Parigi – Occhi azzurri profondi, pantaloni della tuta larghi, camicia optical, capelli lunghi scompigliati. A casa Omega ha potuto finalmente incontrare il suo idolo Michael Phelps. Thomas Ceccon, 23 anni, oro olimpico nei 100 dorso, unico primatista italiano del nuoto, ripete sempre la stessa parola: «Sono stanco».
Ormai anche per Phelps lei è il nuotatore che dorme.
«Si vede che non tutti i mali vengono per nuocere. Però vorrei spiegare, perché ci hanno ricamato in troppi. La staffetta 4x100 misti era andata male, ero arrabbiato, volevo stare solo, sono fatto così, lo dico con il massimo rispetto, volevo isolarmi. Mi ero svegliato all’alba, alle sei, ero stanco, io di pomeriggio a casa faccio sempre una siesta. Cosi mi sono sdraiato accanto alla panchina, all’aria aperta. Volevo riflettere in santa pace, non era una mica una protesta».
Lei ha sempre avuto difficoltà a prendere sonno.
«Sì sempre, ho pensieri. Soffro ad addormentarmi, mi aiuto con delle sostanze naturali. Però la situaz…
Parigi – Occhi azzurri profondi, pantaloni della tuta larghi, camicia optical, capelli lunghi scompigliati. A casa Omega ha potuto finalmente incontrare il suo idolo Michael Phelps. Thomas Ceccon, 23 anni, oro olimpico nei 100 dorso, unico primatista italiano del nuoto, ripete sempre la stessa parola: «Sono stanco».
Ormai anche per Phelps lei è il nuotatore che dorme.
«Si vede che non tutti i mali vengono per nuocere. Però vorrei spiegare, perché ci hanno ricamato in troppi. La staffetta 4x100 misti era andata male, ero arrabbiato, volevo stare solo, sono fatto così, lo dico con il massimo rispetto, volevo isolarmi. Mi ero svegliato all’alba, alle sei, ero stanco, io di pomeriggio a casa faccio sempre una siesta. Cosi mi sono sdraiato accanto alla panchina, all’aria aperta. Volevo riflettere in santa pace, non era una mica una protesta».
Lei ha sempre avuto difficoltà a prendere sonno.
«Sì sempre, ho pensieri. Soffro ad addormentarmi, mi aiuto con delle sostanze naturali. Però la situazione al Villaggio non mi ha aiutato, non per tutti funziona nella stessa maniera. Phelps dice che lui ci è sempre stato volentieri? Non credo abbia mai vissuto nelle mie condizioni. Il romeno Popovici è andato in albergo? Ha fatto benissimo. Sono scappati anche altri. Se potevo chiederlo anch’io? Non mi è venuto in mente. Ma avrei creato un caso. Se lo chiede Ceccon poi devi dare via libera anche agli altri».
Dopo l’oro ha detto che non avrebbe festeggiato perché aveva altre gare.
«Si. Volevo restare concentrato, ma mi sono trovato scarico. È normale, dopo tanta adrenalina, ero svuotato. Ma soprattutto senza sonno. Avevo anche un po’ di raffreddore e mal di gola. Ho zero rimpianti, anche se qualcosa poteva andare meglio, mi spiace per la staffetta, ce la potevamo giocare».
E poi cosa è successo?
«Eravamo tutti svogliati, in genere prima ci confrontiamo, ci parliamo, ci incoraggiamo. Stavolta eravamo tutti assorti ognuno per i fatti suoi, non abbiamo fatto gruppo e nemmeno ci siano detti la nostra frase: andiamo a divertirci. È una staffetta maledetta, facciamo sempre gli stessi sbagli ogni anno, non impariamo mai»
Si è goduto un po’ il suo oro?
«No, nemmeno un po’. Sono andato a Casa Italia dopo i 200 dorso, ma sono rimasto poco, non mi sono stancato, forse dovevo fare come il francese Marchand che ha incontrato i genitori solo dopo l’ultimo oro. Mi avrebbe aiutato stare nella bolla, chissà. Gregorio Paltrinieri ha ragione a dire che la medaglia non ti riscalda e che dentro senti un grande freddo. Eppure quello che porta avanti noi atleti è il desiderio di raggiungere una meta. Sali sulla spinta e poi una volta su ti senti giù».
Andrà all’estero.
«Sì, in Australia. Ho deciso, mi trasferisco lì. Da solo. Per un periodo. Ma ancora non so dove. Prima vado in vacanza e magari trovo casa e vado a vivere da solo. Poi parlerò con Burlina, il mio allenatore che ha già detto che mi vuole preparare per i 200 misti. Così non mi annoio e poi mi piacciono. Però adesso sono veramente stanco».