Rossella Fiamingo: “Sto con Khelif, segue le regole e non ha colpe”
dal nostro inviato Giuliano FoschiniPARIGI - Rossella Fiamingo è vestita di bianco, come fosse ancora in pedana. Cura ogni suo gesto, preciso ed elegante. Assomiglia al suo sport: sa sorprendere ma è una perfezionista. Per dire: è diplomata in pianoforte ma non vuole che la si ascolti suonare: «Lo odio, da sempre. Mi mette a disagio l’idea di sbagliare. Fiorello mi ha chiesto tante volte di suonare con lui. Ma no, non ce la faccio». Rossella Fiamingo è campionessa olimpica, spada a squadre. E quando le parole scendono su terreni potenzialmente pericolosi, che lei volentieri affronta, sbircia la sua medaglia d’oro, che tiene poggiata sul tavolo davanti a sé a casa Omega, il brand di orologi di cui è ambasciatrice, come fosse una coperta di Linus. «È la terza di fila, la prima d’oro. Ed è vero: rivincere è più difficile di vincere. Da grande, con la consapevolezza di quello che sei, ma anche di quello che può accadere, è più complesso. Io ho vinto da ragazza, quando ero più sprovveduta, forse anche fantasiosa. Ho vinto qu…
PARIGI - Rossella Fiamingo è vestita di bianco, come fosse ancora in pedana. Cura ogni suo gesto, preciso ed elegante. Assomiglia al suo sport: sa sorprendere ma è una perfezionista. Per dire: è diplomata in pianoforte ma non vuole che la si ascolti suonare: «Lo odio, da sempre. Mi mette a disagio l’idea di sbagliare. Fiorello mi ha chiesto tante volte di suonare con lui. Ma no, non ce la faccio». Rossella Fiamingo è campionessa olimpica, spada a squadre. E quando le parole scendono su terreni potenzialmente pericolosi, che lei volentieri affronta, sbircia la sua medaglia d’oro, che tiene poggiata sul tavolo davanti a sé a casa Omega, il brand di orologi di cui è ambasciatrice, come fosse una coperta di Linus. «È la terza di fila, la prima d’oro. Ed è vero: rivincere è più difficile di vincere. Da grande, con la consapevolezza di quello che sei, ma anche di quello che può accadere, è più complesso. Io ho vinto da ragazza, quando ero più sprovveduta, forse anche fantasiosa. Ho vinto quando non pensavo alle conseguenze: al contrario, ti illudi che l’esperienza ti possa portare a fare tutto a occhi chiusi. E invece no. L’esperienza ti porta a pensare di più. È più difficile».
Ha ascoltato il discorso di Benedetta Pilato?
«Benedetta è stata bravissima. Ha detto quello che avrei dovuto avere il coraggio di dire e fare anche io alla sua età. Avrei sofferto di meno e forse avrei vinto di più. Non c’è nessuna assoluzione in quelle parole. Io sono alla quarta olimpiade. Qui ci sono atleti che vengono per una medaglia, e altri soltanto per superare se stessi. Vincere non significa soltanto arrivare primo, secondo, terzo, ma prendersi una soddisfazione rispetto a un obiettivo che ti sei dato».
Anche lei prima di questa medaglia avrà perso molto.
«E ho sofferto, per questo ho invidiato Benedetta, che ha 14 anni meno di me ma evidentemente è già matura e consapevole. Noi per vincere una volta dobbiamo gestire la frustrazione di cento sconfitte. Bisogna imparare a perdere. È importante che lo capiscano gli atleti. E anche le persone attorno».
È più facile dirlo oggi che lei è un’atleta pop?
«Essere popolare è anche una responsabilità: la scherma è arrivata al grande pubblico grazie alle grandi vittorie, e chiaramente penso alle Olimpiadi. C’è stato Montano, l’era delle fiorettiste alla Vezzali. Ora ci siamo noi. Quando vinci, è un frullatore. Quando perdi è difficilissimo, i social sono impietosi. All’inizio questa cosa mi faceva soffrire. Ora ho imparato. So che il futuro della scherma passa anche per le nostre gare e che chi mi vuole bene, chi mi stima, è accanto a me anche quando perdo. Va bene così».
Casa sua è una delle più medagliate al mondo. Le secca quando i riflettori si accendono su di lei e il suo fidanzato, Gregorio Paltrinieri?
«La gestiamo bene. Anche perché Greg è super riservato. E questo mi aiuta tanto. Cerchiamo di essere normali, riuscendoci».
È preoccupata per questa storia della Senna?
«Speriamo che mi torni indietro non trasformato in supereroe, come in Jeeg Robot, dopo il tuffo nel Tevere… Scherzo: se dicono che si può gareggiare evidentemente è così».
A proposito di regole: ha seguito la storia della pugile Imane Khelif? Si è fatta un’idea?
«Tutti gli atleti conoscono i controlli a cui siamo sottoposti prima di una qualsiasi gara. Ancora di più alle Olimpiadi. Imane è una donna e se è stata autorizzata, evidentemente, può gareggiare. A non essere giusto è il trattamento che ha subito: l’hanno chiamata trans, accusata di barare quando lei non ha fatto niente di male. Ha soltanto gareggiato e vinto, rispettando le regole. Spero che questi Giochi finiscano bene, per Imane».
A proposito: è la sua ultima Olimpiade?
«No. Voglio esserci a Los Angeles».
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