruppo che conosce la giusta traiettoria per scalare il cielo.
Sessanta anni dopo Tokyo ’64 e Franco Menichelli la ginnastica azzurra torna a vincere tantissimo, si segnala come fabbrica di campionesse. È una rivoluzione storica. Non c’è un infinito su cui camminare e fare evoluzioni, ma 10 centimetri di larghezza e cinque metri di lunghezza. La trave vuole grande equilibrio ed enorme coraggio perché ogni caduta può provocare traumi.
È l’attrezzo più difficile e pericoloso. Provateci voi a stare in equilibrio, a fare salti, a volarci sopra, facendo finta che la gravità non esista. Le ragazze della ginnastica artistica italiano lo fanno. Non sono dolcemente complicate, ma semplicemente straordinarie: Alice D’Amato, 21 anni, di Genova e Manila Esposito, 17 anni, la più piccolina di tutte, di Torre Annunziata. Stesso lato del mare, stessa voglia di farcela, stessa dedizione. Appena 10 giorni di vacanze l’anno, quattro giorni a settimana di doppie sedute, mattina e pomeriggio, perché l’eccellenza richiede schiavitù.
Arrivano anche i complimenti della campionessa statunitense, solo quinta nella prova. E nessuna delle azzurre che se la tiri. Manila: «Beh, l’ho battuta solo perché lei ha sbagliato l’esercizio. Ma anche ginnaste così forti possono cadere. Lei è stata molto carina, per noi lei è un idolo, è tanta ispirazione per tante ragazze. Ricevere i complimenti da lei è tanta roba». D’accordo con la compagna azzurra la campionessa olimpica: «Simone ha sbagliato, come le altre, e noi abbiamo cercato di cogliere l’occasione. È sempre difficile riuscire ad arrivare a una finale, la pressione è tanta e io non avevo nulla da perdere, solo da guadagnare». Suo papà era vigile del fuoco ed è morto due anni fa. «Lui oggi sarebbe molto contento».
L’Accademia internazionale di ginnastica artistica femminile di Brescia è una struttura federale e il suo direttore tecnico è Enrico Casella, anche allenatore di Vanessa Ferrari. La creatrice di tutti gli esercizi al corpo libero eseguiti a Parigi dalle ginnaste azzurre è Rodica Demetrescu. In un anno e mezzo in cui si è parlato male della ginnastica (ritmica, principalmente), dei torti che fa ai corpi e alle menti delle adolescenti , questo raggio d’oro e di bronzo illuminano un altro futuro.
Un futuro che l’Italia non aveva mai avuto prima. Quelle di Chechi agli anelli ad Atlanta ’96 e di Cassina alla sbarra ad Atene 2004 erano state vittorie da leggenda sì, ma isolate. Ora ci sono una scuola, un progetto, una vastità, tanto da far dire a Casella che la medaglia d’oro di Alice D’Amato vale sì, ma non quanto l’argento della gara a squadre. È il segno dei tempi e di questa nuova Italia che ha imparato a volare