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Tamberi al minimo, ma in finale ci va: “Non rovinerò tutto”

(afp)
Qualificato con 2,24, Gimbo bacia la moglie, saluta la madre, soccorre Barshim e si prenota per sabato. “L’ultima meta vale più di ogni altra”
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PARIGI – Mission: Possible. Il sogno non è interrotto. Gimbo Tamberi, 32 anni, è in finale e sabato proverà a risistemarsi sulla testa quella corona che tutti hanno perso alla seconda volta. E che nessuno degli altri tre azzurri, campioni a Tokyo (Jacobs, Stano, Palmisano) è stato capace di confermare. Le poche energie sono bastate per qualificarsi con 2,24, misura con cui Fosbury vinse i Giochi a Città del Messico 56 anni fa. Gimbo ha ancora due giorni per recuperare, si può sperare. Lo sa anche lui. «Ho provato a rimbalzare un po’ di più nello stacco ma la gamba non teneva. L’avevo detto che sarebbe stata la gara più dura della mia vita, perché tre giorni fa ero in ospedale. Nelle ultime 48 ore sono molto migliorato, la febbre è passata, avevo 38,5, sto decisamente meglio. Il salto è ancora condizionato ma sabato non sarà così, ho lavorato troppo in questi anni, ho messo tutto davanti alla mia vita per realizzare quest’ultima meta, che merito e che vale più di qualunque altra cosa. …

PARIGI – Mission: Possible. Il sogno non è interrotto. Gimbo Tamberi, 32 anni, è in finale e sabato proverà a risistemarsi sulla testa quella corona che tutti hanno perso alla seconda volta. E che nessuno degli altri tre azzurri, campioni a Tokyo (Jacobs, Stano, Palmisano) è stato capace di confermare. Le poche energie sono bastate per qualificarsi con 2,24, misura con cui Fosbury vinse i Giochi a Città del Messico 56 anni fa. Gimbo ha ancora due giorni per recuperare, si può sperare. Lo sa anche lui. «Ho provato a rimbalzare un po’ di più nello stacco ma la gamba non teneva. L’avevo detto che sarebbe stata la gara più dura della mia vita, perché tre giorni fa ero in ospedale. Nelle ultime 48 ore sono molto migliorato, la febbre è passata, avevo 38,5, sto decisamente meglio. Il salto è ancora condizionato ma sabato non sarà così, ho lavorato troppo in questi anni, ho messo tutto davanti alla mia vita per realizzare quest’ultima meta, che merito e che vale più di qualunque altra cosa. Sto bevendo tantissima acqua, prendo gli antinfiammatori, ma non gli antibiotici nonostante qualche dottore me li volesse prescrivere, non ho voluto trattenermi una notte in osservazione, ho firmato per uscire. Faccio le magie quando sono con le spalle al muro? Adesso è giunto il momento di mostrarlo, a dirlo sono stato bravo tante volte».

Con Barshim non ripeteremo Tokyo

E basta con la condivisione, stavolta si viaggia da soli. «Con Barshim non ripeteremo Tokyo. Ce lo siamo già detti, la Gioconda è stata fatta una volta, non lo rifaremo, ci divertiremo a vedere chi dipinge meglio un altro quadro. Quel momento rimarrà indelebile nella nostra pelle come il momento più bello della nostra vita, semmai dovesse ricapitare, ma è davvero molto difficile, non lo rifaremo perché non vogliamo rovinare quello che è stato».

Il solito flirt con il dramma

Atto primo: Gimbo Tamberi è in tuta, felpa sulla testa, si aggira nervoso. A vederlo da dietro pare un fachiro in cerca di una nuova pena. Il primo salto lo fa con i pantaloni della tuta. 2,20. Però prima fermi tutti: pubblico, dai, datti da fare, applaudimi. Non ha più la febbre, ma è prosciugato, se ne sta per conto suo. Lui flirta con la tragedia, ma anche quest’ultima che ha un debole per lui. Si ruppe il tendine d’Achille appena dopo aver fatto il record italiano, un mese prima di Rio 2016. E ora i calcoli renali a una settimana da Parigi.

(afp)

E Gimbo fa anche l’infermiere

Atto secondo: sul 2,24 l’asticella balla un po’, ma il primo salto è buono. Dà un incoraggiamento a Stefano Sottile, debuttante, anche lui andrà in finale. È uscito il sole, Tamberi si mette in pantaloncini, magrissimo: era 76 chili a Tokyo, 75,2 agli Europei di Roma, due mesi fa, quando disse di dover perdere altri due kg. La misura la passano in 14, si potrebbe chiudere lì, c’è un breve consulto dei giudici, la gente (tanta) allo stadio va accontentata, si continua a 2,27. Atto terzo: Gimbo non c’è, tre errori netti, uno non è nemmeno un salto. Lui lo sa. Mani sul viso, sdraiato sul materasso. Prima è andato ad aiutare Mutaz Barshim che nella rincorsa ha avuto un crampo. I due sono amici e condividono il titolo. Gimbo fa l’infermiere. Poi però Barshim è tra i cinque che superano 2,27.

Appuntamento a sabato

Atto quarto: fa selfie, bacia la moglie Chiara, saluta la madre, dopo cinque salti esce comunque da protagonista. «Mi dispiace non essere riuscito a incontrare la squadra, per la prima volta da quando sono capitano, e a fare il discorso motivazionale, ma la gara di Mattia Furlani non me le sono persa, è un fenomeno, ha una testa da campione, una dedizione unica, a 19 anni ce ne sono pochi». Ci si rivede sabato. Per l’ultimo atto.

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