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Furlani e il suo magico mondo: “Ho fatto un salto alla De Rossi”

Mattia Furlani 
Il giorno dopo il bronzo, il lunghista azzurro parla di sè e dell’amore per la Roma
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Parigi - «Tante emozioni, è successo qualcosa di assurdooo». «Essere alle Olimpiadi a 19 anni non ha senso». «La Roma mi ha celebrato sui social? Ho fatto un salto alla De Rossi». Il ragazzo venuto dallo spazio è atterrato il giorno dopo nella sua città, nell’amata Roma, pur rimanendo a Parigi. Dove ha vinto un bronzo nel lungo a 19 anni («Il momento più bello della mia vita») celebrato da grandi dell’atletica come Miltiadis Tentoglou, il dio del lungo, e Gianmarco Tamberi. Ma Mattia Furlani Roma se la porta dentro, anche in pedana, allargando il campo ai Castelli Romani dov’è nato e cresciuto e a Rieti dove vive e si allena.

Un ragazzo di Roma, e della Roma, che mescola l’Olimpico e una visione globale del mondo che nei giorni scorsi ha spiegato così: «Qui è spettacolare l’unione tra tanti paesi, ogni volta che giro nel villaggio olimpico vedo un cinese, un giapponese, un colombiano, ma tutti abbiamo in comune una cosa: la bellezza dell’umanità sul nostro pianeta». Core de Roma,…

Parigi - «Tante emozioni, è successo qualcosa di assurdooo». «Essere alle Olimpiadi a 19 anni non ha senso». «La Roma mi ha celebrato sui social? Ho fatto un salto alla De Rossi». Il ragazzo venuto dallo spazio è atterrato il giorno dopo nella sua città, nell’amata Roma, pur rimanendo a Parigi. Dove ha vinto un bronzo nel lungo a 19 anni («Il momento più bello della mia vita») celebrato da grandi dell’atletica come Miltiadis Tentoglou, il dio del lungo, e Gianmarco Tamberi. Ma Mattia Furlani Roma se la porta dentro, anche in pedana, allargando il campo ai Castelli Romani dov’è nato e cresciuto e a Rieti dove vive e si allena.

Un ragazzo di Roma, e della Roma, che mescola l’Olimpico e una visione globale del mondo che nei giorni scorsi ha spiegato così: «Qui è spettacolare l’unione tra tanti paesi, ogni volta che giro nel villaggio olimpico vedo un cinese, un giapponese, un colombiano, ma tutti abbiamo in comune una cosa: la bellezza dell’umanità sul nostro pianeta». Core de Roma, ragazzo del pianeta Terra, la perfetta unione della nuova generazione che riesce a far convivere sentimenti e tecnologia, o scienza nel suo caso, perché una dei termini che gli piace di più è «crescita biologica»: «Sono consapevole di quanti margini ho ancora, di miglioramento e di crescita biologica».

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La scelta di andare a Rieti

Ma, appunto, Roma, meta del cuore anche se lui è nato a Marino, ha cominciato a fare atletica da piccolo a Frascati, davanti al centro internazionale della scherma di Errigo e Garozzo, correndo sull’anello su cui si affaccia Villa Grazioli, dove fu girata una scena de Il marchese del Grillo con Alberto Sordi. Poi la madre allenatrice ed ex velocista Khadidiatou Seck, figlia di un diplomatico senegalese, sposata con Marcello saltatore in alto come l’altra figlia Erika, non si trovò bene con i dirigenti locali ed emigrò a Rieti. In quel periodo si rivelarono le qualità prodigiose e universali del ragazzo: «Ho fatto tutto, alto, marcia, quel che ha costruito l’atleta che sono oggi. Anche se il lungo per me è la disciplina più naturale dell’atletica, Ho avuto la fortuna di essere costruito per volare».

La passione per la Roma

Quanto si rivelano le sue doti tanto cresce il legame con Roma, dove non vive, ma trova appartenenza: «La mia ragazza è romana della Laurentina, quando usciamo ci troviamo a Piazza del Popolo e da lì ci facciamo tutta via del Corso insieme. Poi sono romanista sfegatato, orfano di Mourinho» diceva dopo l’argento mondiale indoor a Glasgow, ma col tempo si è appassionato anche di De Rossi, che per un romanista resta sempre “Capitan Futuro”. E in quei giorni che si rivelò al mondo restò estasiato anche Tentoglou, il campione di tutto, che ha dovuto impegnarsi al massimo per batterlo a Roma e ora dice: «Non ho mai visto qualcosa del genere». E lui, con la sua spontaneità in cui anche Tamberi riconosce un fenomeno, ribatte che «lui è sempre stato il mio idolo, questa è la sua epoca ma ora vorrei creare la mia di epoca».

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