Mattia Furlani, un salto nel futuro: bronzo olimpico nel lungo a 19 anni. “Date tempo ai giovani per i risultati”
di Emanuela AudisioPARIGI — Gioventù sfrontata, non bruciata. Una cavalletta. Un esordiente che si presenta all’università olimpica. E si porta via a 19 anni e mezzo un ottimo voto. Mattia Furlani è bronzo. A 14 centimetri dall’oro. Seconda medaglia dell’Italia nel salto in lungo, a 40 anni dal bronzo di Giovanni Evangelisti nell’84. Un talento, Mattia. L’incredibile leggerezza dell’essere. Entra a balzi. Con quel simpatico cespuglio che ha in testa. Poi corre, corre velocissimo, lascia solo un centimetro e mezzo sull’asse di battuta. Veleggia, tre passi e mezzo, un battito di ali, un metro di vento contro, ma che importa? 8,34 al primo salto. Allarga le mani come a dire, signori è arrivato l’aliseo che gonfierà le vostre vele. Et voilà Mattia da Rieti, per tutti quelli che dicono che a quell’età si fanno stupidate e non si è maturi. Avere diciannove anni, essere il più piccolo tra i dodici concorrenti, e volare. Non ha l’età? Ma sì che ce l’ha.
Furlani tra i giganti del salto in alto
Bisogna andare ind…
PARIGI — Gioventù sfrontata, non bruciata. Una cavalletta. Un esordiente che si presenta all’università olimpica. E si porta via a 19 anni e mezzo un ottimo voto. Mattia Furlani è bronzo. A 14 centimetri dall’oro. Seconda medaglia dell’Italia nel salto in lungo, a 40 anni dal bronzo di Giovanni Evangelisti nell’84. Un talento, Mattia. L’incredibile leggerezza dell’essere. Entra a balzi. Con quel simpatico cespuglio che ha in testa. Poi corre, corre velocissimo, lascia solo un centimetro e mezzo sull’asse di battuta. Veleggia, tre passi e mezzo, un battito di ali, un metro di vento contro, ma che importa? 8,34 al primo salto. Allarga le mani come a dire, signori è arrivato l’aliseo che gonfierà le vostre vele. Et voilà Mattia da Rieti, per tutti quelli che dicono che a quell’età si fanno stupidate e non si è maturi. Avere diciannove anni, essere il più piccolo tra i dodici concorrenti, e volare. Non ha l’età? Ma sì che ce l’ha.
Furlani tra i giganti del salto in alto
Bisogna andare indietro 104 anni per trovare un altro azzurro più giovane, nel 1920 Ugo Frigerio vinse l’oro nella marcia e nel 1912 Fernando Altimani fu bronzo anche lui nella marcia. Anche se questo non è skate, non è park, dove gareggiano le minorenni che fanno acrobazie nelle vasche. Questo è salto in lungo: Owens, Beamon, Lewis, Powell. Quattro divinità che sono quasi saltati fuori dalla buca e hanno lasciato un’orma nella storia. È l’americano Andy Williams il campione olimpico del lungo più giovane, aveva 19 anni e 17 giorni a Monaco di Baviera 1972 quando al primo salto arrivò a 8,24. E questa di Parigi è una pedana molto veloce, dove non bisogna rimbalzare, ma avanzare.
Tentoglou si conferma campione olimpico
Il greco Miltiadis Tentoglou, detto Míltos, campione di tutto, anche olimpico, è un dolce cagnaccio di 26 anni con una tecnica magnifica e un carattere immenso. Non molla la presa, risponde con 8,27, non è contento. Furlani ci riprova, pare il direttore d’orchestra che bacchetta il pubblico, forza un po’ più di entusiasmo. Non uno spaventato dal grande palcoscenico. Salta 8,25. Tentoglou respira e parte alla riscossa, ragazzino, ti sistemo, torna al nido. Piazza un 8,48 e lascia solo 8 millimetri sull’asse. Ritmica, velocità, precisione. Una bastonata per Mattia che a quel punto dovrebbe andare 10 centimetri oltre il suo record personale per tornare alla guida (a proposito: ha appena preso la patente). Anche il giamaicano Wayne Pinnock, 23 anni, scarica sulla sabbia un 8,36, è in seconda posizione. Mattia sente lo schiaffo, il suo terzo tentativo è nullo. Non sta lì a fare calcoli, ci prova nel quarto, ancora nullo. E che deve fare un ragazzo se non rischiare? Il suo immaginario viene dal mondo della Marvel, lui imita il nuovo Spider-Man, le ragnatele, quei voli senza rete, roba da fumetti. Solo che lui poi li fa sulla terra. Tentoglou è solido, è un Partenone che non sente il tempo, che ti sbatte in faccia i suoi secoli. Ma Mattia non ci sta: tu mi fai vedere la storia e io un altro orizzonte, 8,34 al quinto salto. È costante, si ripete. Tentoglou cala a 8,31, se lo può permettere. Anche perché i salti migliori tutti li hanno fatti entro la seconda serie.
La famiglia di Mattia Furlani
Ultimo tentativo: 8,27 per Furlani. Mattia non sa se ridere o scoppiare a piangere. Anzi stavolta lo sa. «Mi sono stufato di piangere, sennò sembra che sono un piagnone». Agli Europei di Roma ringraziò la mamma allenatrice. «Le devo tutto». Khaty Seck, madre di Mattia, è un’ex sprinter senegalese, il padre Marcello è un ex saltatore in alto, la sorella Erika anche lei salta, come Luca, l’altro fratello. E cosa deve dire il ragazzino che tifa Roma? «È stata una delle migliori gare della mia carriera dal punto di vista della tecnica. Sono contento che questo sia venuto fuori. Sul lato emotivo non ho parole. È la dimostrazione che per i risultati ci vuole tempo, bisogna darlo ai giovani. Sono sicuro che questo processo continuerà, bisogna dare fiducia a tutti i ragazzi della mia età, bisogna fare esperienza per raggiungere determinati risultati. Una medaglia olimpica l’avevo sempre sognata nella mia piccola carriera. Spero che sia solo la prima di una lunga serie. Ora me la godo, poi cercherò di andare sempre più lontano, grazie agli italiani che mi hanno dato un supporto incredibile, un bacio ed un abbraccio a tutti e ci rivediamo sul podio».
Dare fiducia ai giovani. Per andare lontano. Italia, ci senti?