Franco Falcinelli e le pressioni su Carini: “Angela non doveva salire su quel ring contro Khelif, per noi è un uomo”
dal nostro inviato Giuliano FoschiniPARIGI — Per avere un’idea più chiara della storia di Angela Carini e Imane Khelif, delle pressioni sull’atleta azzurra per non combattere, di quello che è successo sul ring e fuori dal ring, soprattutto, è utile una chiacchierata con Franco Falcinelli. In Italia il suo nome è un sinonimo di boxe. «Ho avuto l’onore di consegnare allo sport italiano 14 medaglie olimpiche, prima come commissario tecnico poi come presidente della Federazione pugilato» racconta lui. Falcinelli, che è stato n.1 della Federboxe dal 2001 al 2012 e poi per dieci anni fino al 2022 alla guida dell’European Boxing Confederation di cui oggi è presidente onorario, è «un amico» di Umar Kremlev, il presidente russo pregiudicato dell’Iba, la federazione internazionale di boxe, che ha fatto scoppiare il caso Khelif. Ed è uno di quelli del «mondo della boxe», per usare le parole di Angela, quel mondo che non voleva assolutamente che la nostra pugile salisse sul ring. «Ha agito di istinto e ha sbagliato. Io l’ho detto c…
PARIGI — Per avere un’idea più chiara della storia di Angela Carini e Imane Khelif, delle pressioni sull’atleta azzurra per non combattere, di quello che è successo sul ring e fuori dal ring, soprattutto, è utile una chiacchierata con Franco Falcinelli. In Italia il suo nome è un sinonimo di boxe. «Ho avuto l’onore di consegnare allo sport italiano 14 medaglie olimpiche, prima come commissario tecnico poi come presidente della Federazione pugilato» racconta lui. Falcinelli, che è stato n.1 della Federboxe dal 2001 al 2012 e poi per dieci anni fino al 2022 alla guida dell’European Boxing Confederation di cui oggi è presidente onorario, è «un amico» di Umar Kremlev, il presidente russo pregiudicato dell’Iba, la federazione internazionale di boxe, che ha fatto scoppiare il caso Khelif. Ed è uno di quelli del «mondo della boxe», per usare le parole di Angela, quel mondo che non voleva assolutamente che la nostra pugile salisse sul ring. «Ha agito di istinto e ha sbagliato. Io l’ho detto cosa bisognava fare, “Walk over”: Carini non doveva nemmeno salire per combattere per manifesta inferiorità. E non perché fosse più debole ma perché le condizioni di quell’incontro erano inique: l’avversario aveva una prevalenza di mascolinità».
L’avversaria, presidente Falcinelli. L’avversaria era una donna: Imane Khelif.
«Va bene. Una donna che però, come mi sembra abbiano dimostrato chiaramente le analisi effettuate dall’Iba, aveva cromosomi maschili e una condizione che non aveva nulla a che fare con lo sport femminile».
Perdoni, presidente: il Cio dice il contrario. E il Cio ha i documenti di identità in mano. E le analisi effettuate da una commissione, come ha riconosciuto anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, “terza e imparziale”. Khelif poteva regolarmente partecipare, tanto che oggi gareggerà per l’oro.
«Il Cio si è basato sui documenti di identità. Ma credo che in una situazione del genere non basti. E comunque mi sembra che l’Iba abbia prodotto gli esiti delle analisi che parlano molto chiaramente. Parliamo di analisi effettuate da un personale altamente qualificato che si è espresso non certo per alzare un polverone ma per tutelare la salute dell’atleta».
In che senso?
«Quelle analisi non sono contro qualcuno. Ma servono a evitare un confronto tra un uomo e una donna che sarebbe stato molto pericoloso per la nostra pugile».
Presidente, per favore: Khelif non è un uomo.
«Le analisi dell’Iba dicono che ha una prevalenza di mascolinità».
Insistiamo: il Cio dice che è tutto in regola. E sulla credibilità dell’Iba c’è qualche perplessità, visti anche i toni che sono stati utilizzati in questi dieci giorni.
«Purtroppo è stato buttato tutto in chiave politica. E l’errore è stato del Cio».
Del Cio?
«Certo. Io credo che dietro la decisione di escludere l’Iba dalle federazioni, e addirittura la Russia da queste Olimpiadi, ci sia una valutazione errata che nulla ha a che fare con lo sport. Una valutazione degli Stati Uniti e dei paesi occidentali tutta politica per colpire Putin. Per lo stesso motivo il Cio ha espulso l’Iba».
In realtà, ben prima del conflitto ucraino, l’ha espulsa per un buco finanziario certificato da diverse società di revisione.
«Ma l’attuale presidente Umar Kremlev si era offerto di ripianare tutto con fondi propri. Non capisco perché non glielo abbiano consentito».
È scritto nella relazione del Cio che Repubblica ha pubblicato: non era nota la provenienza di quei fondi e il curriculum giudiziario di Kremlev che, per cancellare i tuoi trascorsi giudiziari, ha addirittura cambiato cognome, non rassicurava.
«Ma perché, noi sappiamo l’origine di tutti i fondi che arrivano al Cio?».
Sì.
«Non è vero. E comunque scusate ma in questo tiro contro il mio amico Kremlev non ci sto».
Il suo amico?
«Sì sono amico di Umar Kremlev, perché presidente di una delle più grandi e prestigiose Federazioni di Pugilato del mondo: la Russia. Ho sostenuto la sua elezione alla guida dell’Iba perché negli ultimi 50 anni nessuno dei suoi predecessori è riuscito ad assicurare alla Federazione Internazionale di Pugilato uno stato di indipendenza e di benessere economico come quelli ottenuti durante la gestione Kremlev. E non mi interessa da chi arrivano questi soldi. Io so il bene che ha fatto per l’Italia».
Che ha fatto Kremlev per il nostro Paese?
«La presidenza Kremlev ha elargito benefici ai nostri atleti migliori. Ha aiutato le Federazioni dei Paesi in via di sviluppo, realizzando la formazione dei tecnici e soprattutto degli arbitri, giudici».
Ecco, proprio la corruzione degli arbitri è uno dei motivi per cui il Cio ha escluso l’Iba.
«Falsità. L’Iba ha promesso nuovi format organizzativi, ha avviato uno straordinario rilancio del pugilato olimpico e di conseguenza professionistico. Per questo, per la grande maggioranza del movimento pugilistico mondiale, Umar Kremlev è considerato un benefattore».
Un benefattore?
«Sì assolutamente sì. E un dirigente capace ed affidabile».
Ma ha sentito come ha definito questi giochi olimpici? Le Olimpiadi della sodomia. Ma come si fa a difendere uno così?
«Umar ha questo difetto. Ogni tanto il linguaggio fuoriesce, sono d’accordo che qualche parola in più l’ha spesa. Ma dal Cio lo hanno trattato in una maniera…».