LeBron James e Team Usa, la grande paura: la Serbia sfiora l’impresa, finisce 95-91. Dream Team in finale contro la Francia
dal nostro inviato Cosimo CitoPARIGI – La grande paura, o il grande sonno, sono durati 38 minuti. Per fortuna del Team Usa e di coach Kerr le partite di basket (quelle del mondo Fiba, sconosciuto sotto molti aspetti agli americani) di minuti ne durano 40. E così Curry e compagni sono riusciti a superare la Serbia davvero sul rettilineo finale (95-91) rischiando oltremodo il flop, vent’anni dopo l’incubo di Atene. Sarà invece Usa-Francia la finale del basket a Bercy, in un ambiente che si immagina. Sarà la sfida tra Wembanyama e LeBron James, ma per poco l’Europa non ha riavuto una finale tutta sua: non accade da Seoul ’88. Urss-Jugoslavia e la sconfitta contro i sovietici fu l’atto di nascita del Dream Team, del basket olimpico come lo conosciamo oggi. Da allora tutti ori tranne uno, quello argentino del 2004.I serbi hanno sfiorato l’impresa 11 giorni dopo aver perso di 26 nella prima partita del girone, a Lille. Bercy e la semifinale sono stati un’altra storia, e l’uomo in più alla fine per Kerr è stato Steph Cur…
PARIGI – La grande paura, o il grande sonno, sono durati 38 minuti. Per fortuna del Team Usa e di coach Kerr le partite di basket (quelle del mondo Fiba, sconosciuto sotto molti aspetti agli americani) di minuti ne durano 40. E così Curry e compagni sono riusciti a superare la Serbia davvero sul rettilineo finale (95-91) rischiando oltremodo il flop, vent’anni dopo l’incubo di Atene. Sarà invece Usa-Francia la finale del basket a Bercy, in un ambiente che si immagina. Sarà la sfida tra Wembanyama e LeBron James, ma per poco l’Europa non ha riavuto una finale tutta sua: non accade da Seoul ’88. Urss-Jugoslavia e la sconfitta contro i sovietici fu l’atto di nascita del Dream Team, del basket olimpico come lo conosciamo oggi. Da allora tutti ori tranne uno, quello argentino del 2004.I serbi hanno sfiorato l’impresa 11 giorni dopo aver perso di 26 nella prima partita del girone, a Lille. Bercy e la semifinale sono stati un’altra storia, e l’uomo in più alla fine per Kerr è stato Steph Curry (36 punti), oltre a un LeBron da tripla doppia (16 punti, 12 rimbalzi, 10 assist). Ma gigantesco, in tutti i sensi, è stato Joel Embiid, che ha chiuso con un balletto sulle note di Freed from Desire dopo essere stato bersagliato per tutta la partita dal pubblico di casa: la sua colpa è quella di aver scelto tra i suoi tre passaporti (Usa, Francia e Camerun) quello che lo vedrà da avversario dei Bleus, domani, in uno dei grandi eventi di questa Olimpiade.
La partita
Usa sotto di 11 all’intervallo, ma anche di 15 nel secondo quarto, asfissiati dalle lunghe braccia di Jokic, martellati dal perimetro da Bogdanovic, Dobric, Avramovic, incapaci di opporre alla furia serba contromosse, idee, se non le triple di Curry. La scossa l’ha data una tripla di Holiday per il -6 sul finire del terzo quarto, coincisa con il 3° fallo di Jokic. Ma un fulmine di Guduric, tripla più fallo, risbatteva gli americani a -15 (76-61). Quando le cose sembravano rotolare verso la finale tutta europea, due triple consecutive di Durant e Booker riavvicinavano a -5 gli Usa a 7 minuti dalla fine. Il primo pareggio lo firma LeBron James (84-84) solo a -3’39”, il primo sorpasso è di Curry a 2’ dal termine (87-86). Jokic combatte, gli americani segnano: 95-91, una sudata colossale.Due ore prima la Francia aveva superato la Germania 73-69, con ultimo minuto ad altissima intensità. Più che Wembanyama (normale, 11 punti, senza squilli) aveva brillato il virtussino Cordinier (16 punti), determinante per il successo. Sarà la stessa finale di Tokyo, gli Usa vinsero di 5, senza brillare. Ma si giocava in un acquario, Bercy invece sarà un inferno.
La Francia negli sport di squadra
È una Francia che lavora bene in team: oltre al basket (dove sono in semifinale anche con le donne, oggi contro il Belgio, Usa o Australia poi in finale), sono in finale anche nei tornei maschili di calcio, volley e hanno vinto l’oro nel rugby a 7, l’argento nel basket 3x3 e nel tiro con l’arco a squadre. La forza del pubblico amico, ma anche la tranquillità di aver preparato i tornei senza dover inseguire qualificazioni all’ultimo istante.